Caso spyware, cresce lo scandalo: intercettati illegalmente almeno cinque giornalisti. Il Pd: “Il governo non può più tacere”
Uno scandalo di proporzioni sempre più ampie sta scuotendo le istituzioni italiane e il mondo dell’informazione. Secondo quanto emerso oggi da fonti giudiziarie e dalle indagini in corso, almeno cinque giornalisti — quattro identificati dalla Procura di Roma e uno europeo, individuato da Citizen Lab — sarebbero stati intercettati in modo illecito tramite lo spyware “Graphite”, un sofisticato malware sviluppato dalla società israeliana Paragon.
I nomi emersi sinora sono di primo piano: Giovanni Tizian e Nello Trocchia di Fanpage, la blogger olandese Eva Vlaardingerbroek, Roberto D’Agostino, fondatore del sito Dagospia, e un reporter straniero che ha chiesto di mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza. Secondo gli esperti di Citizen Lab, centro indipendente specializzato in cybersicurezza e diritti digitali, la compromissione dei dispositivi non è avvenuta per errore: si tratta di operazioni mirate, sofisticate, e condotte con obiettivi da chiarire.
A reagire con durezza è il Partito Democratico, che con una nota congiunta firmata da Sandro Ruotolo (responsabile Informazione della segreteria Pd), Debora Serracchiani (capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera) e Stefano Graziano (capogruppo Pd in commissione Difesa) chiede chiarimenti immediati all’esecutivo.
“È inaccettabile — scrivono — che in un Paese democratico dei giornalisti vengano spiati illegalmente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano non possono più restare in silenzio. Se davvero i servizi segreti italiani non sono coinvolti, allora chi ha avuto accesso a questi telefoni? Chi ha installato Graphite, e per conto di chi?”
Le opposizioni chiedono l’apertura urgente di un’indagine parlamentare, mentre la magistratura prosegue le verifiche su un possibile utilizzo del malware su territorio italiano, con implicazioni potenzialmente esplosive sul piano istituzionale.
L’episodio, per molti osservatori, riapre anche una riflessione più ampia sulle garanzie per la libertà di stampa, sulla tutela delle fonti giornalistiche e sull’uso opaco delle tecnologie di sorveglianza. “Il caso non è chiuso, si sta allargando”, avvertono i parlamentari Pd. E con esso si allarga anche l’ombra di un possibile abuso di potere che rischia di minare la fiducia nelle istituzioni democratiche.
