2 Agosto 2026, domenica
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Scosse alla sanità pubblica USA e stretta sui dazi: svolta politica a Washington

Rivoluzione ai vertici dei CDC dopo scontri interni sulla politica vaccinale. Intanto finiscono le esenzioni doganali per pacchi sotto gli 800 dollari: giro di vite sulle importazioni minori.

WASHINGTON – Cambiamenti profondi stanno investendo due fronti nevralgici dell’amministrazione statunitense: la sanità pubblica e la politica commerciale. La Casa Bianca ha infatti nominato Jim O’Neill nuovo direttore ad interim dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), una decisione che arriva all’indomani di una crisi interna culminata con il licenziamento dell’ex direttrice Susan Monarez e le dimissioni di altri alti funzionari dell’agenzia. Il motivo del terremoto dirigenziale? Uno scontro frontale con Robert F. Kennedy Jr., vice segretario alla Sanità, su uno dei temi più delicati e divisivi degli ultimi anni: la politica vaccinale federale.

La notizia, riportata dal Washington Post citando fonti vicine al dossier, segna un passaggio chiave per Kennedy, noto per le sue posizioni critiche nei confronti delle attuali linee vaccinali, e per il suo dichiarato intento di riformare in profondità le strutture sanitarie federali. La nomina di O’Neill, figura vicina all’area libertaria e già collaboratore di lunga data in ambienti governativi, viene interpretata da molti osservatori come un segnale di continuità e rafforzamento della linea promossa da Kennedy.

Susan Monarez, alla guida dei CDC fino a pochi giorni fa, avrebbe opposto resistenza alle richieste di revisione avanzate da Kennedy, in particolare riguardo all’approccio dell’agenzia nei confronti delle vaccinazioni obbligatorie e delle politiche di approvazione accelerata dei vaccini. Da qui il deterioramento dei rapporti interni e la rottura definitiva. L’avvicendamento ai vertici dei CDC avviene in un momento di grande sensibilità, in cui la fiducia nelle istituzioni sanitarie è ancora fragile dopo gli anni della pandemia e i contraccolpi politici seguiti alla gestione dell’emergenza Covid-19.

Parallelamente, un’altra decisione dell’amministrazione – questa volta sul fronte economico – rischia di avere effetti immediati e tangibili su milioni di consumatori e operatori commerciali in tutto il mondo. A partire da oggi, gli Stati Uniti hanno ufficialmente revocato l’esenzione dai dazi doganali per le spedizioni di pacchi con valore inferiore agli 800 dollari, soglia che finora aveva permesso a milioni di colli in arrivo ogni giorno sul suolo americano di bypassare tariffe e controlli.

A comunicarlo è stata la Customs and Border Protection (CBP), l’agenzia federale per le dogane e la sicurezza delle frontiere, che ha confermato l’inizio della riscossione delle tariffe doganali standard su tutte le importazioni, indipendentemente dal valore della spedizione. La misura, promossa dai funzionari dell’amministrazione Trump attualmente in carica, mira a colmare una delle falle più sfruttate del sistema commerciale internazionale, che aveva favorito in particolare i colossi dell’e-commerce e i flussi di microimportazioni, soprattutto dalla Cina e da altri paesi asiatici.

È previsto un periodo transitorio della durata di sei mesi, durante il quale gli operatori logistici potranno optare per una tariffa forfettaria compresa tra gli 80 e i 200 dollari a pacco, in base al Paese d’origine della spedizione. L’obiettivo, secondo fonti dell’amministrazione, è duplice: da un lato riequilibrare la concorrenza per le imprese statunitensi, spesso penalizzate dall’ingresso massiccio di beni a basso costo; dall’altro, aumentare le entrate doganali e rafforzare i controlli sui flussi di merci, anche in chiave di sicurezza.

La combinazione tra riforme interne e svolte regolatorie sta disegnando un nuovo scenario a Washington, dove la linea dell’esecutivo appare sempre più orientata a interventi decisi e a tratti radicali, tanto sul fronte interno quanto su quello internazionale. La sanità e il commercio sono solo due dei dossier più caldi su cui si stanno concentrando le attenzioni, ma l’impatto di queste scelte sarà presto visibile ben oltre i confini delle agenzie federali.

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