Il Capo dello Stato: “Emergenza insostenibile, serve un cambiamento radicale”
Il sistema penitenziario italiano è al collasso. A denunciarlo, con parole nette e cariche di urgenza, è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione dell’incontro al Quirinale con il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e una rappresentanza della Polizia Penitenziaria, ha acceso i riflettori su una crisi ormai strutturale.
«Le carceri italiane sono contrassegnate da una grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento», ha dichiarato il Capo dello Stato. Un monito che arriva in un momento critico per il sistema penitenziario: al 30 maggio 2025, i detenuti sono 62.722, a fronte di una capienza regolamentare di 46.706 posti, con un tasso di sovraffollamento del 134,29%. A questo si aggiunge la carenza di almeno 6.000 agenti rispetto alla pianta organica prevista.
Suicidi dietro le sbarre: “È un’emergenza sociale”
Particolarmente accorato il passaggio di Mattarella sul drammatico aumento dei suicidi in carcere: «È un’emergenza sociale, una tragedia che da troppo tempo non conosce tregua». Sono già 34 i detenuti e 2 gli agenti penitenziari che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, segnando in maniera indelebile la crisi di un sistema sempre più in affanno. «Porre fine a tutto questo è un dovere costituzionale e morale, per rispetto dei diritti fondamentali, del lavoro della Polizia Penitenziaria e della dignità delle persone recluse», ha sottolineato il Presidente.
Recuperare, non punire: la missione costituzionale del carcere
Mattarella ha poi ribadito la finalità rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione: «I luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestre per nuovi reati o per l’addestramento alla criminalità, ma devono essere orientati al recupero di chi ha sbagliato. Ogni persona recuperata è un vantaggio per la sicurezza collettiva e un successo per lo Stato di diritto».
La mobilitazione di Nessuno tocchi Caino
Nel frattempo, l’associazione Nessuno tocchi Caino intensifica la propria azione sul territorio. In coincidenza con l’inizio dell’estate – periodo critico per la vivibilità negli istituti di pena – prende il via la campagna “La fine della pena”, che prevede visite in numerose carceri del Nord Italia e incontri pubblici, in collaborazione con le Camere Penali.
A guidare l’iniziativa è Rita Bernardini, presidente dell’associazione, che da giorni prosegue uno sciopero della fame per sostenere la proposta di legge sulla Liberazione anticipata speciale. Il testo, presentato alla Camera dall’onorevole Roberto Giachetti, ha ricevuto recentemente un nuovo impulso grazie al sostegno del Presidente del Senato Ignazio La Russa e del Vicepresidente del CSM Fabio Pinelli.
Il calendario delle iniziative: dalle ispezioni alle conferenze
Nel comunicato diffuso da Nessuno tocchi Caino si legge l’elenco delle prossime tappe della mobilitazione:
- Lunedì 30 giugno: visita al carcere di Busto Arsizio (ore 10) e conferenza stampa alle 14:30 presso la Camera Penale nel Tribunale.
- Martedì 1° luglio: laboratorio “Spes contra spem” nel carcere di Opera (Milano), ore 10–13.
- Mercoledì 2 luglio: visita al carcere di Genova-Pontedecimo, ore 10:30.
- Giovedì 3 luglio: ispezione a Sanremo (ore 10) e conferenza all’uscita del carcere.
- Venerdì 4 luglio: visita al carcere di Marassi (ore 10) e conferenza alle 16:30 a Palazzo Tursi.
- Sabato 5 luglio: nuovo laboratorio “Spes contra spem” nel carcere di Parma (ore 10–13).
- Lunedì 7 luglio: visita al carcere di Treviso (ore 10) e conferenza alle 15 a Palazzo Rinaldi.
- Martedì 8 luglio: visita all’IPM minorile di Bologna, con conferenza a seguire.
Un sistema che chiede ascolto
Quella delle carceri italiane non è più soltanto una questione di diritti umani, ma un’emergenza che chiama in causa la credibilità dello Stato, la sicurezza collettiva e la coerenza del sistema penale con i principi costituzionali. Mattarella e la società civile – seppur da fronti diversi – chiedono lo stesso: che il carcere torni a essere un luogo di giustizia, non di abbandono.
