Dalle prime ore di oggi, 4 ottobre, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei reparti territoriali di Catanzaro, Pescara, Bologna, Brindisi e Roma, stanno eseguendo una misura cautelare in carcere nei confronti di 23 persone. L’ordinanza, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda soggetti già agli arresti domiciliari e imputati nel processo scaturito dall’operazione “Eureka”, una delle indagini più imponenti degli ultimi anni contro le ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta.
Il provvedimento segue la sentenza di primo grado pronunciata il 1° ottobre dal Tribunale di Reggio Calabria, che ha concluso il rito abbreviato per 83 imputati: 76 condanne e 7 assoluzioni. Su richiesta della Procura distrettuale antimafia, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto per 23 di loro l’aggravamento della misura cautelare, sostituendo i domiciliari con la detenzione in carcere, ritenendo persistenti e concrete le esigenze cautelari.
Le origini dell’operazione “Eureka”
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, prese il via nel giugno 2019 da un’inchiesta congiunta tra l’Arma dei Carabinieri e la Polizia federale belga. Le prime tracce portarono alla potente cosca “Nirta” di San Luca, attiva a Genk, in Belgio, e storicamente dedita al traffico internazionale di stupefacenti.
Da quelle prime acquisizioni, l’inchiesta si ampliò rapidamente, coinvolgendo altre famiglie di San Luca e la locale di Bianco. Gli investigatori riuscirono a ricostruire assetti interni, ruoli e alleanze tra diverse articolazioni della ‘ndrangheta, svelando una rete dedita non solo al narcotraffico, ma anche al riciclaggio, al traffico d’armi e agli investimenti in attività imprenditoriali legali — soprattutto nei settori della ristorazione, del turismo e dell’immobiliare — sia in Italia che all’estero.
Una cooperazione giudiziaria senza precedenti
L’operazione “Eureka” si è contraddistinta per la vastità e la portata internazionale delle indagini. Grazie alla costituzione di due Squadre Investigative Comuni (Joint Investigation Teams), coordinate da Eurojust, la DDA di Reggio Calabria ha lavorato fianco a fianco con le procure tedesche di Monaco, Coblenza, Saarbrücken e Düsseldorf, oltre che con l’Ufficio del Giudice Istruttore di Limburg e la Procura federale di Bruxelles.
Questa cooperazione, resa possibile anche dalla credibilità maturata dalla Procura reggina in ambito europeo, ha permesso di condurre indagini parallele e sincronizzate nei diversi Paesi, con scambio in tempo reale di informazioni ed elementi di prova.
In parallelo all’esecuzione dei provvedimenti italiani, il 3 maggio 2023 — giorno in cui scattò l’operazione “Eureka” — le autorità tedesche e belghe eseguirono rispettivamente 24 e 15 arresti, colpendo ulteriori indagati accusati di traffico di droga e riciclaggio.
Il traffico di cocaina dal Sud America all’Australia
Il cuore dell’inchiesta riguarda un articolato sistema di importazione e distribuzione di cocaina, gestito da tre associazioni criminali collegate alle principali cosche del mandamento ionico reggino. Questi gruppi, dotati di basi operative in Calabria e ramificazioni in varie regioni italiane e in più Paesi esteri, si rifornivano direttamente da organizzazioni colombiane, ecuadoregne, panamensi e brasiliane.
La droga, importata via mare nei porti di Gioia Tauro, Anversa e Colón, veniva poi smistata in Europa e persino fino in Australia, dove il prezzo di vendita della cocaina risulta di gran lunga superiore rispetto al mercato europeo. Tra maggio 2020 e gennaio 2022, gli investigatori hanno censito movimenti per oltre 6.000 chilogrammi di cocaina, di cui più di 3.000 sequestrati.
Il flusso di denaro generato dal traffico veniva gestito attraverso sofisticate reti di riciclaggio e trasferimento fondi: da Panama al Belgio, passando per Colombia, Brasile, Ecuador e Paesi Bassi. Un sistema di “pick-up money” e spalloni permetteva di movimentare milioni di euro in contanti in tutta Europa, sfuggendo ai controlli bancari e fiscali.
Sequestri e patrimoni milionari
Nell’ambito dell’operazione, i Carabinieri hanno eseguito sequestri preventivi di beni mobili, immobili e società per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro. Gli asset sequestrati erano distribuiti tra Italia, Portogallo, Germania e Francia, a conferma della dimensione transnazionale del potere economico delle cosche coinvolte.
Una nuova fase del procedimento
Con i 23 arresti odierni si apre una nuova fase del procedimento “Eureka”, che prosegue il lavoro investigativo e giudiziario avviato nel 2019. La decisione del Tribunale di Reggio Calabria di aggravare le misure cautelari conferma la gravità del quadro indiziario e la pericolosità degli imputati.
L’operazione “Eureka” rappresenta, ad oggi, uno dei più vasti interventi coordinati contro la ‘ndrangheta a livello internazionale, frutto di una sinergia investigativa senza precedenti tra Italia e le principali procure europee. Un colpo durissimo a una delle organizzazioni criminali più potenti e ramificate del mondo, capace di intrecciare affari, narcotraffico e finanza in un’unica rete criminale globale.
