7 Ottobre 2026, mercoledì
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Carburanti, il conto della crisi: benzina +29%, diesel +36% in sette mesi

Il nuovo allarme della Cgia di Mestre arriva nel giorno del dimezzamento dello sconto sulle accise del gasolio. Da oggi il beneficio scende da 12,2 a 6,1 centesimi al litro. Sulla rete autostradale il diesel sfiora già quota 2,44 euro. Famiglie, trasportatori e categorie professionali fanno i conti con un caro-carburante che, secondo l'associazione, pesa sempre di più sull'economia italiana

Il pieno costa sempre di più e, per milioni di italiani, il conto della crisi energetica torna a farsi sentire con forza. Nel giorno in cui entra in vigore il dimezzamento dello sconto sulle accise del gasolio, la Cgia di Mestre fotografa un mercato dei carburanti segnato da rincari particolarmente pesanti.

Secondo l’Ufficio studi dell’associazione, in sette mesi la benzina è aumentata del 29 per cento e il diesel del 36 per cento. Una crescita che ha attraversato l’intero continente europeo e che, osserva la Cgia, non ha finora prodotto da parte dell’Unione europea una risposta paragonabile a quella adottata dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Il tema non riguarda soltanto chi si mette al volante ogni giorno. Il prezzo dei carburanti incide infatti sui trasporti, sulla distribuzione delle merci e, a cascata, sui costi sostenuti da imprese e consumatori. E in Italia il peso fiscale resta una componente tutt’altro che secondaria: tra accise e Iva, secondo la Cgia, si arriva a incidere per circa la metà del prezzo pagato alla pompa.

Il diesel torna a correre

La giornata di sabato 26 settembre segna un nuovo passaggio. Lo sconto sulle accise del gasolio viene dimezzato, passando da 12,2 a 6,1 centesimi al litro.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano già livelli elevati. Fino a venerdì 25 settembre, sulla rete stradale il prezzo medio self service era di 2,154 euro al litro per la benzina e di 2,338 euro per il gasolio. Con il nuovo aggiornamento, i valori salgono rispettivamente a 2,158 e 2,357 euro.

Ancora più elevato il conto in autostrada. Il prezzo medio self service raggiunge 2,252 euro al litro per la benzina e 2,439 euro per il diesel, contro i precedenti 2,247 e 2,421 euro.

Numeri che restituiscono con immediatezza la dimensione del problema: per chi percorre molti chilometri, soprattutto per lavoro, anche pochi centesimi in più al litro si trasformano rapidamente in centinaia o migliaia di euro di costi aggiuntivi nell’arco dell’anno.

L’allarme per camionisti, tassisti e agenti di commercio

A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le attività che dipendono strutturalmente dall’auto o dal camion. Camionisti, tassisti e agenti di commercio si trovano infatti a fare i conti con un costo che non sempre può essere trasferito sul cliente finale.

La Cgia sottolinea in particolare la situazione di tassisti e agenti di commercio, che spesso non dispongono di margini sufficienti per riversare integralmente il maggior costo del carburante sulla clientela. Per loro il rincaro diventa quindi una riduzione diretta del reddito.

Per l’autotrasporto il quadro è solo parzialmente diverso. Le imprese possono in alcuni casi trasferire gli aumenti lungo la filiera e beneficiare del credito d’imposta previsto per contrastare il caro-carburante. Non tutte, però, rientrano nelle misure di sostegno.

Restano esclusi, tra gli altri, gli operatori che utilizzano mezzi pesanti con massa inferiore alle 7,5 tonnellate. Secondo la Cgia, circa il 40 per cento delle imprese di autotrasporto non dispone di veicoli con massa superiore a questa soglia. Sono inoltre escluse alcune categorie di mezzi più pesanti che non rispettano i requisiti ambientali previsti, con particolare riferimento alle classi inferiori rispetto agli Euro V ed Euro VI.

Tredici interventi e oltre 2,6 miliardi

Di fronte alla progressiva crescita dei prezzi, il governo Meloni è intervenuto più volte. Secondo la ricostruzione della Cgia, dal 19 marzo scorso sono stati adottati 13 provvedimenti destinati a contenere il costo dei carburanti, soprattutto attraverso la riduzione delle accise.

La spesa sostenuta dallo Stato per questi interventi ammonta a circa 2,1 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono altri 500 milioni destinati, sotto forma di crediti d’imposta, ad autotrasportatori, agricoltori e pescatori.

Il totale supera quindi i 2,6 miliardi di euro. Una cifra significativa, che restituisce la portata dello sforzo pubblico messo in campo per attenuare l’impatto del caro-carburante su famiglie e imprese.

Ma proprio il confronto con quanto avvenne quattro anni fa riapre il confronto con Bruxelles.

Il precedente del 2022

Nel marzo 2022, nelle settimane successive all’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea concesse agli Stati membri una maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, alla luce dell’eccezionale pressione esercitata dall’emergenza energetica.

Il governo Draghi utilizzò quel margine per intervenire anche sulle accise dei carburanti, riducendole per otto mesi consecutivi. La spesa complessiva, secondo la Cgia, raggiunse 7,3 miliardi di euro.

Da qui nasce la richiesta dell’associazione di categoria: una nuova apertura da parte dell’Unione europea potrebbe consentire ai governi nazionali di disporre di maggiore spazio di manovra per contrastare gli effetti dei rincari.

Il punto sollevato dalla Cgia è dunque soprattutto politico ed economico: se la crisi dei carburanti assume una dimensione europea, sostiene l’associazione, anche la risposta dovrebbe poter contare su strumenti europei adeguati.

Nel frattempo, però, il conto arriva direttamente agli automobilisti. E per chi usa l’auto ogni giorno, per lavoro o per necessità, la differenza tra qualche centesimo in più e qualche centesimo in meno non è affatto marginale. È una voce che si somma alle altre spese e che, pieno dopo pieno, finisce per pesare sempre di più sui bilanci familiari e sulle imprese.

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