14 Ottobre 2026, mercoledì
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Sciopero di medici e infermieri: adesioni alte e protesta contro la Legge di Bilancio

Oggi il sistema sanitario italiano è al centro di una protesta di grande rilievo. Medici, infermieri e dirigenti sanitari hanno aderito a uno sciopero nazionale indetto per contestare la Legge di Bilancio 2025, ritenuta insufficiente a fronteggiare le crescenti difficoltà del settore. Le adesioni hanno toccato punte dell’85%, dimostrando un forte coinvolgimento della categoria. Garantite solo le prestazioni urgenti, mentre sono a rischio 1,2 milioni di prestazioni programmate, tra cui 50mila esami radiografici, 15mila interventi chirurgici e 100mila visite specialistiche.

I sindacati Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up denunciano un quadro allarmante per la sanità pubblica. La Legge di Bilancio, spiega, riduce il finanziamento sanitario rispetto alle aspettative, offrendo un aumento salariale giudicati irrisori. Per il 2025, i medici riceveranno un incremento netto di appena 17 euro al mese, mentre gli infermieri solo 7 euro. Gli incrementi previsti per il 2026 sono considerati insufficienti, con una cifra massima di 115 euro per i medici.

Inoltre, la protesta mira a portare l’attenzione su:

  • Carenza di personale , che compromette la qualità dei servizi.
  • Condizioni di lavoro insostenibili , aggravate dall’assenza di risorse per nuove assunzioni.
  • Mancata sicurezza negli ospedali , dove episodi di violenza verso il personale sono sempre più frequenti.
  • Contratti insufficienti , soprattutto nel settore della sanità privata.
  • Necessità di depenalizzare l’atto medico , proteggendo i professionisti da procedimenti legali per errori non intenzionali.

La mobilitazione punta a richiamare l’attenzione del governo sull’urgenza di rivedere le politiche sanitarie e di investire in modo concreto nel sistema pubblico. Secondo i sindacati, è necessario un impegno immediato per rendere più sicuri gli ospedali, garantire contratti dignitosi e aumentare il personale.

Questa protesta rappresenta un campanello d’allarme per il futuro della sanità italiana. Se le richieste non verranno accolte, il rischio è di un ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative e dei servizi offerti ai cittadini.

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