6 Ottobre 2026, martedì
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Delitto di Abano, la Cassazione riapre il caso Boscaro: “Valutare le provocazioni”

L’omicidio di Mattia Caruso risale al 2022. La Suprema Corte ha annullato la condanna a 20 anni inflitta alla ex compagna: il processo d'appello sarà rifatto per valutare le attenuanti.

Il processo a Valentina Boscaro dovrà essere rifatto. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Venezia, riaprendo di fatto il caso dell’omicidio di Mattia Caruso, avvenuto il 25 settembre 2022 ad Abano Terme, in provincia di Padova. La donna, oggi 33enne, era stata condannata a 20 anni di reclusione per aver ucciso con una coltellata il suo ex fidanzato, al termine – come lei stessa aveva riferito – di un’escalation di minacce, percosse e abusi.

Secondo i giudici della Cassazione, però, il verdetto di secondo grado non ha tenuto adeguatamente conto del contesto relazionale tossico in cui maturò il delitto, né delle presunte “provocazioni” subite dall’imputata: elementi che, se riconosciuti come attenuanti generiche, potrebbero ridurre sensibilmente la pena.

Il delitto e la falsa pista

I fatti risalgono a una sera d’autunno, quando la coppia, dopo aver trascorso alcune ore insieme, si stava dirigendo in auto verso l’abitazione di lei. Inizialmente, Boscaro aveva tentato di depistare le indagini, raccontando ai carabinieri che Caruso era stato aggredito nel parcheggio di un locale e che, nonostante ferito, aveva provato a mettersi alla guida prima di accasciarsi pochi chilometri dopo, ormai in fin di vita.

Le indagini, però, smentirono rapidamente questa versione. Gli inquirenti ricostruirono una dinamica ben diversa: nel corso di un litigio in macchina, Boscaro colpì Caruso con un coltello al costato, un fendente letale. Davanti alle prove raccolte, la donna confessò l’omicidio, dichiarando però di aver agito in preda al terrore, mentre veniva picchiata e minacciata di morte.

Una relazione segnata da violenze

Nel corso del processo, la difesa di Valentina Boscaro ha più volte sottolineato la natura abusante della relazione, descrivendo Mattia Caruso come un uomo violento e manipolatore. La donna ha riferito di essere stata vittima di aggressioni fisiche e abusi sessuali, e di aver vissuto nella costante paura. Secondo il suo racconto, il compagno si vantava di essere legato ad ambienti mafiosi e di poterla “sparare in testa” senza conseguenze.

Un quadro drammatico che, tuttavia, non aveva trovato pieno riconoscimento nella sentenza di appello. I giudici veneziani avevano ridotto la condanna da 24 a 20 anni, ma avevano escluso la concessione delle attenuanti legate allo stato d’ira determinato dalle provocazioni subite: un elemento che, ora, la Cassazione chiede di rivalutare con attenzione.

L’impatto sulla pena

Se nel nuovo processo d’appello verrà riconosciuta l’attenuante della provocazione, la pena potrebbe essere ulteriormente ridotta fino a un terzo, portando la condanna complessiva a circa 13 anni, con una possibile ulteriore riduzione in sede esecutiva.

Attualmente, Valentina Boscaro si trova agli arresti domiciliari, sottoposta a sorveglianza elettronica, dopo aver trascorso diversi mesi nel carcere di Montorio, a Verona.

Il nuovo processo sarà chiamato non solo a rivalutare i fatti, ma anche a leggere nella complessità di un rapporto segnato da violenza e paura. La giustizia – ha stabilito la Suprema Corte – deve interrogarsi anche su ciò che, in quella macchina, quella sera, non era visibile a occhio nudo.

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