22 Settembre 2026, martedì
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Golfo, Palazzo Chigi valuta il ridimensionamento dei contingenti italiani: «Prima di tutto la sicurezza»

Vertice sulla situazione nel quadrante mediorientale. Possibile lo spostamento di militari verso aree più sicure o una riduzione della presenza. Crosetto: «Garantiremo la continuità delle attività operative e il rispetto degli impegni internazionali». Riflettori sullo Stretto di Bab el-Mandeb e sulla sicurezza del traffico mercantile.

La sicurezza del personale viene prima di tutto, ma senza arretrare dagli impegni assunti dall’Italia sul piano internazionale. È questo il punto fermo emerso dal vertice convocato a Palazzo Chigi per fare il punto sulla presenza militare italiana nel Golfo e, più in generale, sulla situazione operativa nel quadrante mediorientale.

Sul tavolo c’è una possibile rimodulazione dei contingenti italiani, alla luce dell’evoluzione del quadro di sicurezza. Le ipotesi allo studio prevedono lo spostamento di parte dei militari verso aree ritenute più sicure oppure, laddove necessario, una riduzione della presenza sul terreno. Una scelta che dovrà tenere insieme due esigenze: proteggere il personale e garantire la prosecuzione delle missioni alle quali l’Italia partecipa.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che sono in corso valutazioni specifiche sulla presenza nazionale nell’area. «Sono in corso valutazioni, con principale focus sulla sicurezza dei contingenti, sulla presenza nazionale nell’area», ha spiegato al termine della riunione.

Al vertice di Palazzo Chigi hanno partecipato, insieme a Crosetto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Sottocapo di Stato Maggiore della Marina Militare. L’attenzione si è concentrata in particolare sullo Stretto di Bab el-Mandeb, snodo strategico per le rotte commerciali internazionali, e sulla necessità di garantire il transito in sicurezza delle navi mercantili.

Il governo, dunque, non considera l’ipotesi di un disimpegno tout court. La linea indicata dal ministro è quella di un eventuale riassetto della presenza militare, calibrato sull’evoluzione della minaccia. «In ogni caso, sarà assicurata la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti con la partecipazione ad Inherent Resolve e la tutela del nostro personale», ha sottolineato Crosetto.

Un passaggio particolarmente delicato riguarda anche gli assetti aerei. Il ministro ha riferito che sono già state adottate misure per innalzare il livello di sicurezza delle forze impegnate nell’area, con particolare attenzione proprio ai velivoli.

A rendere ancora più complesso il quadro è la dinamica militare che attraversa la regione. Nel frattempo Donald Trump ha scelto, almeno per il momento, di non affiancare l’Arabia Saudita nelle operazioni contro gli Houthi in Yemen. Il gruppo yemenita ha denunciato 28 raid sauditi nelle ultime 24 ore contro le aree di Taiz, Al-Jawf e Marib. Riad, dal canto suo, accusa gli Houthi di avere lanciato un missile balistico verso la capitale saudita.

È una spirale che si inserisce in uno scenario regionale già segnato dal confronto tra Stati Uniti e Iran. L’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha ribadito che l’amministrazione Trump intende proseguire la politica della «massima pressione» nei confronti di Teheran, lasciando tuttavia aperta la possibilità di un ritorno al tavolo negoziale.

Sul fronte economico e diplomatico, inoltre, si prepara un nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi. Dal 23 settembre, secondo quanto previsto, le misure dovrebbero colpire in modo particolarmente pesante le compagnie aeree iraniane e i soggetti che forniscono loro assistenza negli aeroporti e negli scali internazionali.

Per l’Italia, la priorità resta dunque la protezione dei militari senza compromettere le missioni in corso. La possibile rimodulazione dei contingenti sarà valutata sulla base dell’andamento della crisi e delle condizioni di sicurezza nei singoli teatri operativi. Un equilibrio delicato, soprattutto in una regione nella quale la distanza tra un’operazione di contenimento e un nuovo fronte di crisi può diventare improvvisamente molto breve.

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