6 Novembre 2026, venerdì
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Clima, l’onda del caldo oltre 1,5 gradi: l’ONU chiede di accorciare la “sforatura”

Il nuovo rapporto dell’Unep prevede nei prossimi anni il superamento della soglia fissata dall’Accordo di Parigi. Ma la partita non è ancora persa: taglio delle emissioni, rimozione della CO₂ e adattamento possono contenere entità e durata del fenomeno.

Il muro degli 1,5 gradi potrebbe cadere nei prossimi anni. Non come una sentenza definitiva, ma come un passaggio ormai sempre più probabile lungo la traiettoria del cambiamento climatico. È l’avvertimento contenuto nel nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), secondo cui il riscaldamento globale è destinato a oltrepassare la soglia rispetto ai livelli preindustriali indicata come obiettivo più ambizioso dall’Accordo di Parigi.

Il dato più preoccupante è accompagnato, però, da una possibilità concreta: limitare nel tempo lo sforamento e tornare al di sotto degli 1,5 gradi nel più breve periodo possibile. Non è dunque soltanto un rapporto sui rischi che incombono sul pianeta, ma anche una sorta di mappa delle scelte ancora disponibili.

La strategia: superare, raggiungere il picco, tornare indietro

Il rapporto, intitolato Limiting Overshoot, individua nello scenario di “superamento, picco e successiva riduzione” la strada migliore tra quelle ancora percorribili per contenere sia l’entità sia la durata dell’aumento delle temperature.

Il principio è semplice da enunciare e molto più difficile da realizzare: evitare che il superamento della soglia si trasformi in una nuova condizione permanente. Per riuscirci, sottolinea l’Unep, servono riduzioni immediate, profonde e durature delle emissioni di gas serra, accompagnate da un deciso incremento della capacità di sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera.

In questo quadro acquistano un ruolo anche il rimboschimento e le altre forme di stoccaggio del carbonio, strumenti che possono contribuire a ridurre la concentrazione di CO₂ nell’atmosfera. Ma nessuna tecnologia, da sola, può sostituire il taglio delle emissioni alla fonte: la priorità resta la decarbonizzazione dell’economia.

Non basta mitigare: bisogna anche adattarsi

Il rapporto mette inoltre in evidenza un secondo fronte, altrettanto decisivo: l’adattamento. Anche nello scenario più favorevole, una parte degli effetti del riscaldamento globale è ormai destinata a manifestarsi. Per questo ridurre le emissioni deve procedere insieme alla capacità di proteggere popolazioni, infrastrutture, territori ed economie dagli impatti climatici.

Ondate di calore più intense, incendi, precipitazioni estreme e alluvioni non rappresentano più soltanto una prospettiva lontana. Sono fenomeni che già incidono sulla vita quotidiana e sulle economie di molti Paesi.

È proprio a questa realtà che ha fatto riferimento il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, trasformando l’allarme scientifico in un appello politico: gli eventi estremi osservati durante l’estate, ha sottolineato, sono un avvertimento di ciò che potrebbe attendere il mondo.

La conclusione è netta: se l’obiettivo degli 1,5 gradi dovrà essere temporaneamente superato, occorre fare tutto il possibile perché lo sforamento sia minimo e soprattutto breve.

La soglia di Parigi, insomma, non è ancora una porta chiusa. Ma ogni anno di ritardo rende più stretto il margine di manovra. E la vera sfida, da oggi, non è soltanto evitare il superamento: è impedire che l’eccezione climatica diventi la nuova normalità.

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