14 Ottobre 2026, mercoledì
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Anziani nel mirino, la caccia all’oro nel Vercellese

Li avvicinavano con un pretesto e poi li aggredivano per strappare catenine e gioielli. Vittime tra i 65 e gli 87 anni, alcune con difficoltà motorie. Un ventenne arrestato, due giovani denunciati: indagini della Procura sui raid tra Crescentino, Saluggia e Cigliano

Un gesto improvviso, la violenza, lo strappo. E in pochi secondi un anziano finiva a terra o restava ferito, mentre la catenina d’oro scompariva insieme alla tranquillità di una passeggiata qualunque. È la dinamica che emerge dall’indagine dei carabinieri di Crescentino su una serie di aggressioni e furti ai danni di persone anziane nel Vercellese.

Nel mirino sarebbero finite persone tra i 65 e gli 87 anni, spesso già penalizzate da una ridotta capacità motoria e quindi particolarmente esposte. Le vittime venivano avvicinate con un pretesto, in modo da ridurre le distanze e coglierle in una situazione di vulnerabilità. Poi entrava in scena la forza: catenine, gioielli e altri oggetti d’oro venivano strappati con violenza, provocando in alcuni casi lesioni.

Al termine degli accertamenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Vercelli, i carabinieri hanno individuato tre giovani, di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Per un ventenne di origine marocchina è scattato l’arresto; per gli altri due è stata presentata una denuncia.

Le contestazioni sono pesanti: rapina, furto con strappo e lesioni personali aggravate ai danni di persone in condizioni di minorata difesa. Ipotesi di reato che delineano un quadro investigativo nel quale il dato più allarmante non è soltanto il valore dei preziosi sottratti, ma la scelta delle vittime e il ricorso alla violenza.

Gli episodi al centro dell’inchiesta si sarebbero consumati tra giugno e luglio in diversi comuni della provincia di Vercelli, in particolare a Crescentino, Saluggia e Cigliano. Una sequenza che ha richiesto agli investigatori di mettere in relazione fatti avvenuti in luoghi diversi, individuando elementi comuni nelle modalità di avvicinamento e nell’azione degli aggressori.

La tecnica, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era tanto rapida quanto insidiosa: individuata la persona da colpire, bastava un approccio apparentemente innocuo per arrivare abbastanza vicino. A quel punto, lo strappo violento consentiva di impossessarsi del bottino in pochi istanti, lasciando però alle vittime qualcosa di molto più difficile da recuperare di un gioiello: il senso di sicurezza.

L’attività investigativa dei carabinieri ha consentito di ricostruire la presunta catena degli episodi e di arrivare all’identificazione dei tre giovani. Gli accertamenti proseguono per definire compiutamente il quadro delle responsabilità e verificare l’eventuale coinvolgimento degli indagati in ulteriori fatti.

Sul caso resta ora l’attenzione della magistratura. E, sul territorio, quella delle forze dell’ordine e delle comunità coinvolte, dove le vittime più fragili sono diventate il bersaglio di una criminalità capace di trasformare un gioiello indossato al collo in un’occasione di violenza.

Per tutti gli indagati vale, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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