A che santo deve votarsi, oggi, una famiglia piemontese che abbia bisogno di un pediatra il sabato o alla vigilia di una festività?
La domanda non è provocatoria, ma fotografa una difficoltà molto concreta che rischia di accompagnare il progressivo superamento dei Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale, i PAPT, senza che sia ancora pienamente operativo un sistema alternativo capace di garantire lo stesso livello di assistenza.
Il tema è approdato in Aula del Consiglio regionale del Piemonte, dove è stata discussa un’interrogazione rivolta alla Giunta Cirio per chiedere quali iniziative urgenti intenda adottare affinché la continuità dell’assistenza pediatrica nelle giornate di sabato e prefestive sia assicurata in modo uniforme su tutto il territorio regionale.
La risposta, secondo la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato, non ha sciolto i nodi. Al contrario, avrebbe lasciato sul tavolo soprattutto una promessa: monitorare l’evoluzione della situazione. Una formula che può risultare rassicurante sul piano burocratico, ma che rischia di essere assai meno rassicurante per una famiglia alle prese con un bambino malato nel fine settimana.
Il punto è proprio questo: monitorare non significa garantire un servizio.
I PAPT sono nati per offrire alle famiglie un punto di riferimento alternativo al Pronto Soccorso per quei problemi pediatrici che richiedono una valutazione medica, ma non presentano caratteristiche di emergenza. La loro funzione è quindi duplice. Da una parte assicurano una risposta sanitaria a bambini e genitori, dall’altra contribuiscono a evitare che situazioni non urgenti finiscano impropriamente negli ospedali, già sottoposti a una forte pressione.
Il superamento di questo modello, dunque, non è necessariamente un problema in sé. Il problema nasce se il nuovo assetto organizzativo arriva prima delle alternative. E soprattutto se, da un territorio all’altro, cambiano le possibilità concrete per le famiglie di trovare un pediatra.
Non basta infatti richiamare genericamente la continuità assistenziale. Un servizio di continuità assistenziale non equivale automaticamente a un servizio pediatrico dedicato: la differenza, per un genitore, può essere sostanziale, soprattutto quando si tratta di valutare sintomi e condizioni tipicamente infantili.
Le criticità, inoltre, non sembrano circoscritte a una singola area del Piemonte.
Nell’Asl To3, dal 4 aprile 2026, la riorganizzazione ha coinvolto i distretti di Venaria, Collegno, Orbassano, Pinerolo e Susa, con la sospensione del servizio del sabato e dei prefestivi presso Villa Rosa di Collegno.
Nell’Asl To4 la situazione riguarda i PAPT di Chivasso, Ciriè, dell’area Ivrea-Castellamonte e di Settimo Torinese. Qui il servizio era stato prorogato fino al 31 marzo 2026, mentre l’Azienda sanitaria ha chiarito che il nuovo Accordo Integrativo Regionale per la Pediatria di Libera Scelta non prevede più questo modello organizzativo.
Anche nel Novarese il passaggio presenta elementi di incertezza. È stata infatti comunicata la cessazione, dal 1° ottobre 2026, dei PAPT di Novara e Borgomanero. Nel frattempo, le nuove Aggregazioni Funzionali Territoriali pediatriche e gli altri strumenti previsti dall’accordo integrativo non risultano ancora pienamente operativi.
Sono esempi diversi, ma raccontano la stessa questione: come viene garantita l’assistenza ai bambini durante la fase di transizione?
È qui che la discussione smette di essere una questione tecnica di organizzazione sanitaria e diventa una questione politica. Perché riorganizzare un servizio può essere necessario, ma nessuna riorganizzazione dovrebbe tradursi in un periodo nel quale il cittadino si trova a dover capire da solo a chi rivolgersi.
Per le famiglie piemontesi il rischio più immediato è quello di una geografia sanitaria a macchia di leopardo, nella quale la possibilità di trovare un pediatra il sabato o nei giorni prefestivi dipenda dal territorio in cui si vive. Un sistema difficilmente compatibile con l’obiettivo di garantire livelli di assistenza omogenei.
C’è poi un secondo effetto da non sottovalutare: se il presidio territoriale viene meno senza che l’alternativa sia pronta, il Pronto Soccorso può diventare la soluzione più semplice, se non l’unica percepita come sicura dalle famiglie. Il risultato sarebbe esattamente l’opposto di quello che una buona programmazione sanitaria dovrebbe perseguire: spostare sul sistema ospedaliero una domanda che potrebbe essere gestita sul territorio.
«Non possiamo permettere che il passaggio al nuovo modello organizzativo crei un vuoto nell’assistenza dei bambini», sostiene Sarah Disabato. La richiesta alla Giunta Cirio è quindi quella di mettere nero su bianco garanzie concrete e uniformi per tutte le famiglie piemontesi.
La questione, in fondo, è semplice. Si può cambiare il modello, si possono superare i PAPT e si possono immaginare nuove forme di organizzazione territoriale. Ma prima bisogna assicurarsi che il servizio non scompaia nel passaggio da un sistema all’altro.
Perché quando si parla di bambini malati, il concetto di “fase transitoria” assume un significato molto diverso da quello che può avere in un documento amministrativo. Per un genitore, il sabato pomeriggio è già oggi. E la domanda resta: a chi si rivolge?
