La guerra dei risarcimenti passa anche dall’Artico. Una nave da crociera russa è stata sequestrata alle isole Svalbard, nell’estremo Nord norvegese, su richiesta di Naftogaz, la compagnia energetica statale ucraina. Il provvedimento riguarda la “Professor Molchanov” e si inserisce nella complessa offensiva giudiziaria con cui Kiev cerca di recuperare dalla Russia miliardi di dollari riconosciuti come risarcimento per i beni sottratti dopo l’annessione della Crimea nel 2014.
Non è dunque soltanto il fermo di una nave. Dietro l’operazione c’è il tentativo di trasformare una sentenza arbitrale in un credito concretamente esigibile, andando a cercare beni russi fuori dai confini dell’Ucraina.
Secondo quanto comunicato da Naftogaz, il sequestro è stato disposto il 31 agosto 2026 da un tribunale norvegese, con l’obiettivo di garantire il pagamento di una somma che, tra capitale, interessi e spese, ammonta a circa 4,22 miliardi di dollari. La richiesta della società ucraina punta a dare attuazione al riconoscimento arbitrale ottenuto contro Mosca per quella che Naftogaz definisce una confisca illegale dei propri asset in Crimea.
La “Professor Molchanov” si trova a Barentsburg, insediamento minerario delle Svalbard. A indicarne la posizione è il sito di tracciamento navale VesselFinder, mentre la polizia delle Svalbard ha confermato il sequestro al quotidiano norvegese Aftenposten.
La strategia di Naftogaz
L’azione norvegese rappresenta un nuovo tassello nella strategia internazionale di Naftogaz. La società sta infatti cercando di individuare e sottoporre a misure cautelari beni riconducibili alla Russia in diversi Paesi, nel tentativo di trasformare il risarcimento stabilito dagli organi arbitrali in un pagamento effettivo.
«Questo è un altro passo importante verso il raggiungimento della giustizia di fronte al sequestro illegale dei beni di Naftogaz in Crimea da parte della Russia», ha dichiarato il ceo ad interim della società, Sergii Fedorenko.
Il messaggio di Naftogaz è netto: la ricerca non si fermerà a un singolo bene né a una singola giurisdizione. «Continueremo a cercare i beni russi in tutto il mondo fino a quando non sarà pagato l’intero risarcimento dovuto a Naftogaz e alle altre società del Gruppo Naftogaz», ha aggiunto Fedorenko.
La vicenda porta così la disputa sulla Crimea molto lontano dal teatro originario del conflitto. Dai beni energetici sottratti nel 2014 alle acque fredde delle Svalbard, la partita si gioca ora sul terreno della giustizia internazionale e dell’esecuzione delle sentenze.
E la “Professor Molchanov”, almeno per il momento, è diventata uno dei beni attraverso cui l’Ucraina prova a presentare il conto a Mosca.
