23 Ottobre 2026, venerdì
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Lavitola: «L’attentato a Ranucci fu una scelta solo mia». Ora punta al Riesame

Dopo quasi tre ore di colloquio a Rebibbia, l’avvocato Arturo Cola riferisce le parole dell’imprenditore, che si assume la responsabilità dell’iniziativa e si dice pentito per aver coinvolto persone a lui vicine. Il legale prepara nuove dichiarazioni in vista dell’udienza di Riesame, attesa nella settimana del 24 agosto.

«L’attentato è stata una scelta solo mia». È questo il punto centrale delle dichiarazioni che Valter Lavitola avrebbe affidato al suo difensore, l’avvocato Arturo Cola, al termine di un lungo colloquio nel carcere romano di Rebibbia. Quasi tre ore durante le quali l’imprenditore, reo confesso di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avrebbe ripercorso anche il rapporto con le persone che, a suo dire, sono state trascinate nelle conseguenze della sua decisione.

A riferire le parole di Lavitola è stato lo stesso legale, spiegando che il suo assistito attraversa una fase psicologica particolarmente complessa. Il peso maggiore, secondo Cola, sarebbe legato alla consapevolezza di aver provocato «guai» a persone alle quali è profondamente legato: «un figlio», con riferimento a Gomes, e «un fratello», riferendosi a Ranucci.

Una distinzione che, nella strategia difensiva, assume un significato preciso: Lavitola intende ribadire che l’iniziativa sarebbe maturata autonomamente e che la responsabilità della scelta di colpire il giornalista non dovrebbe essere attribuita ad altri.

La linea della difesa: nessun accordo preventivo

Il tema della responsabilità individuale sarà uno dei punti sui quali la difesa potrebbe tornare a soffermarsi davanti al Tribunale del Riesame. Cola ha infatti annunciato di aver presentato ricorso il 15 agosto e che l’udienza dovrebbe tenersi nella settimana del 24 agosto.

Prima di quel passaggio, il legale valuta l’eventualità di integrare quanto già dichiarato da Lavitola. In sede di Riesame, infatti, l’imprenditore potrà rendere dichiarazioni spontanee per chiarire alcuni passaggi, fornire precisazioni e soprattutto offrire quella che la difesa definisce una «interpretazione autentica» delle precedenti dichiarazioni.

I due aspetti ritenuti più delicati riguardano le modalità con cui sarebbe stato eseguito l’attentato e il movente. È su questi elementi che la difesa intende concentrare l’attenzione, nel tentativo di definire con maggiore precisione il quadro della vicenda.

Cola contesta inoltre la necessità della permanenza di Lavitola in carcere: secondo il difensore, allo stato degli atti non vi sarebbero elementi sufficienti a giustificare la prosecuzione della misura cautelare.

L’incontro del 7 settembre e l’avvertimento a Ranucci

Tra gli elementi sui quali la difesa chiede di fare chiarezza c’è anche un precedente incontro tra Lavitola e Ranucci, avvenuto il 7 settembre.

Secondo quanto riferito dal legale, in quell’occasione Lavitola avrebbe potuto mettere in guardia il giornalista dai rischi legati a possibili attentati, dunque prima dell’episodio del 16 ottobre. Un passaggio che, se confermato e adeguatamente contestualizzato dagli inquirenti, potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione dei rapporti tra i due e nella definizione della dinamica dell’intera vicenda.

La difesa insiste però su un altro punto: durante l’interrogatorio di garanzia, Lavitola avrebbe escluso l’esistenza di un accordo preventivo sull’attentato. «A noi interessano i fatti», ha sottolineato Cola, ribadendo così la linea secondo cui l’iniziativa sarebbe stata riconducibile esclusivamente al suo assistito.

Ranucci: «Diffuso un documento interno strategico di Report»

Sul fronte parallelo della polemica che coinvolge il giornalista e la trasmissione Report, Ranucci ha invece denunciato la diffusione di un documento interno relativo alla produzione del programma.

In un post pubblicato sui social, il giornalista ha definito «grave» la pubblicazione di un documento che, a suo giudizio, contiene informazioni strategiche per la Rai, comprese quelle relative ai costi di una produzione di punta come Report. Ranucci ha annunciato una denuncia e ha chiamato in causa anche il comitato etico dell’azienda, chiedendo di accertare chi abbia fornito al quotidiano Il Tempo la documentazione.

La vicenda si intreccia così con un secondo fronte, distinto ma destinato ad alimentare ulteriormente il dibattito attorno al giornalista e alla trasmissione: da una parte l’inchiesta sull’attentato e le nuove mosse della difesa di Lavitola; dall’altra la controversia sulla diffusione di documenti interni e sulle informazioni pubblicate in merito ai costi e agli stipendi legati a Report.

Il prossimo snodo sarà dunque il Riesame. Sarà in quella sede che la difesa potrà provare a ridefinire, attraverso ulteriori dichiarazioni, i contorni della posizione di Lavitola: dalla responsabilità personale che l’imprenditore rivendica per la scelta dell’attentato, fino al movente e alle modalità esecutive, passando per il rapporto con Ranucci e per il significato dell’incontro del 7 settembre.

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