ROMA – È un duro colpo alla criminalità organizzata quello messo a segno il 18 giugno dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, che con il supporto dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Latina e Cosenza hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale del Riesame di Roma. Tre destinatari del provvedimento risultano al momento irreperibili e sono attivamente ricercati.
L’operazione è l’esito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, che ha portato alla luce una fitta rete criminale dedita al narcotraffico, alle estorsioni e agli incendi dolosi, radicata tra il Lazio e la Calabria e riconducibile al sodalizio già smantellato nel 2022, guidato da Elvis Demce, trafficante di origine albanese condannato a 18 anni di reclusione nel dicembre dello stesso anno.
Questa seconda tranche investigativa si è concentrata sui membri rimasti in attività e sugli episodi criminali non emersi nelle prime fasi dell’indagine. Le intercettazioni ambientali, l’analisi di chat criptate e altri strumenti investigativi hanno permesso agli inquirenti di delineare compiti e ruoli dei sodali coinvolti, attivi nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti — cocaina, hashish e marijuana — lungo l’asse Roma–Reggio Calabria, con una rete di distribuzione ben radicata anche nella provincia di Latina.
I quantitativi sequestrati e documentati parlano da soli: tra maggio 2020 e marzo 2021 sarebbero stati movimentati 338 chilogrammi di cocaina, 1.510 kg di hashish e 70 kg di marijuana, per un giro d’affari stimato in diversi milioni di euro.
Ma accanto al narcotraffico, il gruppo si è distinto anche per la brutale gestione dei debiti legati agli stupefacenti. Le estorsioni documentate dagli investigatori evidenziano metodi violenti e intimidatori. In un caso, per ottenere il saldo di un credito legato all’acquisto di cocaina, tre affiliati avrebbero incendiato una sala scommesse a Roma, minacciato di morte il debitore e pianificato persino la sua esecuzione. Il risultato: un pagamento di 10 mila euro, un orologio di lusso e ulteriori 70 mila euro estorti con la forza.
In un altro episodio, due uomini del clan, insieme ad altri complici, avrebbero ottenuto 108 mila euro da un acquirente, ricorrendo a minacce di morte. Ancora più drammatico il caso in cui un uomo è stato costretto a recarsi in una pineta, dove un’arma da fuoco gli è stata puntata alla testa: da quell’atto di terrore è scaturito il versamento forzato di 50 mila euro.
L’operazione restituisce l’immagine di una consorteria ben strutturata, capace di agire con ferocia e metodi mafiosi, che aveva ripreso slancio dopo la condanna del capo riconosciuto, Elvis Demce. Gli arresti di oggi rappresentano un’importante risposta dello Stato, in un quadro che conferma la pericolosità delle infiltrazioni criminali sul territorio nazionale e la necessità di un costante impegno investigativo.
