2 Ottobre 2026, venerdì
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Tesori Ritrovati, Patrimonio Difeso: L’Arma dei Carabinieri in Prima Linea per la Cultura

Nel 2024 il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine ha condotto un'intensa attività di contrasto ai reati contro il patrimonio artistico e paesaggistico: migliaia di beni recuperati, indagini internazionali, scoperte archeologiche e prestigiose restituzioni

Difendere la memoria. Proteggere la storia. Recuperare ciò che appartiene a tutti. È con questi obiettivi che, anche nel 2024, il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Udine ha svolto un ruolo centrale nella salvaguardia dei beni culturali, un’attività intensa e a tratti sorprendente, che ha superato i confini del Friuli Venezia Giulia per toccare scenari nazionali e internazionali.

L’attività del Nucleo, specializzato nella prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio culturale, si è distinta per l’elevato numero di controlli effettuati, l’efficacia degli interventi repressivi e la qualità delle collaborazioni interistituzionali. In totale, sono stati condotti 14 sopralluoghi in musei, biblioteche e archivi, 60 controlli in aree archeologiche terrestri e marine, con particolare attenzione ai siti UNESCO, e 156 verifiche su aree sottoposte a vincoli monumentali e paesaggistici. A ciò si sommano 156 ispezioni in esercizi commerciali del settore antiquariale e 19 controlli nei mercati e fiere d’antiquariato.

Un’azione capillare che ha beneficiato del supporto delle Stazioni Carabinieri territoriali, della Motovedetta di Grado (GO) e del Nucleo Subacquei di Genova, permettendo un monitoraggio integrato di terra e mare. Strategica è stata anche la collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del FVG e con l’Università di Udine, che ha condotto rilevamenti e analisi su nuovi reperti archeologici marini, ampliando il censimento del patrimonio sommerso.

Tra le scoperte più rilevanti figura il ritrovamento, al largo dell’Isola della Cona, nella Riserva della Foce dell’Isonzo, di un convoglio di quattro chiatte in ferro di inizio Novecento, probabilmente impiegate come supporto logistico per le batterie italiane durante la Prima Guerra Mondiale. Si tratta di una scoperta di eccezionale valore storico che arricchisce la memoria delle battaglie dell’Isonzo.

L’attività repressiva ha portato alla denuncia a piede libero di 71 persone, a seguito di indagini coordinate dalle Procure di Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone. Le 19 perquisizioni effettuate hanno consentito il sequestro di ben 2.724 reperti, tra cui 2.098 beni antiquariali, archivistici e librari, 619 reperti archeologici e 7 fossili, per un valore complessivo stimato in oltre 10 milioni di euro. Un solo falso artistico è stato rinvenuto, segno di un’efficace attività di prevenzione.

I furti accertati nel 2024 nel settore dei beni culturali sono stati cinque, in alcuni casi relativi a episodi avvenuti decenni fa, la cui scoperta è stata resa possibile solo grazie alle recenti indagini e a nuove catalogazioni da parte dei legittimi proprietari. Cinque anche i reati paesaggistici contestati, ma di entità contenuta.

Fondamentale si è rivelato l’utilizzo della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita in via esclusiva dal Comando TPC e alimentata quotidianamente da forze dell’ordine, dogane, soprintendenze e da fonti internazionali come l’Interpol. Uno strumento prezioso per identificare e tracciare i beni trafugati.

L’anno ha visto anche il rafforzamento della dimensione internazionale del TPC. Il personale del Nucleo di Udine ha partecipato a corsi di formazione destinati a forze di polizia dell’Est Europa e del Medio Oriente, consolidando la cooperazione contro i traffici illeciti globali. Particolarmente significativa è stata la partecipazione all’esercitazione “Enduring Stability” presso il CoESPU di Vicenza, dove il Nucleo ha operato insieme ad altri reparti specializzati dell’Arma e a funzionari del Ministero della Cultura, simulando interventi di recupero di opere d’arte in contesti di guerra e calamità naturali. Un’esperienza condotta anche nell’ambito del programma “Caschi Blu della Cultura”, promosso dall’UNESCO per tutelare i patrimoni nei teatri di crisi.

Tra le indagini di maggiore rilievo si segnala l’operazione avviata nel 2020 e conclusasi nel 2024 con il sequestro preventivo di quasi 600 opere d’arte, tra dipinti, sculture e oggetti liturgici, per un valore stimato superiore a 1,6 milioni di euro. L’indagine, condotta con la Procura di Brescia, ha preso il via da un dipinto rubato nel 2009 in provincia di Perugia, individuato su una piattaforma e-commerce. L’approfondimento investigativo ha portato alla luce 26 beni risultati trafugati tra il 1971 e il 2009 da abitazioni private e enti religiosi, molti dei quali ora restituiti ai legittimi proprietari.

Tra le restituzioni più significative del 2024 si ricordano:

  • A Firenze, 21 documenti storici riconsegnati all’Historical Archives of the European Union di Villa Salviati.
  • A Cividale del Friuli, una preziosa statua lignea del XIV secolo rientrata nella Chiesa di Santa Maria Assunta.
  • A Piacenza, un dipinto del XVII secolo restituito al Collegio Opera Pia Alberoni.
  • A Cravagliana (VC), una statua lignea del XVII secolo tornata alla Parrocchia Matrice di Maria Vergine.
  • A Roma, la restituzione di 53 manufatti alla Repubblica Popolare Cinese, e 2 reperti precolombiani al Messico, tra cui una rara coppa tripode mixteca.

L’impegno del Nucleo di Udine rappresenta un baluardo della legalità culturale. Il mercato dell’arte, sempre più digitalizzato, può diventare inconsapevole terreno fertile per traffici illeciti. Ma grazie all’attenta sorveglianza delle forze dell’Arma e alla sinergia con studiosi, soprintendenze e istituzioni, il patrimonio torna a casa. Dove deve essere: al servizio della collettività, della storia e della bellezza condivisa.

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