13 Ottobre 2026, martedì
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Castello Errante, il cinema attraversa il Trasimeno: l’Isola Polvese diventa una residenza internazionale di creatività e cultura

Dal 17 al 31 ottobre l’Umbria ospita la decima edizione della Residenza Internazionale del Cinema, con una troupe under 35 composta da giovani professionisti italiani e latinoamericani. Tra i protagonisti la regista cinese Ning Ying, il direttore della fotografia Manuel Alberto Claro, la scenografa Emita Frigato e la sceneggiatrice Valia Santella. Due film, formazione d’eccellenza e sostenibilità al centro di un progetto che trasforma il confronto tra culture in un’esperienza concreta di creazione cinematografica.

C’è un momento in cui il cinema smette di essere soltanto un mestiere e diventa un modo per attraversare le culture, mettere in relazione esperienze lontane e imparare a guardare il mondo da prospettive nuove. È in questo spazio, sospeso tra formazione, sperimentazione e incontro, che si colloca Castello Errante, la Residenza Internazionale del Cinema che nel 2026 celebra la sua decima edizione scegliendo come scenario l’Isola Polvese, nel cuore del Lago Trasimeno. Dal 17 al 31 ottobre, questo lembo di terra umbra si trasformerà in un laboratorio creativo internazionale, dove il paesaggio non sarà una semplice cornice, ma una presenza viva nel processo di ideazione e realizzazione delle opere.

La nuova edizione segna una tappa significativa nella storia del progetto. Dieci anni di attività rappresentano infatti molto più di una ricorrenza: sono l’occasione per riaffermare il valore di un modello culturale che mette al centro i giovani professionisti, il dialogo tra cinematografie e la condivisione delle competenze. Castello Errante ha costruito nel tempo una propria identità, facendo della residenza artistica uno strumento per superare le distanze geografiche e professionali, favorire la collaborazione tra talenti emergenti e trasformare la formazione in un’esperienza direttamente legata alla produzione.

La scelta dell’Isola Polvese rafforza questa vocazione. In un’epoca in cui le immagini viaggiano istantaneamente e i processi creativi sono sempre più condizionati dalla velocità, la dimensione insulare offre un contesto particolare: un luogo in cui rallentare, osservare, ascoltare e lavorare insieme. Lontano dalla dispersione della quotidianità, il cinema torna così a misurarsi con il tempo necessario alla costruzione di uno sguardo, con la complessità del lavoro collettivo e con il rapporto tra una storia e il territorio che la ospita.

Una troupe internazionale, un unico processo creativo

La CREW del 2026, selezionata attraverso una call pubblica, riunisce giovani professionisti under 35 provenienti dall’Italia e dall’America Latina. Dal 1° ottobre i partecipanti hanno avviato il percorso di residenza con una prima fase online, articolata in masterclass e sessioni di approfondimento dedicate alla sceneggiatura, alla regia, al suono, alla direzione della fotografia e alla produzione.

Dal 17 ottobre il lavoro si sposterà in presenza in Umbria, dove la formazione entrerà nella sua dimensione più concreta. Le conoscenze acquisite durante gli incontri preparatori dovranno tradursi in decisioni artistiche, soluzioni tecniche e responsabilità condivise. La residenza non si limita infatti a offrire lezioni o occasioni di aggiornamento: mette i partecipanti nelle condizioni di confrontarsi con le diverse fasi della realizzazione cinematografica, sperimentando direttamente il passaggio dall’idea al set.

È proprio in questa combinazione tra apprendimento e produzione che risiede uno degli elementi distintivi di Castello Errante. Il cinema è un’arte collettiva, ma è anche un sistema complesso di competenze che devono dialogare costantemente. La scrittura deve incontrare le possibilità della regia, la fotografia deve interpretare il senso del racconto, il suono deve contribuire alla costruzione dell’atmosfera e la produzione deve rendere concretamente realizzabile la visione creativa. Lavorare insieme significa imparare non soltanto a padroneggiare il proprio ruolo, ma anche a comprenderne le relazioni con quelli degli altri.

In una troupe composta da giovani provenienti da contesti culturali differenti, questa dinamica assume un valore ulteriore. Le differenze linguistiche, le diverse tradizioni cinematografiche e le sensibilità individuali diventano occasioni di confronto, talvolta di negoziazione, sempre di crescita. Il risultato atteso non è l’omologazione degli sguardi, ma la capacità di costruire un linguaggio comune senza rinunciare alla ricchezza delle singole identità.

Ning Ying e i maestri del cinema internazionale

A rendere particolarmente prestigiosa la decima edizione è la presenza di professionisti di riconosciuto rilievo nel panorama cinematografico internazionale. Tra gli ospiti spicca la regista cinese Ning Ying, autrice dalla formazione internazionale, che ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e all’Università per Stranieri di Perugia. Nel suo percorso figura anche l’esperienza di assistente di Bernardo Bertolucci sul set de L’ultimo imperatore, uno dei grandi titoli del cinema internazionale.

La sua presenza assume un significato particolare anche in relazione al luogo scelto per la residenza. Il percorso di Ning Ying testimonia come la formazione cinematografica possa svilupparsi attraverso l’incontro tra tradizioni culturali diverse, esperienze accademiche e lavoro sul campo. Il suo contributo offrirà ai giovani partecipanti l’opportunità di confrontarsi con una prospettiva autoriale maturata attraverso il dialogo tra linguaggi e contesti differenti.

Accanto a lei sarà presente Manuel Alberto Claro, direttore della fotografia cileno noto per la collaborazione con il regista danese Lars von Trier. Il suo lavoro richiama l’attenzione su una componente essenziale della costruzione filmica: la capacità della luce, dell’inquadratura e dello spazio di diventare strumenti narrativi. La fotografia non è infatti soltanto una questione tecnica o estetica, ma un modo di interpretare il mondo e di orientare lo sguardo dello spettatore.

Completa il gruppo delle ospiti e degli ospiti di rilievo la scenografa Emita Frigato, il cui ambito professionale mette al centro la costruzione degli spazi e la loro funzione drammaturgica, insieme alla sceneggiatrice Valia Santella, impegnata nel lavoro sulla scrittura e sull’architettura dei racconti cinematografici.

La presenza congiunta di queste professionalità consente di affrontare il cinema da prospettive complementari. La sceneggiatura interroga il senso della storia, la regia ne organizza la visione, la fotografia ne definisce la dimensione visiva, mentre la scenografia contribuisce a creare gli ambienti in cui personaggi e vicende acquistano consistenza. Per i giovani partecipanti, il confronto con figure provenienti da ambiti differenti rappresenta un’occasione per comprendere quanto il risultato finale dipenda dalla qualità delle relazioni tra i diversi reparti.

L’Umbria come set e spazio di scoperta

Dal 17 al 31 ottobre l’Isola Polvese diventerà il centro operativo della residenza. La scelta dell’isola consente di intrecciare il lavoro cinematografico con la scoperta di un territorio dalla forte identità paesaggistica, storica e culturale. Il Lago Trasimeno, con la sua dimensione naturale e la particolare conformazione del paesaggio, offre un ambiente in cui la relazione tra luce, acqua, vegetazione e architettura può diventare parte integrante dell’esperienza creativa.

La fase in presenza comprenderà attività di preproduzione nell’area naturale lacustre protetta, momenti di lavoro condiviso e masterclass organizzate in luoghi di particolare valore storico e artistico. Tra questi figura il Monastero di San Giuliano, complesso romanico dell’XI secolo sull’Isola Polvese, raggiungibile attraversando il lago. Un luogo che, per la sua storia e la sua collocazione, aggiunge alla formazione professionale una dimensione di immersione nel patrimonio culturale.

Il programma prevede inoltre visite guidate a Perugia e ad Assisi, due città che rappresentano capitoli fondamentali della storia artistica e architettonica umbra. La loro presenza nel percorso amplia l’orizzonte della residenza oltre i confini dell’isola, mettendo i partecipanti in contatto con un patrimonio di forme, immagini e stratificazioni storiche che può alimentare la sensibilità visiva e narrativa di chi lavora con le immagini in movimento.

Non si tratta semplicemente di affiancare momenti turistici alle attività formative. Il rapporto con i luoghi costituisce una componente significativa dell’esperienza: conoscere un territorio significa comprenderne gli spazi, i ritmi, le caratteristiche e le memorie. Per chi deve realizzare un film, questa familiarità può diventare una risorsa creativa, capace di incidere sulle scelte narrative e sull’organizzazione delle riprese.

In questo senso, l’Umbria non è soltanto la regione ospitante, ma partecipa alla costruzione dell’esperienza cinematografica. Il paesaggio del Trasimeno e i centri storici del territorio offrono occasioni di osservazione e confronto, mentre la dimensione raccolta dell’isola favorisce una concentrazione difficilmente riproducibile nei contesti produttivi più dispersivi.

Due film per trasformare la formazione in esperienza

Il cuore della residenza sarà la realizzazione di due opere cinematografiche, una di finzione e una documentaria. Entrambe nasceranno da un processo di creazione collettiva che coinvolgerà la troupe internazionale e metterà alla prova le competenze sviluppate durante il percorso formativo.

La distinzione tra fiction e documentario apre due prospettive differenti sul rapporto con la realtà. Nel film di finzione, la scrittura e la regia organizzano personaggi, situazioni e ambienti per dare forma a una storia. Nel documentario, il confronto con il mondo e con le persone richiede invece un diverso equilibrio tra osservazione, interpretazione e responsabilità dello sguardo. In entrambi i casi, il lavoro cinematografico implica una serie di decisioni che non possono essere affrontate isolatamente, ma richiedono un confronto costante tra le diverse professionalità.

La produzione delle due opere rappresenta dunque il banco di prova del metodo Castello Errante. Le masterclass forniscono strumenti e prospettive, ma è sul campo che le conoscenze vengono messe alla prova, le idee si misurano con i vincoli reali e il gruppo impara a trovare soluzioni condivise. La realizzazione di un film diventa così anche un’esperienza di responsabilità, ascolto e collaborazione.

Il valore del progetto si misura proprio nella possibilità di far convivere dimensione artistica e apprendimento professionale. I partecipanti non sono soltanto destinatari di contenuti didattici, ma parte attiva di un processo produttivo nel quale ogni ruolo contribuisce alla riuscita dell’opera. La residenza diventa in questo modo uno spazio di sperimentazione nel quale le competenze individuali crescono attraverso il lavoro comune.

La presenza di una troupe internazionale aggiunge a questo percorso un elemento decisivo: la necessità di confrontarsi con linguaggi e sensibilità differenti. Le divergenze possono trasformarsi in risorse, le differenze di approccio possono suggerire soluzioni inattese e il confronto tra tradizioni cinematografiche può aprire nuove possibilità espressive. È qui che la dimensione internazionale smette di essere un semplice dato organizzativo e diventa una componente concreta della creazione.

Un modello educativo fondato sullo scambio

Castello Errante si colloca in un panorama culturale nel quale la formazione professionale è chiamata a confrontarsi con trasformazioni profonde. L’evoluzione delle tecnologie, la circolazione globale dei contenuti e la crescente complessità dei processi produttivi rendono sempre più importante affiancare alle conoscenze specialistiche la capacità di collaborare, adattarsi e sviluppare uno sguardo autonomo.

La residenza risponde a questa esigenza attraverso un modello che integra formazione, produzione e scambio interculturale. L’apprendimento non avviene esclusivamente attraverso la trasmissione verticale del sapere, ma si sviluppa anche nella relazione tra professionisti, nella condivisione delle responsabilità e nella necessità di risolvere problemi concreti. L’esperienza diretta diventa così parte essenziale del percorso educativo.

In questa prospettiva, il progetto propone una concezione della cultura come spazio di reciprocità. I partecipanti portano con sé competenze, esperienze e riferimenti differenti, che vengono messi in relazione all’interno di un processo comune. Il risultato non è soltanto l’acquisizione di nuove abilità tecniche, ma anche la costruzione di una maggiore consapevolezza del ruolo che il cinema può svolgere nel mettere in comunicazione mondi diversi.

La decima edizione conferma dunque l’ambizione di Castello Errante di essere qualcosa di più di una residenza temporanea. Il progetto costruisce un contesto nel quale giovani professionisti possono misurarsi con standard di lavoro internazionali, confrontarsi con figure di esperienza e sperimentare la complessità di una produzione condivisa. L’isola diventa un luogo di concentrazione creativa, ma anche un punto di incontro tra identità culturali che trovano nel cinema un terreno comune.

Sostenibilità, una scelta che riguarda il modo di produrre

Un altro asse portante del progetto è l’attenzione alla sostenibilità ambientale, presente fin dalla prima edizione. Castello Errante ha scelto di sviluppare un modello operativo attento all’impatto delle attività e al rapporto con il territorio ospitante, attraverso pratiche che riguardano l’organizzazione quotidiana della residenza e la gestione delle risorse.

Tra le misure adottate figurano l’utilizzo di prodotti biologici a chilometro zero per la ristorazione, la preferenza per la carta riciclata, la raccolta differenziata sistematica e l’eliminazione della plastica monouso. A queste scelte si affiancano momenti di formazione specificamente dedicati ai processi produttivi a basso impatto ambientale.

Un contributo ricorrente è quello della docente Katrin Richthofer, specialista nelle pratiche di sostenibilità applicate alla produzione cinematografica. Il suo lavoro si inserisce in un ambito sempre più rilevante per l’industria audiovisiva, chiamata a ripensare l’impiego dei materiali, gli spostamenti, i consumi energetici e l’organizzazione dei set.

La sostenibilità, in questo contesto, non viene trattata come un elemento accessorio o come una semplice dichiarazione d’intenti. Entra nelle procedure operative e diventa parte del percorso di formazione dei partecipanti. Imparare a realizzare un film significa anche comprendere che ogni scelta produttiva comporta conseguenze ambientali e che l’efficienza organizzativa può essere accompagnata da una maggiore responsabilità nell’utilizzo delle risorse.

Il tema acquista ulteriore complessità nel confronto con l’intelligenza artificiale, che sta modificando strumenti, tempi e modalità di lavoro nel settore audiovisivo. Le nuove tecnologie possono aprire possibilità creative e organizzative, ma richiedono anche una valutazione attenta dei loro costi materiali ed energetici, oltre che delle implicazioni professionali e culturali. La formazione diventa quindi essenziale per affrontare l’innovazione senza rinunciare alla consapevolezza delle sue conseguenze.

In una residenza ospitata all’interno di un ambiente naturale di particolare valore, questa attenzione assume un significato concreto. Il territorio non è soltanto una risorsa da utilizzare per le riprese, ma un patrimonio da rispettare. Il rapporto tra cinema e paesaggio si traduce così anche in una responsabilità verso i luoghi che rendono possibile l’esperienza.

Una rete istituzionale per il dialogo tra Italia e America Latina

La realizzazione di Castello Errante è resa possibile da una rete di sostegni e collaborazioni che riflette la dimensione internazionale dell’iniziativa. Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’IILA, Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, in collaborazione con la Regione Umbria e Umbria Film Commission.

Partecipano inoltre le ambasciate in Italia di Cile, Costa Rica, Ecuador, Messico, Repubblica Dominicana, Uruguay e Venezuela, insieme a Doc/it, Associazione Documentaristi Italiani, e RedTAL, Unione dei canali pubblici e culturali dell’America Latina.

Questa rete contribuisce a collocare la residenza all’interno di una più ampia prospettiva di cooperazione culturale. Il dialogo tra Italia e America Latina non si esaurisce nella provenienza geografica dei partecipanti, ma si sviluppa attraverso la condivisione di competenze, la conoscenza reciproca e la possibilità di costruire relazioni professionali che proseguano oltre la durata della residenza.

La presenza di istituzioni culturali e diplomatiche rafforza inoltre il valore del progetto come occasione di confronto tra sistemi cinematografici diversi. In un settore nel quale la circolazione delle opere e la possibilità di accedere a reti internazionali incidono sulle opportunità professionali, iniziative di questo tipo possono contribuire a creare nuove connessioni tra giovani autori, tecnici e produttori.

Una squadra multidisciplinare alla guida del progetto

A coordinare la residenza è uno staff composto da professionisti del cinema italiano e internazionale, con competenze complementari nelle aree artistiche, organizzative, produttive e formative.

La direzione artistica e organizzativa è affidata ad Adele Dell’Erario, mentre il cileno Alvaro Cortés Poo è responsabile della formazione. Francesco Virga segue la produzione creativa ed Edoardo Fracchia è responsabile dell’area documentaria. Il cileno César González Álvarez cura il coordinamento dello sviluppo, mentre Salvatore Lizzio ricopre il ruolo di produttore esecutivo. Daniele Mazzucco e Susy Punzo completano la squadra nell’ambito organizzativo.

La composizione del gruppo di lavoro riflette l’impostazione interdisciplinare della residenza. La qualità dell’esperienza dipende infatti dall’equilibrio tra visione artistica, progettazione didattica, sviluppo dei contenuti e capacità di rendere sostenibile la produzione. Ogni ambito contribuisce alla costruzione di un percorso nel quale l’obiettivo formativo si intreccia con la realizzazione concreta delle opere.

È questa integrazione a rendere possibile il passaggio dalla dimensione teorica al lavoro sul campo, mantenendo al tempo stesso una visione complessiva del progetto. La presenza di figure con esperienze e specializzazioni differenti permette di affrontare le esigenze della residenza da più punti di vista, accompagnando i giovani professionisti nelle diverse fasi del processo creativo.

Dieci edizioni, una visione che guarda al futuro

La decima edizione di Castello Errante arriva in un momento nel quale il cinema è attraversato da cambiamenti tecnologici, economici e culturali che rendono particolarmente importante il confronto tra generazioni e tradizioni differenti. Le trasformazioni dei processi produttivi, l’evoluzione delle piattaforme e l’introduzione di nuovi strumenti digitali stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono ideate, realizzate e distribuite.

In questo scenario, offrire ai giovani professionisti occasioni di formazione internazionale e di lavoro condiviso significa investire non soltanto nelle competenze tecniche, ma anche nella capacità di comprendere la complessità del settore. Il cinema continua ad avere bisogno di strumenti aggiornati, ma resta fondato sulla qualità delle idee, sulla sensibilità degli autori e sulla possibilità di costruire un linguaggio attraverso il confronto tra persone.

Dal 17 al 31 ottobre 2026, l’Isola Polvese diventerà il luogo in cui questa visione prenderà forma. La residenza riunirà formazione, produzione, scoperta del territorio e attenzione ambientale in un percorso che mette al centro il valore dell’esperienza condivisa.

Il traguardo dei dieci anni offre così l’occasione per guardare avanti senza perdere di vista il principio che sostiene l’intero progetto: il cinema può essere uno strumento di conoscenza, un esercizio di ascolto e un terreno fertile per la cooperazione internazionale. Due film nasceranno dal lavoro della troupe, ma il risultato della residenza non si esaurirà nelle opere realizzate. Comprenderà anche le competenze acquisite, le relazioni costruite e la possibilità che le differenze culturali diventino nuove risorse creative.

In un’isola circondata dalle acque del Trasimeno, il cinema troverà dunque una dimensione insieme concreta e simbolica. Un luogo circoscritto, ma aperto al mondo, nel quale le distanze non scompaiono, bensì diventano occasioni di dialogo. È da questa capacità di trasformare l’incontro in lavoro e il lavoro in conoscenza che Castello Errante riparte per la sua decima edizione, confermando l’ambizione di fare della cultura un’esperienza condivisa, capace di lasciare un segno ben oltre il tempo della residenza.

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