6 Ottobre 2026, martedì
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Garlasco, il caso che non si chiude

Il magistrato che archiviò la pista Sempio ora è sotto accusa: indagato per corruzione, invoca la sua innocenza. due inchieste, un sistema sotto osservazione

Brescia – “La mia vita è rovinata. Non ho mai preso un euro fuori dallo stipendio”. Parole nette, asciutte, pronunciate con la fermezza di chi sente che la propria credibilità è in discussione. Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, ha scelto di difendersi parlando in prima persona, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Brescia, dove si discute la richiesta di dissequestro dei suoi dispositivi informatici.

Al centro dell’udienza ci sono i sequestri scattati il 26 settembre scorso su ordine della Procura, nell’ambito dell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, il caso giudiziario che dal 2007 continua a generare strascichi giudiziari e tensioni investigative. Venditti, in pensione da tempo, è accusato di corruzione in atti giudiziari per aver archiviato nel 2017 il fascicolo su Andrea Sempio, amico di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia.

All’uscita dal palazzo di giustizia, il magistrato ha evitato i giornalisti, lasciando la sede del Tribunale da un ingresso secondario. Intanto, i giudici del Riesame si sono riservati la decisione: avranno dieci giorni di tempo per pronunciarsi.

Il punto centrale: l’archiviazione Sempio

La questione che oggi ha riportato Venditti in aula nasce da lontano. La Procura di Brescia sospetta che l’archiviazione del fascicolo su Sempio non sia stata frutto di una valutazione strettamente giuridica, ma che possa esserci stato un vantaggio personale. Secondo l’ipotesi accusatoria, quella chiusura dell’indagine potrebbe essere stata il risultato di una corruzione, nonostante non vi siano – almeno per ora – elementi concreti che colleghino Sempio o i suoi genitori a un atto corruttivo.

“La Procura sostiene una tesi pesante senza alcuna prova concreta”, ha dichiarato l’avvocato di Venditti, Guglielmo Aiello. “Non esiste un corruttore, non esiste un tempo né un luogo in cui si sarebbe consumato l’illecito. Andrea Sempio, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari non risultano nemmeno indagati. Serve maggiore senso di responsabilità prima di rovinare la vita delle persone”.

Una linea difensiva netta, quella dell’avvocato Aiello, che ha anche criticato l’eco mediatica delle perquisizioni e dei sequestri, definendola sproporzionata rispetto ai contenuti reali del fascicolo.

Nessun nuovo atto, ma una “memoria voluminosa”

Nel corso dell’udienza, la Procura non ha depositato nuovi atti. La difesa, invece, ha presentato una “memoria voluminosa”, nella quale – secondo quanto riferito – sono ricostruiti con dovizia di particolari i passaggi dell’indagine archiviata, la condotta di Venditti e il contesto in cui maturò quella decisione investigativa.

Ma non è l’unico fronte aperto. I dispositivi informatici sequestrati a Venditti sono oggetto anche di un secondo ricorso al Riesame, legato a un’altra inchiesta, denominata “Clean 2”, che prende le mosse da Pavia ed è ora gestita sempre dalla Procura di Brescia per ragioni di competenza territoriale.

L’altra inchiesta: “Clean 2”

Nel secondo fascicolo, le accuse sono ancora più articolate: non solo corruzione, ma anche peculato. Al centro dell’indagine ci sono i rapporti dell’ex procuratore con due imprenditori locali, i fratelli D’Arena, e le loro società, Esitel e CR Service. Queste aziende fornivano servizi di intercettazione e auto a noleggio alla Procura di Pavia, e proprio su questi contratti – secondo gli inquirenti – sarebbero emerse gravi irregolarità.

La Procura parla apertamente di “anomalie” nella gestione dei veicoli impiegati per le indagini e di possibili condotte illecite anche all’interno della sala CIT (Centro Intercettazioni) della Procura, dove operavano carabinieri sotto il coordinamento dei magistrati. L’ipotesi investigativa è che vi fosse un sistema di favoreggiamenti, scambi e benefici, che avrebbe coinvolto figure apicali della Procura pavese.

Il coinvolgimento del pm Mazza

A conferma della portata dell’indagine, nei giorni scorsi è stato perquisito anche un altro magistrato: Pietro Paolo Mazza, oggi in servizio a Milano, ma per anni collega stretto di Venditti a Pavia. Anche lui è indagato per presunti illeciti legati alla gestione delle forniture e dei rapporti con i D’Arena. Secondo gli inquirenti, i due magistrati avrebbero avuto un ruolo centrale nella regia di quelle che vengono definite “gestioni anomale” dei servizi e delle risorse interne alla Procura.

Il delitto di Garlasco come sfondo

Sullo sfondo, resta il caso di Garlasco. La mattina del 13 agosto 2007 Chiara Poggi fu trovata morta nella sua abitazione. Un delitto che ha attraversato quasi due decenni di cronaca nera e processi. Alberto Stasi, allora fidanzato della giovane, è stato condannato in via definitiva nel 2015 ed è attualmente detenuto.

Nel 2016, un consulente informatico della famiglia Poggi segnalò agli inquirenti alcune presunte anomalie nei dati telefonici che avrebbero potuto aprire una pista alternativa: quella su Andrea Sempio. La Procura esplorò l’ipotesi, ma nel 2017 Mario Venditti ne dispose l’archiviazione. Una scelta che all’epoca passò sotto silenzio ma che oggi torna centrale, diventando oggetto di un’inchiesta per corruzione.

In attesa della decisione

I giudici del Riesame hanno ora il compito di valutare se il sequestro dei dispositivi elettronici debba essere confermato oppure revocato. Una decisione attesa nei prossimi dieci giorni, ma che potrebbe avere effetti più ampi sul prosieguo dell’inchiesta.

Intanto, il clima intorno alla vicenda resta incandescente. La figura di Mario Venditti, un magistrato con una lunga carriera alle spalle, è ora al centro di una tempesta giudiziaria che mette in discussione non solo le sue scelte passate, ma anche l’integrità di un sistema investigativo che, per anni, ha gestito uno dei casi più mediatici della giustizia italiana recente.

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