Quasi ventuno ore di disordini, incendi e devastazioni. Una situazione che, secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle Elisa Pirro, ha oltrepassato i confini di un semplice episodio di tensione carceraria, arrivando a sfiorare una vera e propria rivolta.
Al centro della denuncia c’è quanto accaduto nel reparto B2 del carcere di Brissogne, ad Aosta, dove per un’intera giornata il personale della Polizia Penitenziaria è stato impegnato nel fronteggiare una situazione di estrema criticità. Nel corso dei disordini sarebbero stati incendiati e lanciati contro gli agenti diversi oggetti, comprese bombole di gas, con un concreto rischio per l’incolumità del personale.
«Quello che è accaduto nel carcere di Brissogne è gravissimo», sottolinea Pirro, che punta l’attenzione non soltanto sulla violenza degli episodi, ma anche sulle condizioni nelle quali gli agenti sono stati costretti a operare.
Il dato più allarmante, secondo la senatrice, riguarda infatti la durata dell’emergenza e la prolungata esposizione al rischio del personale. Gli agenti avrebbero dovuto affrontare l’emergenza con turni protratti fino a 12 ore e oltre, in un contesto di particolare pressione operativa.
Una circostanza che, per Pirro, impone di interrogarsi sulla capacità dell’istituto di gestire situazioni di crisi di questa portata. L’assenza di feriti, osserva la senatrice, non può essere utilizzata per ridimensionare la gravità di quanto accaduto: «Il fatto che non ci siano stati feriti è una fortuna, non può diventare un alibi per minimizzare».
Da qui la richiesta di un intervento diretto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiamato a ricostruire nel dettaglio la gestione dell’emergenza e a verificare eventuali criticità organizzative.
Pirro chiede in particolare di fare chiarezza sulla catena di comando, sulle modalità con cui è stata affrontata la lunga fase di disordini e sulle condizioni operative garantite agli agenti della Polizia Penitenziaria.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto la sicurezza all’interno dell’istituto valdostano, ma investe più in generale la tutela di chi è chiamato quotidianamente a garantire l’ordine e la sicurezza nelle carceri italiane.
«Non possiamo aspettare che ci scappi il morto per intervenire», avverte la senatrice, secondo la quale gli agenti «non possono essere lasciati soli» davanti a emergenze di questa gravità.
La richiesta al ministero è quindi quella di una verifica puntuale e tempestiva: capire cosa sia accaduto nelle quasi 21 ore di disordini, se le risorse e i protocolli disponibili siano stati adeguati e, soprattutto, se il personale sia stato messo realmente nelle condizioni di operare in sicurezza.
«Chi garantisce la sicurezza nelle carceri deve essere messo nelle condizioni di lavorare in sicurezza», conclude Pirro, coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle per la Valle d’Aosta.
