5 Ottobre 2026, lunedì
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“Liliana non è stata uccisa da Visintin, ma lui sa chi è stato”: nuovi dubbi sul caso Resinovich

Parla l’amico della vittima, Claudio Sterpin: "Un delitto premeditato, opera di più persone". Possibili nuove valutazioni sulle testimonianze inizialmente ignorate.

TRIESTE — A oltre tre anni dal ritrovamento del corpo di Liliana Resinovich nel parco di San Giovanni, la verità sulla sua morte appare ancora lontana. E mentre la Procura punta il dito contro il marito, Sebastiano Visintin, un nuovo elemento scuote le indagini: la voce di Claudio Sterpin, storico amico della vittima, che esclude la colpevolezza dell’uomo ma lo ritiene comunque custode di segreti decisivi.

“Non credo sia stato Sebastiano a ucciderla, ma sono certo che sa chi è stato”, ha dichiarato Sterpin in un’intervista dai toni accesi e drammatici, convinto che il delitto sia stato “premeditato e portato a termine da più persone”. Una pista che, se confermata, smonterebbe l’ipotesi dell’omicidio passionale solitario.

Secondo Sterpin, Liliana non sarebbe mai rimasta da sola per giorni nel boschetto dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale: “Se il corpo fosse stato lì due giorni, sarebbe stato sfigurato dai cinghiali che popolano quella zona. Invece è stato collocato poco prima del ritrovamento, la mattina del 5 gennaio”.

Un dettaglio che l’uomo sostiene di aver già riferito spontaneamente alla polizia: “Il 15 dicembre 2021 mi sono presentato in Questura. Se non l’ho detto allora, l’ho sicuramente dichiarato subito dopo il ritrovamento. È impensabile che in venti giorni non sia accaduto nulla. Liliana è stata portata lì solo poche ore prima”.

Le testimonianze dimenticate

A dare nuova linfa alle sue parole, ora tornano alla ribalta alcune testimonianze rilasciate da operatori sanitari del parco, inizialmente archiviate come non rilevanti. Tra queste, quella di chi raccontò di aver visto — nei giorni precedenti al 5 gennaio — un uomo aggirarsi all’alba nella stessa area dove sarebbe stato rinvenuto il corpo.

Si trattava, secondo il racconto, di un individuo con la barba bianca, abiti scuri e una torcia. Un’identikit vago, ma oggi potenzialmente più significativo, alla luce delle nuove ipotesi investigative e del coinvolgimento — ancora da confermare — del marito.

Questi testimoni, che in un primo momento non erano stati ritenuti fondamentali, potrebbero ora essere riascoltati in un contesto mutato, dove ogni dettaglio acquisisce un nuovo peso.

Il silenzio e i social

Nel frattempo, Sebastiano Visintin non risulta più reperibile, almeno secondo le fonti investigative. Tuttavia, fino a poche ore fa continuava ad aggiornare i propri profili social, pubblicando immagini di lui e Liliana, quasi a volerne perpetuare il legame nel tempo.

Il clima resta teso. All’orizzonte si profila un possibile incidente probatorio, che potrebbe diventare un momento decisivo per fare chiarezza. Sterpin non si dice turbato all’idea di rivedere Visintin: “Non mi imbarazza incontrarlo. Non penso sia lui l’artefice materiale, ma sa tutto. Sa dove è stato tenuto il corpo, chi l’ha trasportata, e perché”.

Verso una svolta?

È ancora presto per parlare di svolta, ma qualcosa si muove. Le parole di Sterpin, la rilettura delle testimonianze trascurate, il silenzio di Visintin: tutto contribuisce a riaprire scenari finora trascurati.

“Speriamo che sia la volta buona”, sospira Sterpin. Una speranza condivisa da chi, da oltre tre anni, aspetta giustizia per Liliana.

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