6 Ottobre 2026, martedì
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Operazione “Sugar Beet”: sequestrata una rete mafiosa che eludeva sequestri patrimoniali

Sei indagati coinvolti in un sistema di trasferimento fraudolento di valori e elusione di sequestri. Sequestrata una società fittizia legata alla 'Ndrangheta.

Nelle prime ore di questa mattina, una vasta operazione ha avuto luogo nelle province di Reggio Emilia e Mantova, oltre che presso la casa circondariale di Voghera (PV). Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, l’indagine ha visto l’azione congiunta del ROS e del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Emilia, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare nei confronti di sei persone, accusate di gravi reati economici e di favoreggiamento delle attività della ‘Ndrangheta in Emilia Romagna.

Le indagini hanno portato all’arresto di sei indagati, tra cui un soggetto destinatario di custodia cautelare in carcere e cinque agli arresti domiciliari. L’operazione ha riguardato il trasferimento fraudolento di valori e la sistematica elusione di provvedimenti di confisca patrimoniale, con l’obiettivo di occultare i proventi derivanti dall’attività mafiosa. Tra le accuse figurano la violazione dell’articolo 416 bis.1 c.p. (agevolazione dell’associazione mafiosa) e l’elusione delle disposizioni di prevenzione patrimoniale previste dal D. Lgs. n. 159 del 2011.

Contemporaneamente, è stato eseguito il sequestro preventivo di una società, intestata formalmente a prestanome, ma sotto il controllo di uno degli indagati, con beni e quote del valore di circa 250.000 euro. La società, con sede nella provincia di Reggio Emilia, era ufficialmente registrata come attività di trasporti e autotrasporti, ma in realtà fungeva da copertura per operazioni illecite.

L’operazione, denominata “Sugar Beet”, ha preso avvio da una segnalazione per operazione sospetta avanzata dal Consiglio Nazionale del Notariato. L’indagine ha rivelato che uno degli indagati, con un passato criminale noto per i suoi precedenti, aveva costituito la società fittizia, nascondendo dietro di essa una serie di attività illecite legate al mondo della ‘Ndrangheta. L’approfondita analisi dei conti bancari e della documentazione contabile ha permesso di scoprire come gli indagati abbiano continuato a operare attività imprenditoriali simili a quelle già confiscate, sottraendo così clienti e fornitori alle società precedentemente sottoposte a sequestro.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine è stato il tentativo degli indagati di aggirare i provvedimenti di confisca. In particolare, è emerso che i guadagni derivanti dalle attività legate alla coltivazione di barbabietole, che una delle società confiscate aveva visto decrescere, sono improvvisamente aumentati grazie alla nuova società, che operava sotto falsa intestazione. Inoltre, gli investigatori hanno accertato che gli indagati cercavano di entrare nel settore degli appalti pubblici, con l’intenzione di infiltrarsi in gare d’appalto attraverso la cosiddetta “White List”, creando un ulteriore canale di riciclaggio per i proventi delle attività mafiose.

Un altro punto critico riguarda il tentativo da parte di due indagati di indurre falsamente alcune persone a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria. Questo comportamento è stato aggravato dall’utilizzo di metodi mafiosi, un chiaro tentativo di interferire con il corso della giustizia.

La gravità degli indizi raccolti ha spinto il G.I.P. Distrettuale a disporre misure cautelari nei confronti dei sei indagati. Un arresto è stato eseguito in carcere, mentre gli altri cinque sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla serietà degli indizi raccolti, che testimoniano l’esistenza di un gruppo criminale determinato a eludere la legge e favorire l’attività mafiosa.

Si precisa che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli odierni indagati devono essere considerati innocenti fino a sentenza definitiva. Le misure cautelari sono state adottate in assenza di contraddittorio, e il Giudice avrà l’opportunità di valutare, nel corso del processo, la responsabilità o meno degli indagati.

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