Nadia Battocletti continua a scrivere pagine memorabili dell’atletica italiana. Dopo l’argento nei 10.000 metri, la ventiquattrenne trentina conquista la medaglia di bronzo nella finale dei 5000 ai Mondiali di Tokyo, chiudendo in 14’55”42 al termine di una gara tatticamente perfetta e di altissimo livello tecnico.
L’azzurra si è arresa soltanto a due avversarie che rappresentano l’élite mondiale della specialità: Beatrice Chebet, nuova campionessa iridata con 14’54”36 e primatista mondiale dei 5000, e Faith Kipyegon, regina dei 1500 e argento in 14’55”07. Battocletti ha saputo tener testa alle due keniote fino all’ultimo giro, lottando spalla a spalla con la naturalezza di chi ha ormai raggiunto una dimensione internazionale di assoluto rilievo.
Per l’Italia si tratta della settima medaglia complessiva in questa ventesima edizione dei campionati iridati: un risultato che stabilisce un nuovo primato storico, superando le sei medaglie conquistate a Göteborg nel 1995. Un segnale di rinascita per l’atletica azzurra, tornata protagonista dopo anni di attesa.
La mezzofondista non ha nascosto l’emozione al termine della gara: «Sono veramente felice, ancora una volta mi sembra tutto un sogno. Quello che è successo va oltre le mie più rosee aspettative. Gareggiare contro atlete così forti e riuscire a star loro vicina, fino a poco tempo fa, sembrava impossibile. Ieri, dentro di me, senza dirlo a nessuno, avevo pensato che oggi avrei voluto provarci fino in fondo. Così ho fatto, senza troppa paura. All’inizio dell’ultimo giro mi sono portata avanti e di questo sono molto fiera, anche se alla fine ero stanca. Voglio condividere questa gioia con i tifosi e con tutte le persone che mi sono vicine anche nei momenti difficili».
Battocletti non è soltanto la protagonista di un mondiale straordinario, ma anche il simbolo di una generazione che si affaccia con coraggio e qualità sulle grandi piste internazionali. Il bronzo di Tokyo, dopo l’argento nei 10.000, consacra definitivamente la sua maturità agonistica e regala all’Italia una delle pagine più luminose della propria storia sportiva.
