6 Ottobre 2026, martedì
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“Non si canta in napoletano”: Firenze e la denuncia di un 26enne

Un episodio di discriminazione linguistica scuote i social: Pasquale Abbatiello racconta la sua esperienza durante una serata di Capodanno. Mastella interviene: "Stupida forma di razzismo".

Firenze, la città dell’arte e della cultura, si trova al centro di una polemica inaspettata. Un giovane dottorando, Pasquale Abbatiello, originario di Benevento, ha denunciato sui social un episodio che ha suscitato indignazione: durante una serata karaoke in un locale del centro storico, gli sarebbe stato proibito di cantare in napoletano.

La serata che ha acceso il dibattito

Pasquale, 26 anni, era arrivato a Firenze per festeggiare il Capodanno insieme a un gruppo di amici. L’atmosfera era quella tipica delle grandi occasioni: allegria, brindisi e un pubblico variegato, composto anche da turisti americani e tedeschi. Nel mezzo dei festeggiamenti, il giovane decide di partecipare al karaoke, animato dal desiderio di coinvolgere il pubblico con una celebre canzone napoletana: “Tu si ‘a fine do munno” di Angelo Famao.

“Non sono un cantante professionista, solo un appassionato”, racconta Pasquale in un video diventato virale sui social. “Mi metto in fila e, quando arriva il mio turno, inserisco il titolo della canzone nel computer. Ma l’addetto all’evento, notando che si trattava di un brano in napoletano, mi blocca. Mi dice che qui non si può cantare in napoletano”.

La reazione del pubblico e il clamore mediatico

Il racconto di Pasquale ha subito acceso il dibattito online. Il pubblico presente, eterogeneo e apparentemente incuriosito dalla proposta musicale, si è trovato spiazzato. “Era un’opportunità per condividere un momento di leggerezza e celebrare la ricchezza delle nostre tradizioni regionali”, ha aggiunto il giovane.

La vicenda non è passata inosservata. Clemente Mastella, ex sindaco di Benevento, ha commentato con durezza: “Una stupida forma di razzismo culturale. Il dialetto napoletano è patrimonio, non motivo di esclusione”. Il caso ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che hanno difeso la scelta del locale, mentre altri hanno espresso solidarietà a Pasquale.

Un riflesso delle sfide culturali

L’episodio apre una riflessione più ampia sulla percezione delle lingue e dei dialetti in Italia. Se da un lato il napoletano è considerato una lingua storica, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale, dall’altro persistono pregiudizi che ne limitano l’espressione in contesti formali o pubblici.

Pasquale conclude il suo video con un appello: “Non volevo creare divisioni, ma celebrare la bellezza delle nostre radici. Spero che episodi come questo ci facciano riflettere sull’importanza del rispetto reciproco e della valorizzazione delle diversità”.

Firenze, da sempre simbolo di apertura e dialogo culturale, saprà cogliere questa opportunità per rinnovare il suo impegno verso l’inclusività?

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