La crisi tra Israele e Hamas si addensa di nuove tensioni diplomatiche e militari, mentre sul terreno la situazione resta incandescente. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, sarebbero in corso trattative tra i mediatori internazionali, Hamas e Israele per garantire un “passaggio sicuro” ai miliziani del movimento islamista ancora nascosti nei tunnel al di là della Linea Gialla, l’area che separa la Striscia di Gaza dal territorio controllato dalle Forze di Difesa israeliane (Idf).
Le stesse fonti di Hamas, citate dall’emittente, avrebbero inoltre comunicato di aver individuato sul lato israeliano della Linea Gialla i corpi di tre ostaggi deceduti. Un ritrovamento che, secondo fonti israeliane riportate dal portale Ynet, sarebbe stato reso pubblico per esercitare una pressione politica e militare su Tel Aviv, collegando implicitamente la restituzione dei resti all’accettazione di un corridoio di sicurezza per circa duecento combattenti intrappolati nella zona di Rafah.
Dal lato israeliano la risposta è stata immediata e netta: nessun via libera. I funzionari di Gerusalemme, scrive Ynet, sospettano che Hamas stia tentando di utilizzare la consegna dei corpi come leva per evacuare i propri uomini da un’area ormai sotto pieno controllo dell’esercito israeliano. Secondo la stessa testata, l’intelligence teme che si tratti di un’operazione coordinata, volta a salvare alcuni dei comandanti ancora attivi nei tunnel sotterranei che si estendono lungo il confine meridionale della Striscia.
Hamas, da parte sua, avrebbe comunicato l’intenzione di restituire i corpi dei tre ostaggi a Israele in serata, intorno alle 20 ora locale, le 19 in Italia. L’annuncio, tuttavia, non ha contribuito ad allentare la tensione, anzi: la percezione a Tel Aviv è che si tratti di una mossa tattica, parte di un più ampio schema di negoziazione indiretta che coinvolge i mediatori egiziani e qatarioti.
Intanto il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito la linea dura. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha dichiarato con fermezza che Israele “non chiede il permesso agli Stati Uniti per compiere azioni militari nella Striscia di Gaza”. Parole che confermano l’intenzione di mantenere piena autonomia decisionale nelle operazioni contro Hamas, anche a costo di alimentare frizioni con Washington.
La zona di Rafah rimane uno dei punti più delicati del conflitto: è lì che si concentrano gli ultimi gruppi armati di Hamas e dove l’esercito israeliano continua a condurre operazioni mirate nei tunnel sotterranei, ritenuti la spina dorsale della rete logistica e strategica del movimento. La richiesta di un passaggio sicuro per i miliziani, secondo gli analisti israeliani, rappresenterebbe dunque una mossa disperata per salvare ciò che resta della catena di comando del gruppo.
Le prossime ore potrebbero rivelarsi cruciali. Se davvero avverrà la restituzione dei corpi degli ostaggi, come annunciato da Hamas, la vicenda potrebbe riaprire un canale di comunicazione indiretto tra le parti. Ma per ora, il fronte appare più rigido che mai: Israele non intende rallentare la sua offensiva, mentre Hamas cerca di guadagnare tempo e margine di manovra in un conflitto che, dopo mesi di combattimenti e mediazioni fallite, sembra ancora lontano da una via d’uscita.
