6 Ottobre 2026, martedì
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Serie A, la Roma si inceppa all’Olimpico: il Torino espugna con una magia di Simeone

I granata conquistano i primi tre punti della stagione grazie a una ripartenza perfetta e a un destro da applausi del Cholito. Per i giallorossi possesso sterile e poche idee. La squadra di Gasperini si arrende dopo due vittorie consecutive

ROMA – Tutto il pallone tra i piedi, ma nessuna vera zampata. La Roma domina il gioco ma non il risultato e cade, tra le mura amiche dell’Olimpico, contro un Torino cinico e organizzato che incassa e riparte con intelligenza. A decidere la sfida del lunch match della terza giornata di Serie A è una prodezza di Giovanni Simeone, il “Cholito”, che firma l’1-0 con un destro a giro di pregevole fattura, capitalizzando una delle rare ma efficaci ripartenze granata.

Per i giallorossi è uno stop brusco e inatteso, che frena una rincorsa iniziata con due successi di fila. Per Baroni, invece, è la prima vittoria stagionale, arrivata nel modo più prezioso: con una squadra compatta, solidissima dietro e capace di colpire quando meno te lo aspetti.

Il copione: tanto possesso, poca incisività

La fotografia del match è chiara già dopo il primo quarto d’ora: la Roma detta il ritmo, mantiene il pallone, arriva a toccare picchi vicini al 70% di possesso palla, ma fatica tremendamente a rendersi pericolosa. Il Torino, al contrario, sceglie di non disdegnare il lavoro sporco: si difende con ordine, stringe le linee, chiude ogni spiraglio e riparte quando può.

Gasperini, nonostante l’atteggiamento propositivo, vede una squadra lenta nella circolazione e prevedibile negli ultimi metri. Paulo Dybala, schierato da falso nove per sostituire Ferguson, è troppo isolato e marcato a uomo da un attento Maripan. El Aynaoui, in mediana, non riesce a trovare mai la posizione giusta, mentre le sovrapposizioni sulle fasce non impensieriscono mai davvero la difesa granata.

Sull’altro fronte, il Torino si affida all’estro di Simeone, che lotta su ogni pallone, si muove tra le linee, prova a tenere impegnata la retroguardia giallorossa. Il primo tempo si chiude senza emozioni rilevanti, se non per un colpo di testa debole di Hermoso su calcio da fermo, facile preda di Israel.

La svolta nella ripresa: Simeone colpisce, la Roma si spegne

All’intervallo, Gasperini prova a cambiare volto alla sua Roma. Fuori Dybala ed El Aynaoui, dentro Baldanzi e Ferguson. I nuovi ingressi danno brio alla manovra, e proprio Ferguson ha la prima vera palla gol della partita al 57’: servito da Wesley, arriva al tiro ma apre troppo il destro e manda a lato.

Sembra il preludio a un forcing romanista, ma la fiammata dura poco. Appena due minuti dopo, infatti, è il Torino a colpire. Koné perde un pallone sanguinoso a centrocampo, il Toro riparte in velocità, la transizione sembra sfumare, ma i granata riorganizzano l’azione: palla al limite dell’area, Simeone si accentra e lascia partire un destro a giro che si infila sotto l’incrocio, lasciando immobile Svilar. È l’1-0, un capolavoro tecnico e mentale, perché arriva nel momento in cui la Roma sembrava aver preso campo.

Reazione sterile e Svilar evita il tracollo

La Roma accusa il colpo ma cerca subito di reagire. Soulé ci prova con una conclusione potente da fuori, fuori di poco. Poi è Svilar a salire in cattedra, evitando che la partita prenda una piega ancora più amara per i suoi. Il portiere serbo salva il risultato su un tiro al volo di Aboukhlal e si ripete su una conclusione ravvicinata di Vlasic.

Gasperini inserisce nuova linfa: dentro Pisilli, Celik ed El Shaarawy per cercare di rianimare l’attacco. Ma la manovra resta farraginosa, prevedibile, ingabbiata da un Torino che concede poco o nulla. Le iniziative dei singoli non bastano: il Toro difende con ordine e quando attacca fa sempre paura.

Nel finale, l’Olimpico spinge, ma le occasioni restano abbozzate. Un sinistro di Pisilli trova pronto Israel, poi lo stesso portiere granata si oppone a El Shaarawy in pieno recupero. Dopo nove minuti aggiuntivi, il fischio finale consegna al Torino tre punti fondamentali, e alla Roma la prima sconfitta del suo campionato.

Roma, un’involuzione da spiegare

Per Gasperini è una battuta d’arresto da analizzare in profondità. La sua Roma ha prodotto poco, nonostante il volume di gioco. Le statistiche raccontano una supremazia apparente: possesso elevato, tanti passaggi riusciti, ma pochissimi tiri nello specchio. Mancano ritmo, imprevedibilità, cattiveria sotto porta.

La scelta di lasciare fuori Ferguson dall’inizio non ha pagato, e anche l’esperimento Dybala centravanti ha mostrato limiti evidenti, soprattutto contro una retroguardia fisica e compatta come quella del Torino.

Il tema offensivo resta centrale: troppo spesso i giallorossi arrivano nei pressi dell’area senza idee né soluzioni efficaci. Con un centrocampo in difficoltà e le corsie esterne bloccate, il gioco finisce per incartarsi. E quando la squadra si scopre, paga dazio.

Torino, una vittoria di personalità

Dall’altra parte, il Torino si prende con merito una vittoria che vale più dei tre punti. Baroni ha costruito un gruppo solido, attento e già ben organizzato. La squadra ha saputo soffrire, ha coperto il campo con ordine, ha atteso il momento giusto per colpire e ha saputo gestire il vantaggio con maturità.

La prestazione di Simeone è stata da manuale del centravanti moderno: corsa, sacrificio, qualità. Il suo gol è una perla che consegna ai granata un successo tanto atteso quanto meritato. Bene anche Israel tra i pali, decisivo nel finale, e la linea difensiva, mai davvero messa in crisi nonostante il continuo possesso avversario.

Classifica e prospettive

Con questa vittoria il Torino si scrolla di dosso il peso di un inizio difficile e si rilancia in classifica con il morale alto. Per la Roma, invece, arriva un brusco risveglio: la rincorsa a Juve e Napoli subisce il primo rallentamento, e il match dell’Olimpico lascia più interrogativi che certezze.

Ora servirà una risposta immediata, sul campo e nella testa. Perché se è vero che la stagione è lunga, è altrettanto vero che i segnali arrivati dal match contro il Torino non possono essere sottovalutati. E non basterà più avere il pallone per sentirsi padroni del gioco. Bisognerà iniziare a fare male.

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