Roma torna a fare i conti con i fantasmi più oscuri della sua storia. Una minaccia diretta al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è comparsa su un muro di via Portuense, all’altezza del civico 471: “Nordio ti metto dentro una R4”, accompagnata dalla stella a cinque punte e dalla sigla “BR”, inequivocabile richiamo alle Brigate Rosse. Un messaggio che evoca uno dei capitoli più tragici della Repubblica, quello del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro.
L’allusione è esplicita: la Renault 4 rossa in cui, il 9 maggio 1978 in via Caetani, fu ritrovato il corpo dello statista democristiano dopo 55 giorni di prigionia. Un simbolo che, a distanza di decenni, conserva una potenza evocativa inquietante e che rende la minaccia ancora più grave.
Sul caso indagano i carabinieri del comando provinciale di Roma, impegnati nella ricerca degli autori del gesto e nell’analisi di eventuali sistemi di videosorveglianza presenti nell’area. Nel frattempo, è stata innalzata ulteriormente l’attenzione attorno al ministro: la scorta, già al massimo livello di sicurezza, è stata sensibilizzata a un’ulteriore vigilanza, mentre sono stati intensificati i controlli nella zona di via Arenula, sede del dicastero.
La reazione delle istituzioni è stata immediata e compatta. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso “piena solidarietà” al ministro, definendo l’episodio “gravissimo e inaccettabile” e sottolineando come il richiamo agli anni del terrorismo debba essere “condannato senza alcuna ambiguità”.
Sulla stessa linea il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha parlato di un “fatto estremamente grave”: “Chi minaccia un ministro della Repubblica minaccia lo Stato”, ha dichiarato, ribadendo fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine per individuare i responsabili.
Dal mondo politico è arrivata una condanna trasversale. Esponenti della maggioranza hanno parlato di un gesto vile e intollerabile, sottolineando come il Governo non arretrerà di fronte a intimidazioni di questo tipo. Toni altrettanto netti anche dall’opposizione: la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito le minacce “inaccettabili”, mentre Debora Serracchiani ha rimarcato che “la dialettica democratica si fonda sul confronto, mai sulla minaccia”.
Parole di solidarietà sono giunte anche da Forza Italia, con Stefania Craxi che ha denunciato “una vergognosa e inaccettabile intimidazione”, e da Edmondo Cirielli, viceministro agli Esteri, che ha ribadito come “ogni richiamo al terrorismo debba essere respinto con assoluta fermezza”.
L’episodio, oltre a rappresentare un atto intimidatorio nei confronti di un membro del Governo, riapre una riflessione più ampia sul clima politico e sul peso simbolico di certi riferimenti storici. Il richiamo alle Brigate Rosse non è solo una minaccia, ma un segnale che colpisce la memoria collettiva del Paese, richiamando una stagione di violenza che la democrazia italiana ha pagato a caro prezzo.
In attesa che le indagini facciano luce sui responsabili, resta la necessità di una risposta ferma e condivisa: difendere le istituzioni significa anche vigilare affinché certi fantasmi non trovino nuovo spazio nel presente.
