SALERNO – In provincia di Salerno si continua a morire di fatica. Nei campi, nei magazzini, nei cantieri dell’agroalimentare, dove il lavoro dovrebbe essere riscatto, è spesso condanna. A pagare il prezzo più alto sono i più fragili, soprattutto lavoratori migranti, intrappolati in un sistema che trasforma i diritti in variabili negoziabili e il lavoro in sfruttamento quotidiano.
È contro questa realtà che lunedì 26 maggio, dalle 10:00 alle 12:00, la CGIL di Salerno e la FLAI CGIL daranno vita a un presidio davanti alla Prefettura. Un’iniziativa simbolica ma necessaria, per rilanciare la richiesta di legalità nei settori agricolo e agroindustriale e per pretendere l’applicazione effettiva della Legge 199 del 2016 contro il caporalato.
Un’emergenza strutturale
I numeri parlano chiaro. Secondo il Bollettino METES 2024, basato su dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, quasi il 43% delle aziende agricole ispezionate in Italia presenta irregolarità. In provincia di Salerno il dato è ancora più grave: il 59,5% delle imprese controllate risulta fuori norma. Più di una su due. Dietro queste percentuali ci sono storie di turni massacranti, paghe da fame, lavoratori non dichiarati, contratti falsi o assenti.
«È inaccettabile – denuncia Alferio Bottiglieri, segretario generale della FLAI CGIL Salerno – che, a quasi dieci anni dalla Legge 199, lo sfruttamento continui a essere normalizzato. C’è bisogno di più controlli, più ispettori e più coraggio. Non basta la repressione: serve una strategia di prevenzione che parta dal territorio».
Il quadro si aggrava ulteriormente nei casi di appalto e subappalto, dove la catena delle responsabilità si frammenta fino a diventare imprendibile. Secondo i dati, in Campania il 77% delle aziende agricole coinvolte in subappalti presenta irregolarità. Una vera giungla contrattuale dove a perdere sono sempre i lavoratori.
Lo spettro dell’estate e la trappola della precarietà
Con l’arrivo della stagione estiva, la domanda di manodopera agricola aumenta vertiginosamente. Ma senza controlli e garanzie, cresce anche il rischio di abusi. «Lavorare nei campi a oltre 40 gradi per dodici ore al giorno – spiega Bottiglieri – non è solo faticoso, è pericoloso. E spesso quei turni non vengono neppure riconosciuti per intero sul piano retributivo».
Una precarietà che allontana le nuove generazioni e alimenta il ricatto nei confronti dei migranti, spesso costretti a lavorare in nero per non perdere il permesso di soggiorno o un alloggio già fatiscente.
La solitudine di chi denuncia
«Chi alza la voce viene lasciato solo», denuncia Antonio Apadula, segretario generale della CGIL Salerno. «Il presidio del 26 maggio è un atto di resistenza civile. Vogliamo un lavoro più sicuro, meno precario, con più diritti e più integrazione. I numeri del METES parlano chiaro: in Campania quasi il 70% delle aziende agricole ispezionate nel 2024 è risultata irregolare. È un sistema che arricchisce pochi sulla pelle di molti».
Le richieste al Governo
CGIL e FLAI chiedono un piano straordinario per l’emersione del lavoro nero, l’assunzione di nuovi ispettori, trasparenza nelle filiere produttive e un freno immediato agli appalti al massimo ribasso. Durante il presidio, una delegazione sindacale sarà ricevuta in Prefettura per presentare proposte operative e un quadro dettagliato delle criticità.
«Non chiediamo miracoli – conclude Apadula – chiediamo solo che la legge venga applicata. Che il lavoro torni a essere ciò che deve: dignità, crescita, libertà».
