Un’imponente rete criminale dedita al traffico di droga è stata smantellata questa mattina dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari nell’ambito dell’operazione “Messa a Fuoco”, culminata con l’esecuzione di 37 misure cautelari. Il blitz, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia e autorizzato dal Gip del Tribunale di Bari, ha visto l’impiego di unità specializzate, tra cui il Nucleo Cinofili di Modugno e il 6° Nucleo Elicotteri, oltre al supporto dei reparti territorialmente competenti.
L’indagine, partita nell’ottobre 2021 dopo un incendio doloso di veicoli a Turi, ha svelato un intricato intreccio criminale che vedeva contrapposti due gruppi armati affiliati ai clan mafiosi baresi “Parisi” e “Strisciuglio”, in lotta per il controllo della piazza di spaccio locale. Quel rogo si è rivelato non un semplice atto vandalico, ma una ritorsione mafiosa per punire chi aveva infranto il divieto di spacciare in quell’area.
Traffico di droga, estorsioni e armi: il volto della criminalità organizzata
Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, telecamere nascoste, tracciamenti GPS e attività di osservazione sul campo, i militari hanno messo in luce la struttura piramidale delle due organizzazioni: dai capi ai promotori, dai contabili fino ai pusher al dettaglio. Ogni ruolo era meticolosamente definito, mentre le attività illecite venivano condotte con metodi sofisticati per eludere i controlli.
La droga veniva occultata in nascondigli ingegnosi – intercapedini di box sotterranei, muretti a secco e luoghi difficilmente accessibili – mentre gli scambi avvenivano utilizzando un linguaggio criptico per depistare eventuali intercettazioni. I clan gestivano il traffico di cocaina con una rete capillare, arrivando persino a vendere sostanze stupefacenti a minori.
Gli investigatori hanno scoperto che uno dei gruppi era guidato a distanza da un detenuto che, pur dietro le sbarre, continuava a impartire ordini grazie all’uso illecito di dispositivi di comunicazione. Le comunicazioni tra affiliati avvenivano anche attraverso social network e applicazioni di messaggistica, spesso utilizzando schede telefoniche intestate a prestanomi.
Guerra di droga e violenza mafiosa: il prezzo del potere
La lotta per il predominio territoriale tra i due clan ha alimentato episodi di violenza e intimidazione, inclusi incendi dolosi e richieste estorsive aggravate dal metodo mafioso. Nonostante l’arresto di alcuni promotori, le attività criminali sono proseguite grazie alla riorganizzazione interna: una donna è emersa come figura chiave nella gestione operativa, garantendo la continuità dello spaccio e la raccolta dei proventi.
Durante l’indagine sono stati effettuati 11 arresti in flagranza di reato, 13 denunce e sequestrati oltre un chilogrammo di droga, una pistola e ingenti somme di denaro.
Il blitz finale: misure cautelari e accuse pesanti
Il quadro indiziario raccolto ha portato alla contestazione di ben 146 capi d’imputazione, tra cui associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione illegale di armi, ricettazione e violenza a pubblico ufficiale.
Dei 37 indagati, 15 sono stati tradotti in carcere, 16 posti agli arresti domiciliari e 6 sottoposti all’obbligo di dimora con restrizioni orarie.
L’operazione “Messa a Fuoco” segna un duro colpo ai clan mafiosi baresi e sottolinea l’impegno continuo della magistratura e dell’Arma dei Carabinieri nella lotta contro il narcotraffico, una delle principali fonti di finanziamento della criminalità organizzata.
Va ricordato che il procedimento è nella fase preliminare delle indagini e che la colpevolezza degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo, garantendo il pieno diritto alla difesa.
