5 Ottobre 2026, lunedì
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Bufera su un consigliere di Fratelli d’Italia: cita Goebbels contro la bandiera arcobaleno

A Bolzano scoppia la polemica: il post di Diego Salvadori provoca indignazione politica. Zan (PD): “Chi usa parole di un nazista non può stare nelle istituzioni”

Bolzano – «La bandiera non segue il popolo, è il popolo che deve seguire la bandiera». Una frase celebre di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich, riportata in un post su Facebook dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Diego Salvadori. L’intento dichiarato: criticare l’esposizione della bandiera arcobaleno al Noi Techpark, simbolo di inclusività e sostegno alla comunità LGBTQIA+. Il risultato: una valanga di reazioni indignate, accuse di apologia del nazismo e una nuova frattura politica nel centrodestra locale.

La frase, attribuita senza giri di parole a uno dei principali ideologi del nazismo, ha suscitato immediate reazioni. Tra le prime a intervenire la consigliera verde Cornelia Brugger, che non usa mezzi termini: «Questa è apologia del nazismo. Mi chiedo cosa ne pensi il sindaco Corrarati, che aveva promesso che il fascismo non sarebbe mai entrato in Consiglio comunale. E cosa ne pensa la Svp, che pare aver dimenticato i valori fondativi della Volkspartei».

Durissima anche la presa di posizione dell’assessore provinciale Christian Bianchi, coordinatore di Forza Italia: «Come coordinatore voglio esprimere sdegno e totale distanza dalle affermazioni di Salvadori. Sono affermazioni inaccettabili, lesive per l’intera coalizione. Forza Italia, anche a nome dei suoi consiglieri comunali, non accetta questa bassezza culturale».

Travolto dalle polemiche, Salvadori ha pubblicato una nota in cui prende le distanze dalla figura storica evocata: «Il mio post conteneva una citazione storica riconducibile a Goebbels, che ripudio nel modo più assoluto, così come ogni forma di regime totalitario. Mi rendo conto tuttavia che la citazione sia stata poco opportuna e si presti a fraintendimenti. Mi scuso con chiunque si sia sentito offeso nella propria sensibilità».

Scuse che non sono bastate a placare le reazioni, né all’interno del mondo politico né nella società civile. A livello nazionale, interviene Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria del Partito Democratico ed europarlamentare: «Siamo oltre la provocazione: qui si legittima un linguaggio che ha prodotto persecuzioni, discriminazioni e stermini. E nel partito di Salvadori c’è anche chi approva. È da questo clima tossico che nasce l’odio che alimenta le violenze contro le persone LGBTQIA+. Chi usa le parole di un nazista non può stare nelle istituzioni. Salvadori deve dimettersi. Subito».

La vicenda rischia ora di diventare un caso politico nazionale, mentre a Bolzano si riaccende il dibattito sull’opportunità di esporre simboli di inclusività e sul confine – sempre più sottile – tra provocazione politica e revisionismo.

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