Il muro degli 1,5 gradi potrebbe cadere nei prossimi anni. Non come una sentenza definitiva, ma come un passaggio ormai sempre più probabile lungo la traiettoria del cambiamento climatico. È l’avvertimento contenuto nel nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), secondo cui il riscaldamento globale è destinato a oltrepassare la soglia rispetto ai livelli preindustriali indicata come obiettivo più ambizioso dall’Accordo di Parigi.
Il dato più preoccupante è accompagnato, però, da una possibilità concreta: limitare nel tempo lo sforamento e tornare al di sotto degli 1,5 gradi nel più breve periodo possibile. Non è dunque soltanto un rapporto sui rischi che incombono sul pianeta, ma anche una sorta di mappa delle scelte ancora disponibili.
La strategia: superare, raggiungere il picco, tornare indietro
Il rapporto, intitolato Limiting Overshoot, individua nello scenario di “superamento, picco e successiva riduzione” la strada migliore tra quelle ancora percorribili per contenere sia l’entità sia la durata dell’aumento delle temperature.
Il principio è semplice da enunciare e molto più difficile da realizzare: evitare che il superamento della soglia si trasformi in una nuova condizione permanente. Per riuscirci, sottolinea l’Unep, servono riduzioni immediate, profonde e durature delle emissioni di gas serra, accompagnate da un deciso incremento della capacità di sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera.
In questo quadro acquistano un ruolo anche il rimboschimento e le altre forme di stoccaggio del carbonio, strumenti che possono contribuire a ridurre la concentrazione di CO₂ nell’atmosfera. Ma nessuna tecnologia, da sola, può sostituire il taglio delle emissioni alla fonte: la priorità resta la decarbonizzazione dell’economia.
Non basta mitigare: bisogna anche adattarsi
Il rapporto mette inoltre in evidenza un secondo fronte, altrettanto decisivo: l’adattamento. Anche nello scenario più favorevole, una parte degli effetti del riscaldamento globale è ormai destinata a manifestarsi. Per questo ridurre le emissioni deve procedere insieme alla capacità di proteggere popolazioni, infrastrutture, territori ed economie dagli impatti climatici.
Ondate di calore più intense, incendi, precipitazioni estreme e alluvioni non rappresentano più soltanto una prospettiva lontana. Sono fenomeni che già incidono sulla vita quotidiana e sulle economie di molti Paesi.
È proprio a questa realtà che ha fatto riferimento il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, trasformando l’allarme scientifico in un appello politico: gli eventi estremi osservati durante l’estate, ha sottolineato, sono un avvertimento di ciò che potrebbe attendere il mondo.
La conclusione è netta: se l’obiettivo degli 1,5 gradi dovrà essere temporaneamente superato, occorre fare tutto il possibile perché lo sforamento sia minimo e soprattutto breve.
La soglia di Parigi, insomma, non è ancora una porta chiusa. Ma ogni anno di ritardo rende più stretto il margine di manovra. E la vera sfida, da oggi, non è soltanto evitare il superamento: è impedire che l’eccezione climatica diventi la nuova normalità.
