2 Luglio 2026, giovedì
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Israele colpisce Hamas a Doha, ma i vertici sopravvivono. Il Qatar accusa: “Violazione del diritto internazionale”

Raid mirato contro i leader di Hamas riuniti in Qatar. Tel Aviv avrebbe informato gli Stati Uniti solo a operazione avviata. Tensione diplomatica altissima: Doha condanna duramente l'attacco. Intanto l’esodo da Gaza City prosegue sotto i bombardamenti.

A 704 giorni dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il teatro della guerra si estende ben oltre i confini di Gaza e coinvolge con sempre maggiore evidenza gli equilibri geopolitici dell’intera regione. Nelle ultime ore, un raid mirato condotto da Israele ha colpito un obiettivo di assoluto rilievo: un incontro tra alti esponenti di Hamas, in corso nella capitale del Qatar, Doha. Tra i presenti, secondo diverse fonti, anche Khalil al-Hayya, uno dei volti più influenti dell’organizzazione. Ma il vertice è sopravvissuto.

A riferirlo è Al Jazeera, che cita un alto funzionario di Hamas. Il raid – la cui portata militare resta ancora da definire nei dettagli – avrebbe dunque mancato l’obiettivo principale: eliminare fisicamente una parte della leadership politica e strategica del movimento islamista, rifugiata da anni proprio in Qatar, paese che ha giocato finora un ruolo ambivalente: da una parte sponsor e mediatore, dall’altra accusato da Tel Aviv di offrire copertura a figure chiave dell’organizzazione.

L’attacco e le sue implicazioni diplomatiche

Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana Channel 12, il raid avrebbe ricevuto il via libera da Donald Trump, tornato recentemente al centro della scena politica americana. Tuttavia, l’amministrazione statunitense – ora in una fase di transizione e di relazioni complicate con gli alleati tradizionali – sarebbe stata informata dell’operazione solo ex post, “quando i missili erano già in volo”.

Una dinamica che apre interrogativi importanti sul coordinamento tra Israele e Stati Uniti in una fase delicatissima del conflitto. Se confermata, l’assenza di una preventiva comunicazione ufficiale con Washington potrebbe segnare un nuovo strappo sul piano diplomatico, anche all’interno dello stesso asse occidentale.

La reazione di Doha: “Atto codardo, violato il diritto internazionale”

Durissima la reazione del Qatar, che ha condannato l’azione israeliana definendola “codarda” e una “flagrante violazione del diritto internazionale”. Il raid, condotto in un contesto teoricamente estraneo al conflitto armato in corso, solleva infatti interrogativi sul piano giuridico e sulla legittimità di interventi unilaterali in territorio sovrano di un altro Stato.

Doha, che da mesi svolge un ruolo chiave nei negoziati per un cessate il fuoco e per il rilascio degli ostaggi, vede ora messa in discussione la propria neutralità negoziale, proprio mentre la tensione diplomatica con Israele sembra toccare nuovi picchi.

Israele: “Vogliamo chiudere la guerra”. Ma i bombardamenti continuano

A rendere ancora più contraddittorio il quadro è la dichiarazione rilasciata poche ore prima del raid dal ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, che aveva annunciato l’accettazione da parte del governo Netanyahu della proposta di accordo elaborata dal presidente Trump. “Israele desidera porre fine alla guerra”, ha detto Sa’ar.

Un messaggio distensivo, che tuttavia appare già superato dai fatti. Dopo l’ennesimo avviso di evacuazione rivolto alla popolazione civile, l’esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti su Gaza City, provocando un nuovo esodo verso il sud della Striscia. Le immagini che arrivano mostrano colonne di civili in fuga, spesso senza mezzi, in un contesto già duramente provato dalla crisi umanitaria.

Nuove tensioni anche sul fronte marittimo: colpita una nave della Flotilla

Nella notte, un ulteriore elemento ha contribuito ad accrescere la tensione. Una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la flottiglia di attivisti diretta verso la Striscia di Gaza con aiuti umanitari, sarebbe stata colpita da un drone mentre navigava nel Mediterraneo. Lo hanno riferito gli stessi attivisti, specificando che l’imbarcazione si trovava in acque internazionali o, secondo alcuni, addirittura in acque territoriali tunisine.

A bordo della nave c’era anche l’attivista svedese Greta Thunberg, nota per il suo impegno in ambito climatico ma anche per le sue posizioni critiche nei confronti dell’operato israeliano nella Striscia. La Tunisia, da parte sua, ha smentito che l’episodio si sia verificato all’interno del proprio spazio marittimo.

L’attacco alla flottiglia, se confermato, costituirebbe un nuovo fronte di scontro, riattivando una memoria collettiva che in molti ricorderanno: quella della Mavi Marmara, l’imbarcazione turca attaccata da forze israeliane nel 2010, anch’essa in rotta verso Gaza.

Un equilibrio sempre più precario

Il conflitto, giunto ormai al giorno 704, si sta configurando come una crisi multilivello: militare, umanitaria, diplomatica e simbolica. L’operazione israeliana a Doha rappresenta un’evidente espansione del teatro delle ostilità, non più circoscritto alla Striscia di Gaza o al confine nord con il Libano, ma ormai esteso a capitali mediorientali dove Hamas ha trovato rifugio e sostegno.

La scelta di colpire direttamente a Doha non è solo un’azione militare, ma un segnale politico: Israele sembra determinato a colpire Hamas ovunque si trovi, anche al costo di innescare crisi diplomatiche con Paesi che fino a ieri venivano considerati interlocutori o mediatori.

Nel frattempo, l’esodo di civili da Gaza City, i nuovi fronti aperti e il coinvolgimento crescente di potenze regionali e attori globali rendono lo scenario sempre più instabile. E il rischio concreto è che il conflitto, pur mantenendo la sua epicentro nella Striscia, possa evolvere in una crisi a scala regionale, difficile da contenere e ancor più difficile da risolvere.

Una tregua lontana, una crisi che si espande

Nonostante i segnali diplomatici che lasciano intravedere aperture, come l’annuncio di Israele sull’accordo proposto da Trump, i fatti delle ultime ore mostrano che la tregua è ancora distante.

Le operazioni militari continuano, gli attacchi si moltiplicano e, soprattutto, il numero di civili coinvolti – direttamente o indirettamente – cresce senza sosta. Mentre si cerca un’intesa tra governi e milizie, le vite spezzate e i territori devastati raccontano una guerra che, anche dopo oltre 700 giorni, non accenna a fermarsi.

E ora, dopo il raid di Doha, il rischio è che si allarghi ancora.

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