12 Ottobre 2026, lunedì
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Omicidio Custra, la pena per Ventura non è prescritta: la Corte d’Assise d’appello ordina di scontare i 14 anni

Dopo il rinvio della Cassazione, l’appello bis ribalta la decisione del 2025: per la Corte la pena inflitta all’ex militante delle Formazioni comuniste combattenti resta da eseguire. Ventura, che vive in Francia da decenni sulla base della dottrina Mitterrand, annuncia un nuovo ricorso in Cassazione

La pena non è prescritta e quei 14 anni di carcere devono ancora essere scontati. È il punto decisivo della sentenza con cui la Corte d’Assise d’appello di Milano, nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha ribaltato il precedente verdetto sul caso di Raffaele Ventura, 76 anni, ex militante delle Formazioni comuniste combattenti, condannato per concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, ucciso a Milano il 14 maggio 1977.

La vicenda giudiziaria ruota attorno a una questione apparentemente tecnica, ma dalle conseguenze concrete: stabilire se la pena fosse ormai estinta per prescrizione oppure se un atto compiuto nel 2017 dalle autorità francesi avesse interrotto il decorso del termine.

La Corte, presieduta dai giudici togati Nasi e Centonze, ha accolto la linea sostenuta dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni e ha revocato l’ordinanza con cui nel 2024 era stata dichiarata la prescrizione della pena, decisione poi confermata dalla stessa Corte d’Assise d’appello nel 2025.

Il passaggio decisivo risale al 17 luglio 2017. Secondo la Procura generale, quel giorno Ventura fu sottoposto in Francia a un arresto provvisorio della durata di circa sei ore, su mandato delle autorità italiane. Un atto che, nella ricostruzione dell’accusa, avrebbe interrotto la prescrizione e fatto ripartire il conteggio del termine. Da qui la conclusione: la pena non può essere considerata estinta e resta dunque eseguibile.

È una lettura che la difesa contesta radicalmente. L’avvocato Davide Steccanella ha già annunciato un nuovo ricorso in Cassazione e sottolineato come Ventura, allo stato, rimanga libero e continui a vivere in Francia.

«Andrò in Cassazione», ha spiegato il legale, contestando in particolare che possa essere considerata inizio dell’esecuzione della pena una permanenza di tre ore in una stazione di polizia francese senza la comparizione davanti a un giudice. Secondo Steccanella, inoltre, il mandato di arresto europeo richiamato nella vicenda riguarderebbe condanne per fatti commessi fino al 1976, dunque un anno prima dell’omicidio Custra, e non conterrebbe alcun riferimento né all’omicidio né allo stesso fatto del 14 maggio 1977.

La questione, dunque, è destinata a tornare davanti alla Suprema Corte. Nel frattempo, il ribaltamento deciso nell’appello bis riporta al centro una vicenda giudiziaria che affonda le radici negli anni più drammatici della storia italiana.

Ventura vive da decenni in Francia, dove ha beneficiato della cosiddetta dottrina Mitterrand, la linea politica adottata negli anni Ottanta dall’allora presidente francese François Mitterrand nei confronti di numerosi ex militanti della lotta armata italiana. Per Ventura, la conseguenza è stata una lunga permanenza oltralpe senza l’espiazione della pena inflitta in Italia.

La procuratrice generale Nanni, nell’udienza del 18 settembre, aveva insistito proprio su questo elemento. Ventura, aveva ricordato, è stato condannato in Italia per fatti di particolare gravità a pene complessivamente quantificate in circa 50 anni di carcere, senza però avere mai scontato una giornata di detenzione. Rimane ora la condanna relativa all’omicidio Custra, sulla quale si è concentrato il confronto giudiziario degli ultimi anni.

Il nodo non riguarda quindi una nuova valutazione della responsabilità per l’omicidio, già accertata con sentenza, ma l’efficacia nel tempo della pena. Da una parte la Procura generale sostiene che l’arresto provvisorio del 2017 abbia interrotto la prescrizione. Dall’altra, la difesa mette in discussione che quell’episodio possa essere qualificato come atto di esecuzione della pena relativa all’omicidio del 1977.

La sentenza depositata oggi dà ragione alla prima ricostruzione. Ma non chiude la partita. La parola passa nuovamente alla Cassazione, mentre Ventura resta in Francia e, per ora, a piede libero.

La lunga coda giudiziaria dell’omicidio Custra, a quasi mezzo secolo dai fatti, non è dunque ancora arrivata all’ultimo capitolo.

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