14 Ottobre 2026, mercoledì
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Femminicidio Lorena, il Pd raccoglie l’appello del padre: «Contro la violenza serve un patto tra tutte le forze politiche»

Dopo l’ennesimo femminicidio, Elly Schlein e Roberta Mori rilanciano le parole del padre di Lorena e chiedono un salto di qualità nella lotta alla violenza di genere: non solo repressione, ma prevenzione, educazione, sostegno ai centri antiviolenza e formazione. «Su questo non dovrebbero esistere maggioranza e opposizione».

Le parole di un padre travolto dal dolore diventano un appello alla politica. E il Partito democratico sceglie di raccoglierlo, trasformando la tragedia di Lorena nell’occasione per rilanciare una sfida che, secondo il Pd, non può più essere affrontata soltanto sul terreno dell’emergenza.

«Siamo vicini al dolore e alla disperazione del papà di Lorena», afferma la segreteria del Pd, esprimendo vicinanza a una donna «vittima di femminicidio» che ha lottato fino all’ultimo per sottrarsi alla violenza dell’ex compagno. Una vicenda che, sottolinea il partito, «strazi­a il cuore» e che rende ancora più pesanti le richieste avanzate dal padre.

È proprio da quelle parole che il Pd intende ripartire. «In un momento di grandissimo dolore», osserva la segreteria dem, il padre di Lorena ha avuto «la lucidità e la forza» di formulare richieste concrete, indicando alla politica una direzione precisa. Richieste che il partito dichiara di voler fare proprie.

Il punto, per il Pd, è superare la logica delle risposte episodiche. Le norme approvate negli ultimi anni hanno rafforzato gli strumenti repressivi, ma la sola sanzione penale non può essere considerata sufficiente di fronte a una violenza che continua a riprodursi con modalità drammaticamente ricorrenti.

Per questo la segreteria di Elly Schlein insiste sulla prevenzione. Servono maggiori risorse e un sostegno strutturale ai centri antiviolenza, considerati un presidio essenziale non soltanto per le donne che chiedono aiuto, ma anche per costruire competenze adeguate all’interno delle istituzioni. A partire dalla formazione specifica degli operatori delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni.

Ma il terreno decisivo resta anche quello culturale. Il Pd torna a chiedere che l’educazione al rispetto e all’affettività entri stabilmente nei percorsi scolastici, in tutti i cicli. L’obiettivo è intervenire prima che la violenza si manifesti, lavorando sulle relazioni, sulla consapevolezza, sul riconoscimento dei segnali di controllo e possesso.

E c’è poi il tema del consenso. Schlein e il Pd ribadiscono la volontà di insistere per una legge che chiarisca un principio ritenuto fondamentale: «Senza il consenso, è sempre violenza».

Una linea che Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche, traduce nella proposta di un vero e proprio «patto costituente contro la violenza maschile sulle donne».

Secondo Mori, le parole del padre di Lorena «arrivano dritte al cuore e alla responsabilità della politica». Non devono quindi esaurirsi nella solidarietà istituzionale pronunciata dopo una tragedia. «La solidarietà, da sola, non basta più», avverte.

La dimensione del fenomeno, aggiunge, impone di riconoscere la violenza contro le donne come una questione strutturale, che investe «il potere, la cultura, le relazioni tra uomini e donne e la qualità stessa della nostra democrazia».

Da qui l’idea di un patto che superi gli schieramenti e metta insieme maggioranza e opposizione su un terreno considerato essenziale: prevenzione, educazione, autonomia economica e sociale delle donne, sostegno stabile ai centri antiviolenza, formazione degli operatori e strumenti di protezione realmente efficaci.

Una sorta di terreno comune sul quale, sostiene Mori, la politica dovrebbe riuscire a ritrovare un linguaggio condiviso. «Su questo non dovrebbero esistere maggioranza e opposizione. Dovrebbe esistere una Repubblica intera che sceglie da che parte stare».

Il messaggio politico del Pd è dunque netto: la lotta alla violenza di genere non può essere affidata esclusivamente all’inasprimento delle pene né riemergere nel dibattito pubblico soltanto dopo l’ennesimo femminicidio. Occorre agire prima, rafforzare le reti di protezione, educare alla parità e al consenso e rendere più efficaci gli strumenti attraverso i quali una donna può chiedere aiuto e sottrarsi alla violenza.

Perché il vero obiettivo, conclude Mori, non può essere soltanto punire chi uccide. Deve essere impedire che altre donne vengano uccise. E fare in modo che nessun altro padre sia costretto, nel pieno di un lutto irreparabile, a chiedere alla politica di fare ciò che avrebbe dovuto essere già una priorità.

«Noi ci siamo e faremo la nostra parte», assicura la segreteria del Pd. Una promessa che, davanti alla tragedia di Lorena, prova a trasformarsi in un impegno politico più ampio: fare della lotta alla violenza maschile sulle donne non una battaglia di parte, ma una responsabilità collettiva.

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