8 Luglio 2026, mercoledì
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Prostituzione, droga e un “Don” al comando: smantellata a Roma un’organizzazione criminale di cittadini colombiani

Undici persone fermate dai Carabinieri. La rete sfruttava giovani connazionali, gestiva un sistema di prostituzione porta a porta e spaccio di cocaina rosa. Le indagini hanno ricostruito una struttura piramidale con al vertice un dominus chiamato “Don Carlos”

Un’organizzazione criminale radicata a Roma e interamente composta da cittadini colombiani è stata smantellata dai Carabinieri della Compagnia Roma Centro, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, Dipartimento “Criminalità diffusa e grave”. Undici persone sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto, con accuse che spaziano dall’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Centro tra aprile e agosto scorsi, hanno portato alla luce un sistema collaudato e rigidamente organizzato. Giovani donne provenienti dalla Colombia venivano reclutate con la promessa di guadagni facili e fatte arrivare in Italia. Qui venivano costrette a prostituirsi per ripagare le spese sostenute dall’organizzazione per il viaggio e il mantenimento. Ospitate in appartamenti-dormitorio nell’area est della Capitale, erano anche rifornite di stupefacenti, da rivendere ai clienti durante gli incontri.

Al vertice della struttura, secondo quanto emerso, vi era un uomo conosciuto con il nome di “Don Carlos”. Con la complicità della moglie e della cognata – descritte come le “matrone” del gruppo – gestiva una rete di autisti, accompagnatori e protettori. Tutto ruotava attorno a una vera e propria centrale operativa attiva 24 ore su 24, che fissava appuntamenti, coordinava gli spostamenti e monitorava ogni fase delle prestazioni. Gli incontri avvenivano non solo a Roma, ma anche in hotel, ville e abitazioni private in altre regioni.

Un aspetto centrale del sistema era il controllo economico. Ogni prestazione sessuale doveva essere rendicontata. I clienti, su indicazione delle donne, effettuavano bonifici direttamente sull’Iban riconducibile al dominus. Le ragazze non potevano lasciare l’abitazione del cliente fino alla conferma, da parte della centrale, dell’avvenuto pagamento.

Le direttive impartite dal vertice erano precise anche per fronteggiare eventuali controlli delle forze dell’ordine. Le giovani erano istruite a ingoiare immediatamente la droga – denominata in codice “Fiesta” – per non lasciarne traccia, e a non rivelare mai i loro reali indirizzi o i motivi della permanenza in Italia, proteggendo così la base logistica dell’organizzazione, soprannominata “La Central”.

Dalle indagini è emersa una struttura quasi aziendale: turni di lavoro e di riposo, assistenza legale garantita in caso di arresto di autisti o prostitute, aggiornamento periodico delle foto delle ragazze sui siti di incontri gestiti direttamente dal centralino. Durante le attività investigative, i Carabinieri hanno già arrestato tre persone in flagranza per detenzione ai fini di spaccio e denunciato altre cinque, sequestrando cocaina, cocaina rosa e marijuana per complessivi 12 grammi e 500 euro in contanti.

L’esecuzione del decreto di fermo ha portato a nuove perquisizioni, durante le quali sono stati sequestrati 19 grammi di cocaina, 20 di cocaina rosa, 112 di marijuana, 4,5 di MDMA, sette bilancini e materiale per il confezionamento, oltre a 19.670 euro, 2.659 dollari e 30 sterline. Nei locali perquisiti i Carabinieri hanno trovato anche dieci giovani donne colombiane e materiale collegato all’attività di prostituzione. Rinvenuti inoltre quelli che si ritiene fossero i libri contabili del sodalizio.

La moglie di Don Carlos è stata rintracciata a Torre del Greco, nel Napoletano, mentre si trovava in compagnia di tre ragazze che si prostituivano. È stata trasferita nel carcere di Napoli-Secondigliano, mentre gli altri fermati sono stati condotti a Regina Coeli e Rebibbia. I Gip di Roma, Tivoli e Torre Annunziata hanno convalidato i fermi, disponendo per dieci indagati la custodia cautelare in carcere. Solo per una donna, madre di un bambino piccolo, è stata concessa la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. In base al principio di presunzione di innocenza, gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna.

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