6 Ottobre 2026, martedì
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Duemila piante di cannabis scoperte nelle campagne della Locride: sequestri per oltre 2 milioni di euro

Nuova operazione dei Carabinieri nelle aree più impervie delle Preserre Calabresi. A Gioiosa Ionica individuate circa 300 piante alte fino a quattro metri e dotate di un sistema di irrigazione automatizzato. Le coltivazioni avrebbero potuto alimentare il mercato illecito con oltre 200 mila dosi di marijuana

È una guerra che si combatte lontano dalle strade, nei territori più aspri e difficili da raggiungere, dove la vegetazione diventa uno schermo naturale e i sentieri si trasformano in un labirinto. È qui che i Carabinieri continuano a cercare le piantagioni di cannabis destinate ad alimentare il mercato illegale degli stupefacenti.

Nelle aree rurali e montane della Locride l’attività di controllo non conosce soste. Il bilancio delle operazioni condotte nelle ultime settimane parla di oltre 2.300 piante di canapa indiana individuate e distrutte. Un’attività che, secondo le stime, ha sottratto alle economie criminali un potenziale giro d’affari superiore ai 2 milioni di euro.

L’ultimo intervento è stato portato a termine a Gioiosa Ionica. I militari della locale Stazione, con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno individuato una nuova coltivazione nascosta tra la fitta vegetazione delle Preserre.

Circa 300 le piante trovate, distribuite in due diverse piazzole e ormai pienamente sviluppate. Gli arbusti raggiungevano un’altezza compresa tra i due e i quattro metri, dimensioni che testimoniano un ciclo di coltivazione arrivato a una fase avanzata.

Per arrivare alla piantagione i Carabinieri hanno dovuto percorrere per ore sentieri e pendii particolarmente impervi, procedendo con un articolato rastrellamento dell’area. La scelta del luogo non era casuale. La coltivazione era stata realizzata in una zona naturalmente schermata dalla vegetazione, lontana dalle principali vie di comunicazione e difficilmente visibile dall’esterno.

A rendere ancora più significativa la scoperta è stata l’organizzazione della piantagione. Non si trattava di una coltivazione improvvisata: le piante erano infatti alimentate da un sistema di irrigazione automatizzato, predisposto per garantire con regolarità l’apporto d’acqua necessario alla crescita.

È soprattutto il potenziale produttivo della coltivazione a restituire la dimensione economica dell’operazione. In base alle stime effettuate, dalle piante sequestrate nelle diverse attività di contrasto avrebbero potuto essere ricavate oltre 200 mila dosi di marijuana. Se immesse sul mercato illegale, avrebbero potuto generare proventi superiori ai 2 milioni di euro.

Il dato racconta anche la dimensione di un fenomeno che continua a trovare nelle aree più isolate della Calabria un terreno favorevole. Le coltivazioni vengono spesso collocate in zone montane, lontane dagli occhi e difficili da raggiungere, sfruttando la conformazione del territorio e la fitta vegetazione per ridurre il rischio di essere individuate.

Proprio per questo, l’attività dell’Arma si concentra anche sulla conoscenza capillare delle aree rurali e sulla capacità di individuare, attraverso controlli e ricognizioni, quei segnali che possono condurre alle piantagioni nascoste.

A Gioiosa Ionica, questa volta, la barriera naturale della vegetazione non è bastata. Le circa 300 piante sono state individuate e distrutte, interrompendo alla fonte un possibile canale di approvvigionamento del mercato illecito degli stupefacenti.

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