9 Ottobre 2026, venerdì
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Crisi dei chip, allarme per l’auto europea: rischio stop alla produzione per il blocco delle forniture cinesi

L’Acea avverte: le scorte di microchip e terre rare stanno per esaurirsi, e diversi costruttori prevedono lo stop delle linee di assemblaggio. Bruxelles in pressing su Pechino: il commissario Sefcovic in contatto con le autorità cinesi. La crisi arriva mentre il mercato europeo mostra i primi segnali di ripresa.

Il cuore tecnologico dell’automobile europea rischia di fermarsi per mancanza di microchip. L’Associazione dei costruttori europei (Acea) lancia un allarme che suona come un conto alla rovescia: le scorte di componenti elettronici fondamentali per i sistemi digitali delle vetture si stanno esaurendo, e senza un intervento rapido le catene di montaggio di diversi stabilimenti potrebbero arrestarsi nei prossimi giorni.

“Il settore sta attualmente attingendo alle riserve, ma le forniture stanno rapidamente diminuendo”, afferma l’Acea in una nota ufficiale. “Da un sondaggio condotto questa settimana tra i nostri membri, alcuni prevedono già un imminente arresto delle linee di assemblaggio”. Alla base della crisi c’è il blocco delle forniture di microchip e terre rare dalla Cina, una dipendenza strutturale che espone l’intera industria automobilistica europea a un nuovo shock produttivo.

Un nodo geopolitico oltre che industriale

Il problema non è solo logistico, ma politico. La disputa commerciale e tecnologica tra Unione Europea e Cina, che da mesi coinvolge vari settori strategici – dalle batterie ai pannelli solari, fino ai semiconduttori – si riflette ora in una delle filiere più cruciali per l’economia del continente.

Il commissario europeo Maroš Sefcovic, che ha in carico le questioni industriali e della sovranità economica, è in contatto costante con Pechino “per trovare una soluzione su questo tema delicatissimo per l’industria europea”, ha fatto sapere un portavoce della Commissione. L’obiettivo è sbloccare le forniture di terre rare e componenti elettronici, indispensabili per i processi produttivi dei costruttori.

Ma la tensione politica tra Bruxelles e Pechino resta alta. La disputa riguarda da un lato le restrizioni imposte dall’Ue su alcuni prodotti tecnologici cinesi, e dall’altro le misure di ritorsione commerciali con cui Pechino ha limitato l’export di materiali strategici, tra cui le terre rare utilizzate nella produzione di chip e dispositivi elettronici.

L’industria europea in affanno

L’industria automobilistica, che rappresenta uno dei pilastri dell’economia europea, teme ora di trovarsi di fronte a una nuova paralisi come quella sperimentata nel biennio 2020-2022 durante la crisi globale dei semiconduttori. Allora, le interruzioni nelle forniture provocarono ritardi nelle consegne, chiusure temporanee di impianti e perdite miliardarie.

Oggi lo scenario potrebbe ripetersi, ma in un contesto ancora più delicato: quello della transizione energetica e digitale dell’automotive. I chip sono ormai l’anima tecnologica delle vetture di nuova generazione, indispensabili per la gestione elettronica dei motori, dei sistemi di sicurezza, della connettività e dei dispositivi di guida assistita.

Un’interruzione prolungata della produzione avrebbe ripercussioni pesanti su tutta la filiera, dai grandi gruppi ai fornitori di componentistica, fino all’indotto logistico e commerciale. E rischierebbe di rallentare anche gli obiettivi europei di decarbonizzazione e innovazione industriale.

Il paradosso di un mercato in ripresa

L’emergenza arriva proprio mentre il mercato dell’auto europea mostrava segnali di risveglio dopo mesi di stagnazione. Secondo i dati diffusi dalla stessa Acea, a settembre in Europa occidentale – che comprende Unione Europea, Paesi Efta e Regno Unito – sono state immatricolate 1.236.876 vetture, con un incremento del 10,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2024.

Nei primi nove mesi del 2025 le immatricolazioni complessive hanno raggiunto quota 9.928.527, pari a un aumento dell’1,5 per cento rispetto all’anno precedente. Un miglioramento timido ma significativo, che rischia ora di essere vanificato da una crisi di approvvigionamento che potrebbe bloccare la produzione proprio nel momento in cui la domanda torna a crescere.

Una dipendenza da superare

La situazione mette nuovamente in evidenza la vulnerabilità dell’industria europea rispetto alle forniture asiatiche di materiali e componenti ad alta tecnologia. Nonostante gli sforzi dell’Unione per rafforzare la produzione interna di semiconduttori – con il varo del “Chips Act” e investimenti miliardari in nuovi impianti – l’autonomia tecnologica resta lontana.

La Cina, che controlla gran parte della raffinazione mondiale di terre rare e della produzione di microchip avanzati, mantiene un vantaggio competitivo che rende l’Europa fortemente esposta a tensioni geopolitiche e a interruzioni della catena di approvvigionamento.

Le prospettive

Nelle prossime settimane il confronto diplomatico tra Bruxelles e Pechino sarà decisivo. L’Unione spinge per un’intesa che consenta di ripristinare la fornitura di materiali critici, mentre i costruttori europei chiedono chiarezza e rapidità per evitare lo stop delle linee di montaggio.

La crisi dei chip rischia così di diventare non solo una sfida industriale, ma un banco di prova per la capacità dell’Europa di difendere la propria sovranità tecnologica e produttiva. E, nel frattempo, di salvaguardare un settore che occupa milioni di lavoratori e rappresenta uno dei motori storici della sua economia.

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