6 Ottobre 2026, martedì
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Corruzione 4.0: l’Italia disarma la legalità nell’era delle criptomazzette

Mentre la corruzione evolve sfruttando innovazioni tecnologiche e strumenti digitali, l’Italia fa marcia indietro sugli strumenti di contrasto. L’allarme di Debora Serracchiani: "Così si favoriscono i corrotti, non gli investimenti".

Nel mondo globale e iperconnesso, anche la corruzione cambia volto. Non più soltanto valigette di contanti scambiati di nascosto, ma flussi opachi che corrono su reti digitali, criptovalute e tecnologie sofisticate. In questo scenario in continua evoluzione, l’Italia rischia di restare tragicamente ancorata a una visione del passato, disarmandosi proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di armi nuove, efficaci e intelligenti.

A lanciare un forte allarme è Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che in un video diffuso sui social denuncia un’inversione di marcia preoccupante da parte del Governo: “La corruzione oggi ha preso le autostrade dell’innovazione, ma l’Italia, invece di tenere il passo, ha deciso di smantellare gli strumenti che aveva costruito nel tempo”.

I numeri sembrano darle ragione. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency International, l’Italia è scivolata di dieci posizioni nell’indice globale di percezione della corruzione, passando dal 42° al 52° posto. E il quadro europeo non è più rassicurante: tra i 27 Paesi membri dell’Unione, il nostro si piazza al 19° posto, segnando un deterioramento sia in termini di immagine che di fiducia da parte degli investitori internazionali.

“La legalità – prosegue Serracchiani – non si difende riducendo i controlli o indebolendo la normativa. Questo Governo ha deciso di abolire l’abuso d’ufficio, un reato-spia che spesso ha permesso di far emergere vicende ben più gravi. Non solo: si pensa a realizzare grandi opere come il Ponte sullo Stretto limitando addirittura i controlli antimafia. Un segnale pericoloso che apre varchi ai comportamenti illeciti e compromette la trasparenza amministrativa”.

Il messaggio è chiaro: senza regole certe, affidabili e aggiornate al tempo in cui viviamo, diventa difficile garantire non solo legalità, ma anche attrattività economica. “Chi investe in Italia – conclude Serracchiani – cerca stabilità e sicurezza giuridica. Se il sistema si mostra permeabile alla corruzione e ostile ai controlli, a guadagnarci saranno solo i corrotti, non certo le imprese sane”.

La sfida, dunque, non è solo giuridica o politica. È culturale, strutturale e soprattutto tecnologica. Perché nella lotta alla corruzione del XXI secolo non basta più il vecchio armamentario: servono strumenti moderni, trasparenza digitale e una volontà politica capace di guardare avanti.

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