A cura di Ionela Polinciuc
Il 25 novembre è una data che risuona nel cuore di tutti, perché non è solo una commemorazione, ma una ferita ancora aperta. È il giorno in cui il mondo si ferma per ricordare le milioni di donne che, ogni anno, vivono nell’incubo della violenza. Ma più di ogni cosa, è un giorno che deve scuotere la nostra coscienza e spingerci a riflettere sulla dolorosa realtà che, ancora oggi, troppe donne sono costrette a sopportare in silenzio.
Le parole “violenza sulle donne” evocano immagini di sofferenza indicibile: la paura negli occhi di una madre che cerca di proteggere i propri figli, la solitudine di una figlia che non può chiedere aiuto, il pianto silenzioso di una donna che ha perso la sua dignità e la sua libertà. La violenza non è solo fisica. È psicologico, emotiva, sessuale. È un veleno che penetra nel cuore e nell’anima, lasciando cicatrici invisibili ma indelebili. Queste cicatrici non si vedono, ma si sentono. Si sentono nei gesti tremanti, nelle parole susurrate, nei sogni spezzati.
Ogni numero che leggiamo, ogni statistica che riportiamo, è una storia di dolore. La violenza sulle donne non è un fenomeno che accade “lontano da noi”. È una realtà che vive accanto a noi, che si nasconde nelle pieghe delle nostre città, dei nostri quartieri, delle nostre case. Una donna su tre, nel mondo, ha subito violenza fisica o sessuale. È una donna che ci somiglia, che potrebbe essere nostra madre, nostra sorella, nostra figlia. Eppure, troppo spesso, giriamo la testa dall’altra parte, come se il dolore di un’altra persona non ci riguardasse.
Il 25 novembre, ogni anno, ci ricordiamo che la violenza non si ferma mai. Ogni giorno ci sono donne che vengono picchiate, che vengono umiliate, che vengono distrutte nel corpo e nell’anima. Ogni giorno ci sono storie di abusi che non vengono raccontate, di violenze che restano nell’ombra, di vite spezzate che non trovano giustizia. E mentre ricordiamo queste donne, non possiamo ignorare una verità dolorosa: finché non ci impegneremo a cambiare davvero, questa realtà non cambierà.
Non possiamo continuare a tollerare che la violenza contro le donne sia trattata come un problema “secondario”. Non possiamo più permettere che la paura di essere giudicato o il timore di non essere creduti facciano tacere le voci di chi sta soffrendo. La violenza non è mai giustificata. Mai. Eppure, troppo spesso, viene minimizzata, giustificata, ignorata.
Oggi, più che mai, dobbiamo prendere una posizione. Non possiamo più restare in silenzio. Dobbiamo lottare affinché ogni donna possa vivere senza paura. Ogni donna merita di essere libera, merita di sentirsi al sicuro, merita di essere rispettata. Ogni donna merita di essere ascoltata.
Oggi, in questa giornata, facciamo nostro l’impegno di combattere la violenza in tutte le sue forme. Facciamolo per le donne che non ci sono più, per quelle che stanno ancora lottando, per quelle che non hanno mai avuto il coraggio di parlare. Non possiamo aspettare un altro 25 novembre per ricordare. Ogni giorno deve essere un giorno di impegno, ogni giorno deve essere un giorno di azione. È il momento di trasformare il dolore in cambiamento. È il momento di agire, insieme, per un mondo in cui nessuna donna deve più soffrire in silenzio.
