3 Ottobre 2026, sabato
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Grazia, il Quirinale blocca Nordio: il governo forza i limiti costituzionali

Sul caso Roggero il ministro apre un’istruttoria che non gli compete. Mattarella interviene e ristabilisce i confini: la destra tenta di piegare un potere esclusivo del Capo dello Stato

Non è stata una semplice “precisazione”, né un passaggio formale tra istituzioni. Il richiamo del Quirinale al ministro della Giustizia Carlo Nordio ha i contorni di una correzione netta a un’iniziativa che, nei fatti, ha sconfinato oltre i limiti costituzionali.

Al centro c’è la scelta del Guardasigilli di aprire un’istruttoria sulla possibile grazia a Mario Roggero. Un atto che, letto nella sua sostanza politica, ha dato l’impressione di voler anticipare — se non orientare — una decisione che la Costituzione riserva in via esclusiva al Presidente della Repubblica.

È qui che interviene Sergio Mattarella. Convocazione al Quirinale, colloquio riservato, poi una nota ufficiale tanto sobria quanto chirurgica: la concessione della grazia «spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica», come chiarito anche dalla Corte costituzionale (sentenza n. 200 del 2006). Una formula che, dietro la neutralità istituzionale, smonta l’impianto dell’iniziativa ministeriale.

Perché il punto non è solo giuridico. È politico. L’apertura dell’istruttoria non è avvenuta nel vuoto: è stata accompagnata da una pressione esplicita di ampi settori della maggioranza di centrodestra, che da giorni spingono per una soluzione “clemenziale” nel caso Roggero. Una pressione che trasforma un istituto eccezionale in terreno di consenso.

La sequenza dei fatti racconta una dinamica precisa: prima la sentenza definitiva della Cassazione, poi la reazione politica, quindi l’attivazione del ministero. Un cortocircuito che rischia di sovrapporre piani distinti — giudiziario, esecutivo, costituzionale — fino a confonderli.

Il Quirinale interviene esattamente su questo punto. Non entra nel merito del caso, ma segnala una deviazione nel metodo. In altre parole: non è la grazia in sé a essere in discussione, ma il tentativo di politicizzarne il percorso.

E non è un episodio isolato. Il precedente della possibile grazia a Nicole Minetti aveva già mostrato una tendenza analoga: utilizzare strumenti straordinari per rispondere a esigenze di opportunità politica. Il caso Roggero rappresenta un ulteriore passo in quella direzione, con un elemento in più — il coinvolgimento diretto del ministero della Giustizia.

Il caso Roggero
I fatti su cui si innesta lo scontro istituzionale sono noti, ma decisivi per comprendere la portata della vicenda. Il 15 luglio la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour.

Il 28 aprile 2021 tre uomini entrarono nella sua gioielleria armati, minacciando lui e la sua famiglia. Dopo la rapina, però, la dinamica cambia: Roggero insegue i fuggitivi e spara. Due muoiono, uno resta ferito. Uno dei rapinatori, caduto durante la fuga, viene colpito ripetutamente a terra.

È su questo passaggio che i giudici hanno escluso la legittima difesa: il pericolo immediato era cessato. La reazione, secondo le sentenze, si è trasformata in altro.

Ed è proprio questo “altro” che la politica prova oggi a rimettere in discussione, spostando il piano dal diritto alla percezione. Il gioielliere come simbolo, la condanna come ingiustizia, la grazia come risposta. Una costruzione narrativa che trova terreno fertile ma che entra in attrito con i principi costituzionali.

Il richiamo di Mattarella, in questo quadro, non è solo una difesa delle prerogative del Colle. È un intervento su un metodo che rischia di diventare prassi: usare leve istituzionali straordinarie per correggere decisioni giudiziarie quando risultano politicamente scomode.

La linea tracciata dal Quirinale è netta: la grazia non è un atto negoziabile, né uno strumento nelle mani del governo. È un potere separato, con regole precise, proprio per sottrarlo alla pressione della politica.

Il segnale è chiaro e, soprattutto, documentato nei fatti: il governo si è spinto oltre il perimetro. E il Capo dello Stato è intervenuto per riportarlo indietro, prima che lo sconfinamento diventasse precedente.

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