Un nuovo drammatico blackout ha colpito Cuba, aggravando ulteriormente la già precaria situazione energetica dell’isola. A distanza di appena due giorni dall’ennesima interruzione, il 65% della popolazione cubana si trova ancora senza elettricità, con la capitale, L’Avana, la più colpita. Qui, infatti, l’81% delle utenze è rimasto al buio, creando disagi enormi per i cittadini e il sistema produttivo.
A fare il punto sulla crisi energetica è stato il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, che ha spiegato la gravità della situazione. Secondo quanto riportato, attualmente vengono generati solo 1.115 MW di energia, un dato drammaticamente basso se comparato con i 3.171 MW necessari per coprire la domanda media dell’isola prima del blackout. Questo vuol dire che Cuba sta producendo solo il 35% dell’energia che le serve, con gravi ripercussioni su tutti i settori.
Il blackout, che rappresenta il quarto in soli cinque mesi, ha messo a dura prova una nazione già alle prese con difficoltà economiche e infrastrutturali. La crisi energetica, infatti, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di carenze nei settori chiave, come l’approvvigionamento di combustibili e la manutenzione delle centrali elettriche.
Le autorità locali stanno lavorando per ripristinare la normalità, ma la frequenza e la durata degli spegnimenti sollevano interrogativi sulle cause strutturali di questo ripetersi dei blackouts. La situazione continua a destare preoccupazione, non solo per i disagi quotidiani dei cittadini, ma anche per le ripercussioni sullo sviluppo economico e la qualità della vita sull’isola.
