23 Ottobre 2026, venerdì
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La Fenice, sciopero dell’orchestra contro la nomina di Beatrice Venezi: a rischio la Prima di Wozzeck

Astensione dal lavoro il 17 ottobre, giornata inaugurale della nuova produzione. I lavoratori chiedono il ritiro dell’incarico alla direttrice musicale. Il sovrintendente Colabianchi: “Un danno al pubblico. Spero in un dialogo”

Venezia – Lo scontro tra l’orchestra del Teatro La Fenice e la direzione sull’incarico conferito a Beatrice Venezi come nuovo direttore musicale arriva al suo punto più alto: il 17 ottobre, giorno della Prima di Wozzeck, capolavoro di Alban Berg e appuntamento di punta della stagione lirica, i lavoratori incroceranno le braccia. Lo sciopero, proclamato dalle rappresentanze sindacali unitarie, rappresenta una forma di protesta netta e pubblica contro una nomina ritenuta “inopportuna e non condivisa”.

La decisione è maturata al termine di settimane di tensioni crescenti, sfociate già il 27 settembre scorso nello stato di agitazione formalizzato con un documento congiunto da Rsu e organizzazioni sindacali. Al centro della controversia, la designazione di Beatrice Venezi alla direzione musicale della storica istituzione veneziana, una scelta giudicata dalla base “calata dall’alto”, priva di confronto e partecipazione interna, ma soprattutto non coerente con le esigenze artistiche e culturali dell’ente.

Una nomina che divide e accende il dibattito

Beatrice Venezi, trentatré anni, figura nota nel panorama musicale per il suo stile comunicativo diretto e per alcune posizioni pubbliche polarizzanti, è stata nominata direttrice musicale del teatro con una delibera che ha spaccato non solo l’ambiente interno della Fenice, ma anche una parte della comunità musicale italiana. Accanto a chi ne celebra il profilo giovane e la capacità di attrarre l’attenzione mediatica verso la musica classica, molti operatori del settore e componenti delle orchestre vedono nella nomina un atto politico e una forzatura rispetto alla storia artistica dell’istituzione veneziana.

La Rsu del teatro ha ribadito in modo inequivocabile, nel corso dell’incontro con i vertici dell’ente e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, la richiesta di “revoca della nomina”, esprimendo forte contrarietà non solo per il nome scelto, ma per le modalità dell’assegnazione dell’incarico. La posizione dei lavoratori è stata riassunta in una nota ufficiale: “Abbiamo confermato la nostra disponibilità a un confronto con il direttore designato solo a seguito della revoca della nomina. Ogni percorso conoscitivo deve avvenire a condizioni paritarie e con un reale coinvolgimento del personale artistico”.

Un appuntamento simbolico e strategico: Wozzeck a rischio

La scelta del giorno dello sciopero non è casuale: la Prima di Wozzeck, attesissima produzione in cartellone, rappresenta uno dei momenti più significativi della stagione 2024-2025 della Fenice, tanto dal punto di vista artistico quanto per la visibilità internazionale. La possibile cancellazione o interruzione della serata avrebbe un impatto rilevante sul teatro, sia in termini economici sia d’immagine.

La Rsu ha fatto sapere di attendersi un’ampia adesione non solo da parte dei lavoratori del teatro, ma anche da colleghi di altre istituzioni culturali italiane che hanno espresso solidarietà. Il clima, dunque, si preannuncia teso e il rischio di un muro contro muro è concreto.

Colabianchi: “Lo sciopero danneggia il pubblico, non vedo lo scopo”

Uscendo dall’incontro durato oltre tre ore e mezza con le rappresentanze sindacali e il primo cittadino, il sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi ha commentato con amarezza la proclamazione dello sciopero: “È un diritto costituzionale e lo rispetto, ma credo che non sia la forma più utile per ottenere risultati. Questo sciopero danneggia il pubblico, che non ha alcuna responsabilità. Dispiace, anche perché comporterà una perdita di risorse e non ne comprendo del tutto le finalità”.

Colabianchi ha poi aggiunto di confidare ancora nella possibilità di tenere aperto il canale del dialogo con i lavoratori. “Spero davvero che ci sia ancora spazio per una mediazione, ma va fatta nell’interesse di tutti, dell’arte e del pubblico che ama la Fenice”.

Il ruolo del sindaco e il nodo del “percorso conoscitivo”

Durante l’incontro, il sindaco Luigi Brugnaro – nella sua veste di presidente della Fondazione Teatro La Fenice – ha proposto l’ipotesi di un percorso conoscitivo tra l’orchestra e il nuovo direttore designato, volto a stemperare le tensioni e favorire un avvicinamento tra le parti. Tuttavia, la proposta è stata accolta con riserva dalla rappresentanza sindacale, che ha posto come condizione preliminare la revoca ufficiale della nomina, giudicando insostenibile un processo conoscitivo con un incarico già formalizzato.

Questa rigidità evidenzia la profondità della frattura interna e la distanza che ancora separa lavoratori e vertici nella gestione di una crisi che, ormai, ha assunto dimensione nazionale.

Una protesta che va oltre la Fenice

Il caso di Venezia non è isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di rivendicazioni del personale artistico all’interno delle istituzioni culturali italiane. In molti vedono nella mobilitazione dell’orchestra della Fenice non solo una battaglia interna, ma anche un segnale d’allarme sul rapporto tra direzione artistica e lavoratori, sulla trasparenza delle nomine e sul valore del dialogo nelle scelte strategiche delle grandi fondazioni lirico-sinfoniche.

La vicenda della nomina di Beatrice Venezi ha dunque travalicato i confini locali e sta diventando un caso emblematico su scala nazionale, capace di mettere in discussione non soltanto un nome, ma un intero modello di gestione.

Verso un epilogo incerto

A dieci giorni dalla data fissata per la Prima, l’incertezza regna sovrana. La tensione resta alta, le posizioni appaiono ancora distanti e la possibilità di una risoluzione pacifica non sembra imminente. Tuttavia, la portata simbolica e mediatica dello sciopero potrebbe spingere le parti a cercare una via d’uscita prima del 17 ottobre.

Nel frattempo, a La Fenice, si respira l’aria pesante di uno scontro istituzionale che rischia di oscurare la musica, mettendo in secondo piano la cultura e i suoi protagonisti a favore di una controversia profondamente politica. Ma forse, proprio per questo, ancora più urgente da risolvere.

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