L’Unione europea sceglie la strada del rinvio. Le sanzioni individuali contro la Russia, che sarebbero scadute domani, vengono prorogate di altri sette giorni, fino alla mezzanotte di martedì 22 settembre. Una decisione interlocutoria, che consente agli Stati membri di guadagnare tempo per esaminare nel dettaglio le proposte di rinnovo e scongiura, almeno per il momento, il rischio di una cancellazione dalla lista nera per quasi 3mila persone.
A comunicare la decisione è la presidenza di turno irlandese, al termine della riunione del Coreper, il comitato che riunisce i rappresentanti permanenti dei Paesi membri. «Al fine di concedere agli Stati membri più tempo per esaminare in modo approfondito le proposte di rinnovo», si legge nella nota, è stato deciso di estendere il regime sanzionatorio «per un periodo di 7 giorni, fino alla mezzanotte di martedì 22 settembre».
Non si tratta dunque di un allentamento delle misure contro Mosca, né di una revisione dell’impianto delle sanzioni. Il punto è soprattutto procedurale e politico: i governi europei non hanno ancora concluso l’esame necessario per procedere al rinnovo e hanno scelto di evitare che il termine imminente producesse effetti automatici.
La proroga permette ora di completare le procedure giuridiche necessarie a dare attuazione alla decisione. Nel frattempo, resta congelata la prospettiva che migliaia di nomi possano uscire dalla lista delle persone sottoposte alle misure restrittive europee.
Il rinvio di una settimana segnala anche la delicatezza del dossier. Sul tavolo non c’è soltanto la prosecuzione tecnica delle sanzioni, ma la tenuta di uno degli strumenti centrali attraverso cui l’Ue esercita pressione sulla Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Bruxelles prende quindi tempo, ma non cambia rotta. La nuova scadenza del 22 settembre diventa ora il prossimo passaggio decisivo: entro quella data gli Stati membri dovranno completare l’esame delle proposte e formalizzare il rinnovo delle misure.
