12 Ottobre 2026, lunedì
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Addio a Wilma De Angelis, la voce di Sanremo che insegnò agli italiani il piacere della cucina in tv

Dagli esordi nella musica leggera al successo davanti alle telecamere, una carriera lunga oltre settant’anni e costruita sulla capacità di reinventarsi. Fu tra le protagoniste del Festival negli anni d’oro della canzone italiana e anticipò, con il suo stile diretto e familiare, la stagione dei programmi gastronomici. Aveva 96 anni. L’ultimo saluto televisivo nel marzo 2025, durante un omaggio a Mina.

Wilma De Angelis apparteneva a una generazione di artiste che hanno attraversato epoche diverse dello spettacolo italiano senza perdere il contatto con il proprio pubblico. Prima la musica, con le canzoni che accompagnarono gli anni del boom economico e le prime edizioni del Festival di Sanremo. Poi la televisione, dove seppe trovare una seconda strada professionale, trasformando la propria familiarità con le telecamere in una cifra riconoscibile. Fino a diventare una delle pioniere della cucina sul piccolo schermo, quando portare una ricetta nelle case degli italiani significava ancora inventare un linguaggio televisivo.

La cantante e conduttrice milanese è morta all’età di 96 anni. A dare la notizia è stato il nipote Fabio De Angelis, che le ha dedicato sui social un messaggio carico di affetto, ricordandone le canzoni, la simpatia, il sorriso e la gioia di vivere. Parole semplici, che restituiscono il ritratto di un’artista capace di lasciare un segno non soltanto attraverso il repertorio musicale, ma anche grazie a una presenza umana che il pubblico ha imparato a riconoscere e apprezzare nel corso dei decenni.

La sua storia professionale racconta anche una trasformazione più ampia dello spettacolo italiano: il passaggio dalla centralità della canzone alla televisione generalista, dalla ribalta del palcoscenico alla dimensione domestica, dove il rapporto con il pubblico si costruisce attraverso la conversazione, i gesti quotidiani e la condivisione di esperienze familiari.

Dagli esordi a Milano al debutto sul palco di Sanremo

Nata a Milano l’8 aprile 1930, Wilma De Angelis aveva coltivato fin da giovane la passione per il canto, studiando con il maestro Cosimo Di Ceglie e successivamente con il maestro Rusconi. Il suo percorso artistico prese forma negli ambienti musicali milanesi, a partire dalle esibizioni nei night club, luoghi nei quali si affinavano la presenza scenica, il controllo della voce e la capacità di entrare in sintonia con un pubblico eterogeneo.

All’inizio degli anni Cinquanta arrivò il primo contratto discografico con la Vis Radio, etichetta attiva in una stagione di grande fermento per la musica leggera italiana. Per alcuni anni De Angelis si esibì in coppia con Maria Dattoli, esperienza che contribuì alla sua formazione professionale. Nel 1956 scelse però di proseguire da solista, una decisione che le avrebbe consentito di definire meglio la propria identità interpretativa.

Erano anni nei quali la canzone italiana stava conquistando una centralità crescente nella vita culturale e nell’immaginario collettivo. La radio rappresentava ancora un mezzo fondamentale per diffondere le nuove melodie, mentre la televisione cominciava a trasformare gli artisti in volti familiari, riconoscibili ben oltre il pubblico dei concerti. In questo scenario, il Festival di Sanremo era già uno dei principali appuntamenti della musica nazionale, una vetrina capace di influenzare il mercato discografico e orientare i gusti degli ascoltatori.

De Angelis approdò all’Ariston nel 1959, partecipando con Nessuno, in abbinamento a Betty Curtis, e Per tutta la vita, proposta in abbinamento a Jula de Palma. Il sistema degli abbinamenti, caratteristico delle prime edizioni del Festival, prevedeva che lo stesso brano fosse interpretato da due artisti differenti, offrendo al pubblico versioni diverse della medesima composizione.

L’anno successivo tornò a Sanremo con Quando vien la sera, in abbinamento a Joe Sentieri, conquistando il terzo posto. Sarebbe rimasto il suo miglior piazzamento nella manifestazione, alla quale partecipò complessivamente nove volte.

Non si trattava soltanto di una successione di apparizioni sul palco più importante della canzone italiana. Sanremo era un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del gusto, sulle nuove sonorità e sulle modalità con cui gli interpreti costruivano il proprio rapporto con il pubblico. De Angelis seppe inserirsi in quel mondo mantenendo una personalità autonoma, senza rinunciare alla riconoscibilità della propria voce.

Patatina e le canzoni di una stagione irripetibile

Il 1961 fu uno degli anni più significativi del suo percorso musicale. Con Patatina, brano firmato da Gianni Meccia, De Angelis consolidò la propria popolarità, legando il suo nome a una canzone destinata a rimanere tra le più ricordate del suo repertorio.

Il titolo, immediato e giocoso, si inseriva in una stagione nella quale la musica leggera cercava nuove forme espressive, spesso più vicine al linguaggio quotidiano e alla sensibilità delle generazioni giovani. Accanto alle grandi interpretazioni sentimentali, trovavano spazio melodie orecchiabili, testi capaci di entrare rapidamente nella memoria e personaggi artistici costruiti anche attraverso la simpatia e la spontaneità.

Nel corso della carriera De Angelis interpretò numerosi altri brani, tra cui Splende l’arcobaleno, I colori della felicità, Prima di dormir bambina, Serenella e La casetta in Canadà, canzone che appartiene all’immaginario collettivo della musica italiana degli anni Cinquanta e Sessanta. Il suo percorso si sviluppò dunque all’interno di un repertorio che privilegiava la melodia, la comunicatività e la capacità di accompagnare la quotidianità degli ascoltatori.

Quella stagione musicale è oggi ricordata soprattutto attraverso alcune canzoni diventate simboli di un’epoca, ma fu anche il risultato del lavoro di numerosi interpreti che contribuirono a costruire il successo della musica italiana prima dell’affermazione definitiva del rock e dei nuovi linguaggi della canzone d’autore.

De Angelis ne fu una protagonista, pur senza trasformare la propria carriera in una ricerca continua di centralità mediatica. La sua identità artistica rimase legata alla capacità di interpretare brani popolari con immediatezza, una qualità che avrebbe trovato una nuova espressione quando la sua attività si spostò progressivamente verso la televisione.

La seconda vita professionale: dalla canzone alla cucina in televisione

Se la musica le aveva regalato la notorietà, fu la televisione a consentirle di raggiungere un pubblico ancora più ampio e trasversale. Wilma De Angelis comprese le possibilità di un mezzo che, soprattutto negli anni del suo consolidamento nelle case italiane, stava modificando profondamente il rapporto tra intrattenimento, informazione e vita quotidiana.

La sua intuizione fu quella di avvicinarsi alla cucina televisiva quando il settore non aveva ancora assunto le dimensioni e la rilevanza culturale che avrebbe conosciuto negli anni successivi. Oggi ricette, chef, competizioni gastronomiche e programmi dedicati al cibo occupano una parte consistente dell’offerta televisiva e digitale. Per lungo tempo, invece, la cucina sul piccolo schermo è stata soprattutto una forma di servizio e compagnia domestica, un’occasione per condividere preparazioni, consigli pratici e tradizioni.

In questo contesto De Angelis seppe individuare uno spazio nel quale mettere a frutto qualità che non dipendevano direttamente dalle sue doti canore. La familiarità con la telecamera, la capacità di conversare senza eccessive formalità e un atteggiamento comunicativo diretto le permisero di trasformare la presentazione delle ricette in un momento di intrattenimento.

La sua presenza contribuì a rendere il cibo un argomento televisivo capace di parlare a un pubblico ampio, non soltanto agli appassionati di gastronomia. La cucina diventava un terreno condiviso, nel quale si incontravano memoria familiare, praticità, gusto e convivialità.

Il valore di questa esperienza va letto anche alla luce del ruolo che la televisione ha svolto nella società italiana. Per generazioni, il piccolo schermo è entrato nelle case come un appuntamento collettivo, accompagnando il pranzo, il pomeriggio o le ore serali. Un programma culinario poteva così assumere una funzione che andava oltre la semplice spiegazione di una ricetta: offriva un modello di socialità e una rappresentazione della quotidianità, costruendo un rapporto di familiarità tra chi conduceva e chi seguiva da casa.

De Angelis seppe muoversi in questa dimensione senza affidarsi a un personaggio artificioso. La sua esperienza nello spettacolo le aveva insegnato che la televisione richiede un linguaggio diverso da quello del palcoscenico, meno distante e più vicino alla conversazione. Nella cucina trovò un contesto adatto a esprimere questa capacità, portando davanti alle telecamere un modo di comunicare accessibile e riconoscibile.

Definirla una pioniera significa soprattutto riconoscere la precocità di un’intuizione: il cibo poteva essere materia di spettacolo, racconto e relazione, molto prima che diventasse uno dei grandi protagonisti dell’intrattenimento contemporaneo.

Il talento di reinventarsi senza cancellare il passato

La traiettoria di Wilma De Angelis si distingue per la capacità di cambiare ruolo senza recidere il legame con le proprie origini artistiche. Il passaggio dalla musica alla conduzione non fu una semplice sostituzione di mestiere, ma un adattamento a un panorama mediatico in continua evoluzione.

Nel mondo dello spettacolo, la notorietà può essere legata a una stagione precisa, a un successo discografico o a un programma particolarmente seguito. Conservare un rapporto duraturo con il pubblico richiede invece la capacità di comprendere i cambiamenti e di individuare nuove forme di presenza. De Angelis riuscì a farlo spostandosi dalla dimensione dell’interprete a quella della conduttrice, valorizzando competenze differenti ma complementari.

La musica le aveva insegnato il ritmo, il controllo della voce e l’importanza della comunicazione emotiva. La televisione le offrì un ambiente nel quale quelle stesse qualità potevano essere impiegate in modo diverso, con maggiore spazio per la conversazione e per il racconto della vita quotidiana.

In questo senso, la sua vicenda professionale riflette una caratteristica importante dello spettacolo italiano del secondo Novecento: la possibilità per artisti provenienti dalla radio, dal teatro o dalla musica di trovare nel piccolo schermo nuove opportunità e nuovi pubblici. La televisione non si limitava a riprendere forme di intrattenimento già esistenti, ma contribuiva a trasformarle, creando figure capaci di attraversare più generi.

De Angelis seppe abitare questa trasformazione con naturalezza. Non rimase confinata all’immagine della cantante sanremese, né abbandonò completamente il legame con le canzoni che l’avevano resa popolare. La sua identità pubblica si ampliò, fino a comprendere una dimensione domestica che avrebbe caratterizzato una parte importante della sua eredità.

Una vita privata lontana dall’esposizione mediatica

Anche sul piano personale Wilma De Angelis aveva mantenuto un atteggiamento riservato, in controtendenza rispetto a una televisione che, con il passare degli anni, avrebbe dato sempre più spazio alla vita privata dei personaggi pubblici.

Non si era mai sposata e non aveva avuto figli. Aveva però condiviso una parte significativa della propria vita con un compagno, scomparso diversi anni fa. Un legame vissuto lontano dai riflettori, senza trasformare l’intimità in materia di racconto pubblico.

La scelta di proteggere la propria sfera personale appare coerente con il modo in cui aveva interpretato la professione: una presenza riconoscibile sullo schermo, ma non necessariamente disposta a mettere ogni aspetto dell’esistenza a disposizione della curiosità altrui.

In un panorama mediatico nel quale la visibilità tende spesso a sovrapporsi alla notorietà, la sua riservatezza rappresenta un tratto significativo. Il pubblico ha potuto seguirla attraverso le canzoni, le trasmissioni e le apparizioni televisive, senza che la sua vita privata diventasse il principale elemento della sua immagine.

L’ultima apparizione televisiva nel ricordo di Mina

Il rapporto con il piccolo schermo non si era interrotto neppure negli ultimi anni. De Angelis aveva continuato a comparire occasionalmente in televisione, tornando a raccontare esperienze, ricordi e incontri della propria lunga carriera.

La sua ultima apparizione televisiva risale al 25 marzo 2025, quando era stata ospite di una trasmissione dedicata a un omaggio a Mina. Un’occasione dal valore simbolico, perché riportava al centro la musica italiana e una stagione nella quale le voci femminili avevano contribuito a definire il volto della canzone popolare.

La presenza di De Angelis in quell’occasione rappresentava anche un collegamento con un mondo dello spettacolo ormai profondamente cambiato. Le modalità di fruizione della musica, il ruolo della televisione e il rapporto tra artisti e pubblico si sono trasformati radicalmente nel corso dei decenni. Eppure, il richiamo delle canzoni e il valore della memoria musicale continuano a offrire un terreno comune tra generazioni diverse.

Il suo percorso dimostra quanto una carriera possa lasciare tracce anche oltre il periodo di maggiore esposizione. Non soltanto attraverso i brani rimasti nella memoria degli ascoltatori, ma grazie alla possibilità di riconoscersi in un volto che ha accompagnato a lungo la vita culturale del Paese.

Il messaggio del nipote: «Le tue canzoni ci scalderanno per sempre il cuore»

A dare voce al dolore della famiglia è stato il nipote Fabio De Angelis, che sui social ha affidato il proprio saluto a parole intime e commosse.

«Ciao zia Wilma», ha scritto, ricordando «le tue canzoni, la tua simpatia, il tuo sorriso e la tua gioia di vivere». E ancora: «Ci scalderanno per sempre il cuore». Un messaggio nel quale il dolore della perdita si intreccia con la gratitudine per una vita condivisa, fino all’ultimo pensiero: «Alla fine hai vissuto una vita degna di essere vissuta. Ciao zia, alla prossima vita».

È un congedo familiare che restituisce alla figura pubblica una dimensione privata, fatta di affetti e ricordi che nessun repertorio discografico può raccontare interamente. Dietro la cantante passata da Sanremo e la conduttrice entrata nelle case degli italiani rimane la persona amata dai suoi cari, con la propria storia e i propri legami.

La scomparsa di Wilma De Angelis chiude una lunga vicenda artistica, ma non cancella il filo che unisce le sue diverse stagioni professionali. Le canzoni appartengono alla memoria della musica leggera italiana; il lavoro televisivo testimonia un modo di intendere l’intrattenimento fondato sulla vicinanza e sulla semplicità della comunicazione.

Aveva attraversato il palcoscenico, il disco e il piccolo schermo senza restare prigioniera di una sola definizione. Prima cantante, poi conduttrice, aveva saputo trasformare il cambiamento in una risorsa e la familiarità con il pubblico in una forma duratura di riconoscibilità.

In un’epoca in cui la televisione ha fatto della cucina un genere di successo e la musica vive attraverso piattaforme, archivi digitali e nuove modalità di ascolto, la sua storia ricorda che molte delle trasformazioni dello spettacolo italiano sono nate da intuizioni semplici, capaci di anticipare bisogni e abitudini. Wilma De Angelis aveva compreso che per restare vicini al pubblico non basta essere ricordati per una canzone: occorre saper trovare, nel tempo, un nuovo modo di farsi ascoltare.

E così, accanto alla voce che accompagnò una stagione indimenticabile della canzone italiana, resterà il ricordo di una donna che seppe fare della televisione un luogo di incontro, portando nelle case degli spettatori non soltanto musica e ricette, ma anche il calore di una presenza familiare.

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