Dieci anni dopo, arriva una sentenza che riporta il caso di Giulio Regeni al centro dell’aula di giustizia. La Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni di carcere tre agenti dei servizi segreti egiziani ritenuti responsabili del sequestro del ricercatore italiano, rapito al Cairo nel gennaio 2016 e ritrovato morto giorni dopo, con sul corpo i segni delle torture.
La stessa pena è stata inflitta ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per quest’ultimo la Procura aveva sollecitato la condanna all’ergastolo. È stato invece assolto il generale Tariq Sabir, anch’egli appartenente ai servizi segreti egiziani e imputato nel processo celebrato in Italia.
La decisione arriva a dieci anni da quei giorni drammatici che hanno segnato non soltanto la storia personale di una famiglia, ma anche i rapporti tra Italia ed Egitto. Regeni, giovane ricercatore friulano impegnato in un dottorato all’Università di Cambridge e interessato al movimento sindacale egiziano, scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio lungo una strada alla periferia della capitale.
Le indagini condotte negli anni hanno
