5 Settembre 2026, sabato
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Caruso, le radici della voce diventano futuro

A Piedimonte Matese il primo Concorso Internazionale “Enrico Caruso – Le radici della voce”: oltre ottanta giovani artisti da dieci Paesi si contendono la scena. Gran Galà dei vincitori il 30 agosto con il tenore Vincenzo Costanzo e l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese diretta da Jacopo Sipari di Pescasseroli

Ci sono storie che nascono lontano dai grandi palcoscenici e che, proprio come una voce ben proiettata, finiscono per arrivare molto più lontano di quanto si potesse immaginare. È la storia del Festival Internazionale “Enrico Caruso” di Piedimonte Matese, nato da un’intuizione e cresciuto, in appena cinque anni, fino a trasformarsi in un appuntamento capace di parlare al mondo della lirica.

Ora quella storia compie un salto di qualità. La quinta edizione del Festival ospita infatti la prima edizione del Concorso Internazionale “Enrico Caruso – Le radici della voce”, competizione lirica rivolta a giovani cantanti provenienti da tutto il mondo, con iscrizione gratuita e un montepremi complessivo di 14 mila euro.

Una scelta che non è soltanto artistica, ma anche identitaria. Perché Piedimonte Matese non è semplicemente il luogo che celebra il nome di Caruso: è uno dei luoghi originari della sua vicenda umana. Il grande tenore nacque a Napoli, ma fu concepito proprio a Piedimonte Matese, dove vivevano i suoi genitori prima del trasferimento nel capoluogo partenopeo. È da questo legame, insieme anagrafico, storico e affettivo, che la città ha costruito negli anni la propria vocazione carusiana.

L’avventura del Festival affonda le radici in una felice intuizione di Guido Civitillo, condivisa con i fratelli Italo, Salvatore e Gaetano, cresciuti musicalmente anche attraverso l’ascolto dei dischi del Maestro. Con la collaborazione della Camera di Commercio di Caserta e del Comune di Piedimonte Matese, quella prima serata celebrativa, organizzata nel centenario della morte di Caruso, ha progressivamente dato vita a un progetto culturale più ampio.

Oggi il progetto guarda decisamente oltre la memoria. Guarda ai giovani, alla formazione, al confronto internazionale e, soprattutto, al futuro del canto lirico.

Dai quattro continenti alla sfida finale

Sono stati oltre ottanta i concorrenti arrivati a Piedimonte Matese per questa prima edizione del Premio, sotto la direzione artistica di Franco Moretti. Le selezioni hanno coinvolto una commissione di assoluto rilievo internazionale, composta da Nicola Colabianchi, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia; Federico Pupo, Direttore Artistico della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova; Simon Krečič, Direttore Artistico e Musicale dell’Opera del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor; Fulvio Artiano, Direttore del Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, e dallo stesso Moretti.

Dopo la fase eliminatoria, il gruppo dei partecipanti si è ristretto a 41 ammessi, in rappresentanza di dieci Paesi e tre continenti. Ora la competizione entra nel vivo con i dodici finalisti chiamati a contendersi la vittoria.

Sono Achille Del Giudice, tenore; Antimo Dell’Omo, baritono; Stela Dicusara, soprano; Mira Dozio Pinchuk, soprano; Laura Fortino, soprano; Mario Greco, tenore; Junsung Jeon, baritono; Eunchan “Theo” Lee, tenore; Ruixin Li, baritono; Fooroz Razavi, soprano; Haruna Tominaga, soprano; Rosa “Rossella” Vingiani, soprano, e Davide Zaccherini.

I finalisti saranno accompagnati dalle pianiste Elisa Montipò e Claudia Mariano, in una serata che rappresenterà non soltanto l’ultimo atto della selezione, ma anche il primo vero confronto con un pubblico e con professionisti di grande esperienza internazionale.

Il 30 agosto il grande Gala

Il momento culminante sarà domenica 30 agosto, alle ore 21, in Piazza del Carmine, con il Gran Galà dei Vincitori.

A dirigere la serata sarà Jacopo Sipari di Pescasseroli, sul podio dell’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, formazione alla quale il direttore è particolarmente legato e di cui è direttore musicale.

Accanto ai vincitori salirà sul palco uno degli interpreti più attesi della serata: il tenore napoletano Vincenzo Costanzo, chiamato a essere una sorta di padrino artistico dei giovani protagonisti del concorso.

«Chi sceglie la strada del canto e della musica è un supereroe, oggi come oggi», ha sottolineato Costanzo, dichiarandosi «felice e onorato» di poter accompagnare idealmente questi giovani artisti nella loro prima grande sfida internazionale. Un concorso che, ha evidenziato il tenore, unisce un importante montepremi alla possibilità concreta di essere ascoltati da figure di primo piano del mondo della lirica e del teatro internazionale.

Al pianoforte, per il repertorio di canzoni napoletane, sarà ancora Elisa Montipò. Nel corso del Gala verrà inoltre assegnato il Premio Speciale “Enrico Caruso”, che sarà consegnato personalmente da Enrico Caruso Jr., pronipote del leggendario tenore.

Un programma nel segno dei grandi tenori

Il programma musicale della serata costruisce un ideale ponte tra la tradizione del melodramma italiano e la voce contemporanea di Vincenzo Costanzo.

Tra i momenti più significativi figura l’Intermezzo dalla “Fedora” di Umberto Giordano, opera che inaugurerà la stagione de La Fenice e che porta con sé un legame particolarmente suggestivo con Caruso. La prima rappresentazione, nel 1898 al Teatro Lirico di Milano, fu infatti diretta dallo stesso compositore e vide un giovane Enrico Caruso nel ruolo del protagonista maschile.

Il celebre tema dell’arioso di Loris, “Amor ti vieta”, viene ripreso e ampliato nell’intermezzo orchestrale, trasformando quel nucleo melodico appassionato in una pagina di ampio respiro sinfonico. Sarà quindi Costanzo a riportare al centro della serata proprio “Amor ti vieta”, una delle pagine più celebri e intense del repertorio tenorile.

Dal verismo di Giordano si passerà a Ruggero Leoncavallo, con l’Intermezzo da “I Pagliacci”, pagina che, collocata tra il primo e il secondo atto, assume una precisa funzione drammaturgica: è un ponte emotivo che prepara il pubblico all’esplosione tragica della seconda parte dell’opera.

E sarà ancora Costanzo a vestire idealmente i panni di Canio in “Vesti la giubba”, una delle arie-simbolo del teatro musicale italiano. Un omaggio che assume un significato particolare proprio nella città legata alla memoria di Caruso, la cui storica incisione del 1902 di questa pagina viene ricordata come il primo disco al mondo a superare il milione di copie vendute.

La vocalità di Costanzo, scura e corposa nel registro medio-grave, ma capace di slanci luminosi e sicuri verso l’acuto, si presta in modo naturale alla drammaticità del personaggio: dalla confessione del recitativo all’esplosione del dolore, fino alla disperazione dell’uomo costretto a recitare mentre la propria vita sta andando in frantumi.

Puccini, tra abbandono, morte e redenzione

Il Gala entrerà quindi nell’universo sonoro di Giacomo Puccini, con l’Intermezzo di “Suor Angelica”, pagina in cui l’orchestra diventa protagonista di una tavolozza timbrica fatta di trasparenze, ombre, bagliori e tensioni interiori.

Seguirà “La Tregenda” da “Le Villi”, seconda parte dell’intermezzo della prima opera di Puccini, una pagina sinfonica attraversata da inquietudine e stupore, nella quale l’invenzione musicale sembra progressivamente trascinare ogni elemento esterno dentro un vortice emotivo.

Costanzo tornerà quindi al personaggio di Roberto con “Torna ai felici dì”, aria del secondo atto di “Le Villi” dominata dal rimorso, dalla colpa e dalla nostalgia per un amore perduto.

Il viaggio proseguirà con “E lucevan le stelle”, l’addio alla vita di Mario Cavaradossi in “Tosca”. Una pagina in cui il ricordo dell’amore e l’imminenza della morte si fondono in una confessione intima, sospesa sul celebre fraseggio nostalgico del clarinetto.

Il momento più atteso: “Nessun dorma!”

Ma sarà probabilmente “Nessun dorma!” il momento destinato a concentrare maggiormente l’attesa del pubblico.

Costanzo interpreterà Calaf, personaggio appena affrontato al Summer Opera Festival di Varna, portando a Piedimonte Matese una delle pagine più celebri e impegnative del repertorio pucciniano.

Qui la partitura esplode in una dimensione sonora imponente, tra impasti orchestrali metallici e improvvise aperture luminose. È il terreno ideale per una vocalità capace di unire potenza, slancio e ardimento, fino alla celebre ascesa conclusiva che trasforma la sicurezza del principe in una promessa destinata a travolgere la gelida Turandot e, insieme, l’intero pubblico.

Un concorso che parte dalla memoria per guardare al futuro

«Sono sicuro che questo concorso avrà lunga durata», ha dichiarato Jacopo Sipari di Pescasseroli, ringraziando Costanzo e Moretti per l’invito a dirigere la serata finale e sottolineando il proprio legame con l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. «Ci sono tutte le premesse per costruire un solido futuro e promuovere la tradizione interculturale e le radici che hanno già reso grande la terra di Napoli».

È forse proprio questa la cifra più interessante dell’iniziativa: non limitarsi a celebrare un mito, ma utilizzare quel mito come punto di partenza.

Caruso appartiene alla storia del canto, ma la sua vicenda continua a interrogare il presente. La sua voce, consegnata alla memoria attraverso le prime incisioni discografiche, oggi diventa simbolicamente un invito rivolto a una nuova generazione di interpreti.

A Piedimonte Matese, dunque, le “radici della voce” non sono soltanto quelle di un grande tenore del passato. Sono quelle di una tradizione che prova a rinnovarsi, mettendo in dialogo giovani artisti provenienti da Paesi e culture diverse, grandi istituzioni musicali e una terra che ha scelto di trasformare la memoria in progettualità.

E così, mentre il concorso incorona i suoi primi vincitori e il Gala riporta in piazza le grandi pagine del melodramma italiano, la voce di Caruso torna idealmente a risuonare nel luogo da cui, prima ancora di diventare leggenda, ebbe origine la sua storia.

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