26 Ottobre 2026, lunedì
HomeItaliaPolitica e l’estetica: Per ritrovare lo splendore delle cose vere e ritornare...

Politica e l’estetica: Per ritrovare lo splendore delle cose vere e ritornare a votare 

La crisi dell’astensionismo non si risolve con più ore di educazione civica o con dottrine democratiche imposte dall’alto. Solo se la politica ritroverà lo splendore delle cose vere, capaci di coinvolgere e convincere, sarà possibile restituire dignità e attrattiva alla partecipazione.

A cura di Giuseppe Catapano

Possiamo provare a risolvere la crisi di non andare a votare  modificando i programmi scolastici?

Possiamo introdurre tante ore di educazione civica per spiegare ai giovani il “valore oggettivo” della partecipazione alla vita pubblica. Possiamo far loro ripetere il corso se mostrano poco entusiasmo per il “catechismo delle verità democratiche” e rimangono chiusi nel soggettivismo dello scontento. In questo modo il fallimento è garantito. Questo tipo di soluzione molto probabilmente aggraverà il problema. Non esiste metodo educativo più inutile e controproducente di quello che si basa su ragioni estrinseche. Il convincimento è possibile solo quando le ragioni sono fatte proprie da chi le utilizza.

Cosa facciamo allora? Né la sana dottrina democratica, né il risentimento possono essere fattori di cambiamento. I giovani non andranno a votare e gli adulti smetteranno di votare se la politica non ritrova lo splendore delle cose vere. Il mondo che ci siamo lasciati alle spalle è stato dominato da lotte per il potere spesso molto brutte. Ma quel mondo non era impermeabile all’estetica disinteressata che lo manteneva in piedi. Ora ci restano solo interessi e valori, cioè il cinismo o un volontarismo triste e oscuro. È niente è gratis. L’estetica non accompagna i grandi ideali ed è considerata qualcosa di superfluo.

Ma senza estetica non ci sarà stima per la politica. Non vogliamo un’estetica che trasformi il governante in un artista. Questo sarebbe dargli un potere che non dovrebbe avere. Si tratta di imparare di nuovo, con grande realismo, ciò che è comune. Arendt diceva che giudicare – il buono, il cattivo, il bello, il sublime, ecc. – è la più politica delle facoltà umane. Se dico che una canzone di Taylor Swift è bella e rivelatrice, non sto solo dicendo quello che sento, sto cercando di convincere gli altri a riconoscere quel valore. E poiché non ho una regola che mi permetta di imporre quell’esperienza, devo fare appello all’esperienza dell’altro. L’esperienza può essere universalizzata solamente attraverso la comunicazione, “devo raccontarmi”. Solo mettendomi nei panni dell’altro posso cercare di rendere chiaro come apprezzo le cose. In questo dialogo, la visione di entrambi si arricchisce e si amplia il senso comune che condividiamo, ciascuno dalla sua differenza. Questa è l’estetica della politica.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti