6 Novembre 2026, venerdì
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Germania, Merz rinvia la telefonata con Trump: gelo dopo l’endorsement all’AfD

Il cancelliere tedesco fa slittare il colloquio con il presidente Usa, previsto alla vigilia del 25° anniversario dell’11 settembre. Berlino non parla apertamente di ritorsione diplomatica, ma esclude che il rinvio sia legato all’agenda. Al centro della tensione il post con cui Trump ha celebrato l’avanzata dell’ultradestra tedesca e invocato una “Make Germany Great Again”.

La telefonata tra Friedrich Merz e Donald Trump non ci sarà, almeno non oggi. Il colloquio tra il cancelliere tedesco e il presidente degli Stati Uniti, previsto per il 9 settembre alla vigilia del 25° anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, è stato rinviato su decisione della parte tedesca.

A confermarlo è stato il portavoce del governo federale, Stefan Kornelius, durante una conferenza stampa a Berlino. Una precisazione, tuttavia, ha reso la vicenda ancora più significativa: il rinvio non sarebbe dovuto a problemi di agenda.

Una formula che lascia aperta la porta all’ipotesi più delicata: il possibile legame con le recenti dichiarazioni di Trump sulla politica interna tedesca e, in particolare, con il suo entusiasmo per il risultato elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt.

Il post di Trump che ha fatto saltare gli equilibri

Il caso nasce da un messaggio pubblicato da Trump sulla sua piattaforma Truth. Il presidente americano ha salutato la vittoria dell’Alternative für Deutschland come una “serata davvero importante”, collegandone la crescita al malcontento provocato, a suo giudizio, dalle politiche tedesche sull’immigrazione.

Non solo. Trump ha rilanciato il proprio marchio politico anche in versione tedesca, trasformando il celebre “Maga”, Make America Great Again, in “Mgga”: Make Germany Great Again.

Un messaggio che, al di là del tono propagandistico, tocca un nervo scoperto della politica tedesca. L’AfD è infatti il principale partito della destra radicale nel panorama politico nazionale e il suo rapporto con il resto delle forze democratiche continua a rappresentare uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico tedesco.

L’intervento di Trump introduce così un elemento esterno in una partita che Berlino considera, prima di tutto, una questione di politica interna.

Berlino: “Niente ingerenze nella politica tedesca”

Il governo tedesco evita accuratamente di trasformare l’incidente in uno scontro aperto con Washington. Ma altrettanto accuratamente evita di smentire che il post di Trump possa aver avuto un peso nella decisione di rinviare il colloquio.

Kornelius non ha confermato il collegamento ipotizzato dai giornalisti. Alla domanda se il rinvio fosse una conseguenza delle dichiarazioni del presidente americano, il portavoce ha risposto di non avere altro da aggiungere rispetto alle parole di Merz e al riferimento all’agenda del cancelliere.

Il punto politico, però, è emerso con chiarezza quando il portavoce è stato interpellato sulla possibilità che Berlino affronti con Washington le dichiarazioni di Trump sulla situazione politica tedesca.

La risposta è stata improntata alla cautela diplomatica: il governo, ha ricordato Kornelius, non commenta generalmente le dichiarazioni dei capi di Stato o di governo stranieri.

Ma esiste un limite. Ed è quello delle ingerenze nella politica interna.

Merz ha già sostenuto che occorra prestare particolare attenzione a interventi esterni sulla situazione politica tedesca, giudicandoli inopportuni. Una posizione che, secondo il portavoce, vale anche al contrario: Berlino non ritiene appropriato intervenire nelle dinamiche politiche interne di altri Paesi.

È una linea che consente al governo tedesco di criticare il messaggio di Trump senza trasformare pubblicamente la vicenda in una crisi diplomatica.

La telefonata rinviata e il peso del simbolo

Il tempismo rende il caso ancora più sensibile. La conversazione tra Merz e Trump avrebbe dovuto svolgersi proprio mentre Germania, Stati Uniti e resto dell’Occidente si preparano a ricordare il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre.

L’occasione avrebbe dovuto sottolineare il legame transatlantico e la comune memoria di quella tragedia. Il rinvio del colloquio, invece, introduce una nota di gelo proprio nel momento in cui Berlino intende riaffermare la solidità dell’alleanza con Washington.

Merz ha comunque voluto trasmettere il messaggio legato all’anniversario. Lo ha fatto, però, attraverso il proprio portavoce e non direttamente nel corso della telefonata con Trump.

“Venticinque anni fa gli Stati Uniti poterono contare sulla piena solidarietà della Germania e dell’Europa”, ha dichiarato il cancelliere. E ha aggiunto che anche oggi la Germania è pronta, insieme agli Stati Uniti, a difendere i valori che accomunano le due sponde dell’Atlantico.

Una dichiarazione che sembra voler separare due piani: da una parte l’alleanza strategica, dall’altra il dissenso sulle interferenze nella politica interna.

Il delicato equilibrio tra Berlino e Washington

Il caso mostra ancora una volta quanto sia diventato complesso il rapporto tra la nuova amministrazione americana e gli alleati europei. Per Berlino, il problema non è soltanto ciò che Trump ha scritto sull’AfD, ma il principio che quel messaggio sottintende: l’idea che Washington possa intervenire, anche attraverso i social, nel dibattito politico tedesco.

Merz si trova così davanti a un equilibrio tutt’altro che semplice. Deve preservare il rapporto con il presidente americano su dossier strategici e internazionali, ma al tempo stesso difendere la propria autonomia politica interna.

Il rinvio della telefonata, ufficialmente non motivato da questioni di agenda, resta dunque avvolto in una prudente ambiguità diplomatica. Berlino non accusa apertamente Trump. Ma neppure sembra disposta a far finta che quel post non sia mai esistito.

E in diplomazia, talvolta, ciò che non viene detto pesa quasi quanto ciò che viene dichiarato.

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