Un’altra notte di guerra su Kiev, segnata dal suono delle sirene e da una sequenza di esplosioni. Un attacco missilistico russo ha colpito la capitale ucraina provocando almeno due morti e cinque feriti, secondo quanto riferito dai servizi di emergenza. Il raid, annunciato dall’allerta dell’aeronautica ucraina per l’arrivo di missili balistici, ha interessato in particolare la zona orientale della città, riaccendendo la tensione su uno dei fronti simbolo del conflitto.
L’impatto più grave si è registrato nel quartiere di Darnytskyi, dove detriti di missili sono precipitati su edifici non residenziali causando vittime. Colpita anche l’area occidentale della capitale: nel distretto di Sviatoshynskyi è stato centrato un magazzino, segno di un’offensiva che ha interessato più punti della città. L’attacco arriva a poche ore dalla visita della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, giunta a Kiev per rafforzare la cooperazione in ambito difensivo tra Unione europea e Ucraina, conferendo al raid un evidente peso politico oltre che militare.
Alla pressione russa ha fatto seguito la risposta di Kiev. Nella notte, droni ucraini hanno colpito la base aerea russa di Engels-2, nell’oblast di Saratov, a circa 600 chilometri dalla linea del fronte. La notizia, rilanciata da canali russi su Telegram, è accompagnata da immagini diffuse sui social che mostrano un vasto incendio all’interno del complesso militare. Testimonianze locali parlano anche di esplosioni e blackout diffusi nella zona.
La base di Engels rappresenta uno snodo strategico per l’aviazione russa: ospita infatti il 184° e il 121° Reggimento di bombardamento pesante, oltre a una flotta di velivoli impiegati negli attacchi a lungo raggio, tra cui i bombardieri Tupolev Tu-95, Tu-22 e Tu-160. Il raid ucraino, se confermato nei suoi effetti, segnerebbe dunque un colpo significativo alla capacità offensiva di Mosca.
Il doppio scambio di attacchi evidenzia una nuova fase di intensificazione del conflitto, in cui entrambe le parti dimostrano la capacità di colpire in profondità, ampliando il raggio delle operazioni militari e aumentando i rischi di un’ulteriore escalation.
