5 Ottobre 2026, lunedì
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Trump apre alla Turchia: “Se Putin ci sarà, potrei andarci anch’io”

L’ex presidente USA lascia intendere una possibile partecipazione a futuri colloqui tra Russia e Ucraina ospitati da Erdoğan

A bordo dell’Air Force One, in volo tra l’Arabia Saudita e il Qatar, Donald Trump ha lasciato intendere una possibilità che, se concretizzata, potrebbe cambiare le carte in tavola nel delicatissimo scacchiere diplomatico tra Russia e Ucraina. “Non so se ci andrà, ma so che gli piacerebbe che fossi presente. È una possibilità”, ha detto ai giornalisti l’ex presidente statunitense, rispondendo a una domanda sull’eventualità che Vladimir Putin si rechi in Turchia per colloqui di pace con Volodymyr Zelensky.

Le dichiarazioni, volutamente ambigue ma fortemente simboliche, sono arrivate al termine della tappa saudita del viaggio di Trump in Medio Oriente. La prospettiva di una sua visita ad Ankara, subordinata alla presenza del leader del Cremlino, alimenta le speculazioni su un suo possibile ruolo da mediatore ombra in un negoziato tra Mosca e Kiev, in un momento in cui il conflitto continua a infiammare i rapporti internazionali.

Erdoğan regista silenzioso?

Il riferimento alla Turchia non è casuale. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan da mesi tenta di rilanciare il ruolo di Ankara come piattaforma neutrale per un dialogo tra le parti in guerra. Dopo aver ospitato i primi colloqui nei mesi successivi all’invasione russa del 2022, la Turchia resta uno dei pochi attori regionali a mantenere relazioni diplomatiche con entrambi i Paesi, grazie anche a una storica ambivalenza nei rapporti con la NATO e il blocco eurasiatico.

Un ritorno sulla scena globale

Trump, pur non rivestendo attualmente incarichi ufficiali, continua a muoversi come un attore politico globale. Il messaggio lanciato ai giornalisti non è solo un’ipotesi diplomatica: è un segnale. La sua disponibilità a “essere presente” se Putin accetterà di negoziare suggerisce un ritorno in grande stile sulla scena internazionale, in un momento in cui si intensifica la sua corsa verso la riconquista della Casa Bianca.

Resta da vedere quanto siano concrete le sue parole o quanto siano piuttosto un’abile mossa retorica destinata a rafforzare la sua immagine di uomo del dialogo — ma a modo suo — anche nei dossier più esplosivi.

Una diplomazia alternativa e controversa

L’ex presidente ha spesso rivendicato un rapporto personale con Putin e non ha mai nascosto la propria sfiducia verso le modalità multilaterali della diplomazia tradizionale. La sua visione della mediazione è sempre stata orientata al bilaterale, al carisma e alla leva personale. In questo senso, l’eventuale presenza a un incontro tra Putin e Zelensky — per quanto ipotetica — rientrerebbe pienamente nel suo stile: un’entrata dirompente, fuori protocollo, tutta centrata sul suo protagonismo.

Che si tratti di una reale intenzione o di un messaggio in codice, l’eco delle sue parole ha già raggiunto i radar internazionali. E in una fase così instabile, anche un condizionale di Trump può far notizia.

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