La guerra in Ucraina continua a combattere anche lontano dal campo di battaglia. E mentre l’Unione europea prepara un nuovo giro di sanzioni contro Mosca, cresce a Bruxelles la consapevolezza che il confronto con la Russia si giochi ormai su un terreno molto più ampio: quello della guerra ibrida, dove alle armi convenzionali si affiancano cyberattacchi, campagne di disinformazione, pressioni economiche e tentativi di interferenza nei processi democratici.
A mettere in guardia gli Stati membri è stata l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, intervenuta sulle nuove misure restrittive nei confronti della Russia. «Abbiamo iniziato con un numero limitato di nuove aggiunte alla lista nera dell’Ue, ma gli Stati membri ne hanno proposte molte di più», ha spiegato. Il problema, ha precisato, è ora verificare che ogni inserimento sia «legalmente in regola», una procedura che inevitabilmente richiede tempo.
Ma il quadro politico, secondo Kallas, impone di accelerare. Gli attacchi ibridi che si stanno registrando in diverse parti d’Europa, ha sottolineato, potrebbero rappresentare un campanello d’allarme per quei Paesi che finora non hanno mostrato sufficiente determinazione nel contrastare il fenomeno.
«Se vogliamo porre fine a questa guerra, dobbiamo tutti concentrare i nostri sforzi e portarli a un nuovo livello», ha detto Kallas, ricordando anche la convocazione dell’ambasciatore russo, un passo seguito da numerosi governi europei.
Tajani: «Non si possono escludere interferenze russe nelle elezioni»
Il tema della sicurezza democratica arriva così direttamente anche in Italia. A Bruxelles, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha messo in guardia dalla possibilità che Mosca possa tentare di influenzare le consultazioni elettorali nei Paesi dell’Unione.
«È una questione generale, riguarda tutta l’Unione Europea», ha osservato Tajani, sottolineando tuttavia che «non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota». Per questo, secondo il ministro, occorre «intervenire in anticipo».
Il rischio, ha spiegato, non riguarda soltanto l’Italia. La Federazione Russa potrebbe cercare di interferire nella vita democratica degli Stati membri, tentando di condizionare la volontà degli elettori attraverso strumenti diversi da quelli tradizionali della propaganda.
Per Tajani si tratta di un’ipotesi «veramente inaccettabile». E proprio perché l’obiettivo è preservare la libertà del voto, la risposta deve essere preventiva: «Bisogna vigilare, bisogna impedire che ci siano queste azioni da parte di un Paese con il quale noi non siamo in guerra».
La difesa passa anche dal cyberspazio
L’Italia, ha ricordato Tajani, ha già rafforzato le proprie strutture di sicurezza. Dal primo gennaio è operativa al ministero degli Esteri una direzione generale dedicata alla sicurezza, sia sul piano politico sia su quello operativo. A questa si aggiunge una sala operativa attiva 24 ore su 24, con il compito, tra gli altri, di contrastare gli attacchi cibernetici rivolti contro le strutture diplomatiche italiane e il ministero.
Tajani ha richiamato anche un precedente significativo: durante la prima visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Italia, nel momento in cui il suo aereo atterrò all’aeroporto di Ciampino, il sito del ministero degli Esteri fu oggetto di un attacco.
Un episodio che, nella ricostruzione del ministro, dimostra come la minaccia non sia teorica e come la dimensione digitale sia ormai parte integrante della sicurezza nazionale.
Che cosa significa davvero «guerra ibrida»
Il concetto di guerra ibrida descrive proprio questa trasformazione del conflitto. Non esiste necessariamente un fronte riconoscibile, né un momento preciso in cui viene dichiarata guerra. L’obiettivo è piuttosto indebolire un avversario sfruttando contemporaneamente strumenti militari e non militari, spesso mantenendo volutamente ambigua l’origine delle operazioni.
Alle forme convenzionali di combattimento possono così affiancarsi la guerra economica, le operazioni irregolari, la guerra psicologica, gli attacchi informatici e le campagne di influenza.
Un ruolo sempre più rilevante è giocato dalla manipolazione dell’informazione: fake news, contenuti costruiti per alimentare divisioni sociali, campagne coordinate sui social network e tentativi di orientare il dibattito pubblico possono diventare strumenti di pressione strategica.
A questi elementi si aggiungono le interferenze nei processi elettorali, l’uso della diplomazia come leva di pressione e persino il ricorso a strumenti giuridici o amministrativi nell’ambito di strategie più ampie di destabilizzazione.
La caratteristica decisiva è la combinazione. La guerra ibrida non sostituisce necessariamente il conflitto tradizionale: lo integra, creando una zona grigia nella quale attività militari, intelligence, propaganda, sabotaggio e operazioni informatiche possono procedere contemporaneamente.
Ed è proprio questa zona grigia a rendere più difficile individuare il momento in cui una minaccia smette di essere episodica e diventa un vero attacco strategico.
L’Europa davanti a un nuovo fronte
Le parole di Kallas e Tajani convergono quindi su un punto: la sicurezza europea non può più essere valutata soltanto attraverso la forza degli eserciti o la protezione dei confini.
La partita si gioca anche sulla resilienza delle istituzioni, sulla sicurezza delle infrastrutture digitali, sulla capacità di proteggere le elezioni e sulla tenuta dell’opinione pubblica di fronte alla disinformazione.
Il messaggio politico di Bruxelles è chiaro: se l’Europa vuole rafforzare la pressione sulla Russia e sostenere l’Ucraina, deve contemporaneamente rendere più difficile l’utilizzo di quegli strumenti indiretti con cui Mosca — secondo le accuse e le valutazioni espresse dai governi europei — può cercare di esercitare pressione sui Paesi occidentali.
La nuova frontiera, dunque, non è soltanto quella che separa Russia e Ucraina. È anche quella, molto più sottile, che attraversa le democrazie europee. E in questo spazio senza trincee visibili, proteggere il voto, l’informazione e le infrastrutture digitali significa proteggere il cuore stesso della sicurezza europea.
