La tregua arriva, ma la guerra continua a parlare il linguaggio delle bombe. Vladimir Putin ha ordinato la sospensione degli attacchi contro Kiev per tre giorni, a partire dalla mezzanotte, proprio mentre a Mosca entrano nel vivo i colloqui tra gli emissari di Donald Trump e il Cremlino. A riferirlo è stato Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo, all’agenzia Tass.
È una finestra diplomatica stretta, fragile, che si apre nel cuore di un conflitto ancora aperto. A Mosca sono arrivati Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Trump, chiamati a sondare la possibilità di un percorso negoziale tra Russia e Ucraina. Il faccia a faccia con Putin rappresenta il passaggio centrale della missione americana. Domenica 6 settembre, secondo il programma, i due emissari dovrebbero incontrare anche Volodymyr Zelensky.
Il presidente ucraino, intanto, ha annunciato una decisione speculare: Kiev si asterrà dai raid contro Mosca durante la fase dei colloqui. Un gesto destinato a favorire il confronto, ma che arriva mentre sul terreno continuano a cadere missili e droni.
Zelensky ha denunciato in particolare gli attacchi russi contro gli aeroporti di Kiev e Boryspil. «Durante la notte ci sono stati attacchi russi dimostrativi contro i nostri aeroporti», ha scritto su X, collegando i raid ai preparativi per un eventuale viaggio degli emissari americani in Ucraina. Secondo il presidente ucraino, l’obiettivo sarebbe stato anche quello di mettere sotto pressione la missione diplomatica statunitense.
Il contrasto è evidente: mentre i canali diplomatici cercano uno spiraglio, le armi continuano a scandire le ore. Nell’attacco contro Boryspil almeno due persone sono rimaste ferite. Le forze armate ucraine affermano inoltre di aver abbattuto 128 dei 167 droni lanciati dalla Russia durante la notte. Gli ordigni che hanno raggiunto il territorio ucraino avrebbero colpito 23 località.
Mosca, dal canto suo, conferma gli attacchi e sostiene di aver preso di mira impianti militari e centri logistici. Una versione che si inserisce nella consueta contrapposizione tra le ricostruzioni delle due parti, mentre la diplomazia americana tenta di costruire un terreno comune.
Il messaggio di Mosca
A dare il benvenuto agli emissari americani è stato Kirill Dmitriev, consigliere di Putin per la cooperazione economica con l’estero e figura coinvolta nei contatti diplomatici con Washington. «Benvenuti a Mosca ai pacificatori Witkoff e Kushner», ha scritto su X, accompagnando il messaggio con due fotografie dell’arrivo dei due americani.
Le immagini di Dmitriev che stringe la mano agli ospiti ai piedi della scaletta dell’aereo assumono così un valore che va oltre il protocollo. Mosca vuole presentarsi come interlocutore disponibile al dialogo, proprio mentre sul campo mantiene alta la pressione militare.
È questa la contraddizione con cui devono fare i conti i negoziatori americani: costruire un possibile percorso verso la de-escalation mentre ciascuna delle parti continua a cercare sul terreno un vantaggio da spendere al tavolo.
Quattro morti nel Dnipropetrovsk
Il bilancio più pesante arriva dalla regione di Dnipropetrovsk, dove quattro persone sono morte negli attacchi russi. Tra gli obiettivi colpiti anche un impianto siderurgico di Kamianske.
Secondo Metinvest, la società proprietaria dello stabilimento, cinque persone sono rimaste uccise nel raid missilistico contro l’acciaieria. L’impianto ha dovuto interrompere le attività. Un attacco che aggiunge un nuovo fronte alla pressione russa sulle infrastrutture industriali ucraine e mostra quanto il conflitto continui a colpire anche il tessuto produttivo del Paese.
La tregua annunciata da Putin, dunque, nasce sotto il segno dell’incertezza. Tre giorni possono bastare per aprire una porta diplomatica, ma non per chiudere una guerra. La vera partita si gioca ora tra Washington, Mosca e Kiev: gli Stati Uniti cercano un punto di contatto, il Cremlino misura i margini della trattativa e Zelensky chiede che il dialogo non diventi una pausa utile soltanto a ridisegnare il campo di battaglia.
La tregua, se sarà rispettata, sarà il primo banco di prova. La sua durata è già fissata. La sua tenuta, invece, resta tutta da dimostrare.
