Ucraina, nuovo passo verso l’escalation bellica. Il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato il decreto per il ritiro del Paese dal Trattato di Ottawa, la convenzione internazionale che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo, oltre a imporre la distruzione degli arsenali esistenti.
Un segnale forte, in un momento di crescente tensione militare e diplomatica. La decisione arriva mentre la guerra entra in una fase ancora più cruenta. Nella notte, la Russia ha lanciato un imponente attacco aereo sull’Ucraina, impiegando ben 537 tra missili e droni, secondo quanto riferito dalle autorità di Kiev. Tra le conseguenze dell’offensiva, la perdita di un caccia F-16: il velivolo è stato abbattuto e il pilota ucraino è morto.
Nel frattempo, da Mosca, il Cremlino ribadisce la linea dura: “È impossibile spingere la Russia a un negoziato sull’Ucraina introducendo nuove sanzioni”, ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass. “Più gravi saranno le misure, più seria sarà la risposta della Russia”.
Eppure, la stessa Mosca ha lasciato intravedere uno spiraglio diplomatico: sempre secondo Peskov, il Cremlino auspica che la data per un nuovo round di colloqui con Kiev possa essere concordata a breve. Nessun dettaglio è stato fornito, ma l’apertura – seppur condizionata – segnala che le porte del dialogo non sono del tutto chiuse.
Sul fronte opposto, la scelta dell’Ucraina di uscire dal Trattato di Ottawa rappresenta una svolta significativa. La Convenzione, firmata nel 1997 e sottoscritta da oltre 160 Paesi, ha rappresentato un importante traguardo del diritto umanitario internazionale. Il ritiro di Kiev ne segna un possibile arretramento, giustificato dal governo ucraino con l’esigenza di rafforzare le difese nei territori più vulnerabili dell’Est e del Sud, dove le forze russe avanzano.
La decisione ha un valore simbolico e operativo: riapre la porta all’impiego di mine antiuomo da parte ucraina, una possibilità che pone nuove sfide sul piano etico e militare, e che rischia di compromettere ulteriormente gli sforzi internazionali per limitare le conseguenze della guerra sui civili.
Intanto, il presidente russo Vladimir Putin si è detto “fiducioso nella vittoria” in Ucraina, confermando l’intenzione di proseguire l’offensiva fino al raggiungimento degli obiettivi strategici.
L’intensificarsi dei bombardamenti, l’inasprimento delle dichiarazioni politiche e il ritiro unilaterale da trattati internazionali sembrano delineare un’estate ancora lunga sul fronte orientale dell’Europa. La pace, al momento, resta distante.
